Vi porto i saluti della Giunta Regionale e del Presidente Claudio Martini a questa terza edizione del Meeting dedicato alle inquietudini della modernità che rappresenta sicuramente un momento importante di grande valore scientifico e di alto profilo culturale per la quantità e qualità dei contributi che si alterneranno in questi cinque giorni di intenso lavoro in cui si proseguirà una riflessione già avviata nelle edizioni precedenti sugli effetti della crisi delle società occidentali e sulle ricadute sociali, culturali ed emotive che queste hanno sulle popolazioni . Sicuramente rispetto all’edizione 2008 le condizioni non sono migliorate, anzi, la percezione della portata e delle dimensioni della crisi che stiamo attraversando è notevolmente cresciuta. Si incomincia a percepire che questa non è solo una crisi economico finanziaria e basta, ma questa si intreccia ed interagisce con una crisi ambientale, energetica, sociale, demografica la cui portata epocale crea non solo preoccupazione ed incertezza per il futuro ma una grande senso di inquietudine diffusa.In questo ultimo anno è cresciuta la consapevolezza dell’insostenibilità del nostro modello di sviluppo, di consumo e dei nostri stili di vita, di pari passo è cresciuto il senso di insicurezza e di precarietà che coinvolge e condiziona ormai milioni di vite umane.
Cresce la consapevolezza, a livello di opinione pubblica mondiale, della fragilità del nostro pianeta, che questo modello di sviluppo ci sta portando alla rovina perché con i nostri livelli esasperati di consumo ci stiamo mangiando il capitale naturale biologico accumulato in qualche miliardo di anni di evoluzione della vita.
Le generazioni del nostro tempo stanno consumando a ritmi frenetici il patrimonio naturale della terra con consumi del 40% superiori alla biocapacità del pianeta. Dal 25 settembre, giorno dell’ earth overshoot day. stiamo utilizzando, per soddisfare i nostri bisogni sociali e individuali, risorse naturali che non ci appartengono, stiamo vivendo a credito, attingendo irresponsabilmente alle riserve destinate alle future generazioni a cui stiamo sottraendo sicurezza e futuro.
La sfida che abbiamo davanti è di quelle da far tremare i polsi, c’è da rimettere in discussione modello di sviluppo, di consumo e stili di vita o faremo questo per scelta libera, consapevole e ambientalmente e socialmente responsabile o saremo costretti a farlo sotto la pressione di una sterminata moltitudine di esclusi e di disperati perché questo nostro pianeta è sempre più piccolo, affollato e affamato.La scienza può venirci incontro e darci una mano, il rapporto tra scienza e società e scienziati e cittadini è di fondamentale importanza, può ricondurci verso una nuova cultura, non a caso questa edizione del meeting si interroga sulle acquisizioni sociali delle culture scientifiche, sulla loro dimensione civica, sociale e politica. Già la crisi sta erodendo tenori di vita e rimette in discussione abitudini, riduce livelli di consumi consolidati, diminuisce tutele pubbliche, vengono meno identità che si pensavano stabilizzate e durature. E’ del tutto inevitabile che l’insicurezza si trasformi in incertezza e ansia per il futuro in paura anche irresponsabilmente alimentata e strumentalizzata per finalità politiche che già stanno avendo effetti sociali e culturali devastanti. In queste condizioni anche i residui legami e reti relazionali sociali tendono ad indebolirsi a frantumarsi e dissolversi in una comunità impaurita che non produce più relazioni solidali ma condizioni esistenziali fatte di solitudini diffuse ed egoismi individuali.Come sempre la crisi pesa di più sulla componente più povera e più debole della società e la paura pesa e influenza ragionamenti e comportamenti sociali e politici, si cerca di esorcizzare la paura attribuendone la responsabilità alla diversità etniche, religiose, razziali, sessuali, nella ricerca di un caprio espiatorio sul quale scaricare le colpe e così facendo si alimenta intolleranza ed egoismi i individuali e si produce un imbarbarimento nelle relazioni umane e sociali. Io sono convinto che non riusciremo ad uscire da questa crisi con azioni e misure ordinarie, con le solite ricette tradizionali, ne tanto meno con piccoli aggiustamenti. Una crisi di queste dimensioni può portarci diritti verso il precipizio e il declino economico e sociale oppure può offrirci l’opportunità per iniziare, fin da subito, a cambiare direzione di marcia incamminandoci con determinazione sulla strada della sostenibilità nel produrre, consumare, nel vivere, nell’abitare; una strada che passa attraverso una progressiva azione di riconversione e riqualificazione del nostro modello di sviluppo e del nostro sistema produttivo che implica un cambiamento profondo del modello attuale dei consumi e, di conseguenza, dei nostri stili di vita e comportamenti individuali e sociali. Nella nostra società contemporanea la scienza e la tecnologia ha un peso sempre maggiore in tutti gli aspetti della vita quotidiana delle donne e degli uomini ed ha in se anche una drammatica potenzialità distruttiva Non basterà la semplice seppur necessaria innovazione tecnologica a salvarci dall’imbarbarimento e dal declino per poter continuare un cammino di civiltà c’è bisogno di un nuovo umanesimo, c’è bisogno di dare la giusta considerazione ed importanza alle scienze umanistiche e sociali perché c’è bisogno di costruire una nuova cultura di un nuovo sistema di valori condivisi in grado di reggere l’urto delle grande trasformazioni necessarie ed inevitabili. La scienza deve trovare il tempo per la cultura, lo scienziato contemporaneo, lacerato tra esigenze ed imperativi opposti e talora contraddittori che chiamano in causa al di là dello scienziato, il cittadino e, soprattutto, l’uomo. L’ottimismo della volontà e la speranza può vincere la paura, la speranza non come attesa messianica ma come azione, impegno concreto, la forza delle idee per dare forma e sostanza ad un’idea di società democratica civile e solidale.