BILANCIO DI UNA BREVE ESPERIENZA DI GOVERNO NELLA GIUNTA REGIONALE TOSCANA

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di Eugenio Baronti Assessore Regione Toscana

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1-PREFAZIONE

Il primo giorno in cui entrai nel Palazzo regionale, il primo agosto 2007, scrissi una lettera ai/alle compagni/e di Rifondazione dove mi presi l’impegno che ogni anno avrei fornito tutti gli elementi conoscitivi per sottoporre a verifica e alla  valutazione di tutti la mia azione di governo e i risultati raggiunti.  Nell’agosto 2008, ad un anno dall’entrata in maggioranza ed in giunta regionale del PRC, feci circolare una mia prima relazione in cui fornivo ai/alle compagni/e soprattutto idee, indirizzi e progetti da mettere in  cantiere. L’ anno trascorso era, allora, un tempo  troppo breve per poter  tracciare un bilancio. Oggi, con questa relazione dettagliata, voglio onorare l’impegno preso e, a poco più di due anni dall’inizio ed a meno di 60 giorni dalla fine della legislatura, cercherò di fornire a tutti un quadro conoscitivo complessivo delle azioni ed iniziative assunte per mettere tutti nella condizione di poter  valutare i risultati, la qualità e i limiti della mia azione dentro il governo della regione Toscana.   Ritengo che una verifica periodica non solo sia necessaria ma rappresenti  un atto dovuto di ogni amministratore che ha il dovere di  rendere sempre conto del proprio operato, sia ai cittadini amministrati, sia  al partito che lo ha investito di tale impegnativa responsabilità riponendo in esso la propria fiducia. Non per trovare giustificazione alcuna per eventuali ed inevitabili errori commessi, ma solo per ricordare a tutti  un elemento oggettivo non trascurabile: questa mia esperienza amministrativa è iniziata  a   metà della legislatura, ed è coincisa  con la fase più drammatica della nostra storia come sinistra e come Rifondazione. Due anni in cui è successo davvero l’inimmaginabile:  due sconfitte elettorali che ci hanno cancellato dal parlamento nazionale ed europeo, una scissione pesante, un livello di conflittualità e litigiosità interna che ha assorbito gran parte delle nostre energie e  ci ha distolto dai problemi reali facendoci sprecare del tempo prezioso. Tutto ciò ha inevitabilmente prodotto una perdita di peso, credibilità e autorevolezza politica. Dentro questo quadro e con questi  accadimenti  si è sviluppata questa mia ( e nostra) prima esperienza amministrativa regionale. Ricordo a tutti che, unitamente  alle deleghe alla Ricerca, all’Università, ed al Diritto alla Casa,  mi sono state affidati gli incarichi di:  promozione della ricerca scientifica;  rapporti con l’università e i centri di ricerca; partecipazione ai coordinamenti intersettoriali sulle questioni climatiche ed energetiche; promozione del progetto regionale per l’edilizia abitativa sociale; politiche per l’edilizia residenziale sostenibile; politiche per fronteggiare l’emergenza abitativa e sfratti; politiche per la tutela dei consumatori e degli utenti. ( D.P.G.R. n°118 del 30/7/2007)

 2-LE POLITICHE REGIONALI PER IL DIRITTO ALLA CASA

Obiettivo prioritario: costruire le basi  concrete  per una forte azione di recupero, riqualificazione, e rilancio dell’edilizia residenziale sociale pubblica di fronte ad una emergenza abitativa grave che tende a crescere sospinta dalla precarietà diffusa nel mondo del lavoro e dagli effetti della grande crisi economico, finanziaria e sociale.

Azioni realizzate attraverso l’attivazione di un percorso articolato in diverse interventi ed iniziative amministrative:

  • Sospensione delle vendite ( svendite) delle case popolari con delibera del C.R. n.43 del 27 maggio 2008. “determinazioni per la sospensione dei Piani di vendita e relativa soluzione”;

  • Ricostruzione di un quadro conoscitivo complessivo del patrimonio esistente  con azioni di recupero di alloggi che, nel corso degli anni e in assenza di controlli, avevano cambiato di destinazione d’uso o erano stati sfilati impropriamente dal patrimonio pubblico;

  • Rendicontazione sullo stato di attuazione del Piano vendita del 1994 che prevedeva l’alienazione di 36.318 alloggi popolari. (al 16/6/2009 risultano ceduti 12.128 alloggi; circa altri 1900 sono nella condizione di essere ceduti in quanto in presenza di un diritto acquisito per un accordo tra le parti già avvenuto)

  • Quantificazione delle risorse  finanziarie disponibili derivanti dalle vendite, che in assenza di una rendicontazione, sono rimaste   immobilizzate per  anni;

  • Riprogrammazione delle risorse disponibili  sbloccate  per un ammontare, ad oggi, di oltre 200 milioni di euro, già a disposizione delle 11 diverse LODE in cui si articola la gestione dell’attuale sistema. Queste  risorse,  in larghissima parte risalgono agli anni antecedenti il  2003  e sono state riprogrammate negli ultimi due anni, le ultime sono di questi giorni.

  • Anticipazione dei 31,5 milioni di euro del vecchio Piano casa del governo Prodi, fortemente ridimensionato dal governo Berlusconi da 550 milioni a 200 ml. su scala nazionale ma con una copertura finanziaria reale di soli 77 ml. per tutta Italia. Quasi tutti gli interventi previsti in Toscana sono partiti entro il 4 agosto scorso. La copertura finanziaria di questi progetti sarà quasi totalmente a carico della Regione.

  • Ricognizione del sistema complessivo regionale attraverso sopralluoghi in tutte le 11 LODE con incontri diretti con tutte le società di gestione per verificare lo stato di attuazione di vecchi e nuovi interventi, la verifica dello stato di avanzamento lavori nei cantieri aperti e le ragioni e le problematiche dei cantieri fermi che sono 35 su 111, pari al 31% che, significa 673 alloggi fermi su di un totale di 1894: il 35,5%.

       ·        Nuova modalità di svolgimento delle gare di appalto: una apposita commissione tecnica sta lavorando per fornire a tutti i gestori entro gennaio prossimo, uno schema tipo di gara e di capitolato di appalto e una griglia di standard qualitativi da rispettare, sia nella realizzazione dell’edificio, sia nell’utilizzo di tecniche costruttive, di tecnologie e materiali ecocompatibili per una gestione del cantiere in sicurezza,  meno impattante ed ecosostenibile in modo da scoraggiare con forza l’aggiudicazione con sistema dell’offerta al massimo ribasso, che rappresenta sicuramente una delle cause maggiori della scarsa qualità degli interventi realizzati, del numero elevato di cantieri fermi e dei lunghi contenziosi legali che ne derivano. Stiamo lavorando per un sistema in cui, si procederà di regola all’affidamento attraverso il sistema dell’offerta economicamente più vantaggiosa legata a standard di qualità non solo del progetto edilizio ma anche della gestione ecologica e in sicurezza del cantiere utilizzando al massimo tutte le opportunità offerte dalla Legge Regionale n.38 la nuova disciplina in materia di appalti pubblici.  

Le misure straordinarie urgenti e sperimentali

Deliberazione C.R. n. 43 del 29 luglio 2009.

Un intervento di 143 milioni di euro come anticipazione e accompagnamento dell’iter autorizzativi della proposta di Legge che ne anticipa contenuti, criteri, procedure, indirizzi.  

Un  intervento che si articola in cinque misure:

Misura A : 25 milioni di euro per il ripristino funzionale, il recupero e la riqualificazione del patrimonio edilizio pubblico, cioè di tutti gli alloggi popolari non assegnati e non assegnabili perché in stato di degrado. Sono 693 alloggi a livello regionale.

Misura B: 50 milioni di euro per lo sviluppo e qualificazione dell’Edilizia Residenziale Sociale pubblica in locazione a canone sociale e a canone sostenibile attraverso il recupero riqualificazione di aree dimesse e l’acquisto di alloggi già immediatamente disponibili.

Misura C: 50 milioni di euro di contributi  per la realizzazione di alloggi di Edilizia Residenziale Sociale con vincolo alla locazione per 15-20-25 anni a canone sostenibile che non può superare  il 3,2% del valore dell’ alloggio. Fattore, questo, di assoluta novità che comporta canoni estremamente più bassi (270-370 euro mese) rispetto al sistema attuale che prevede un abbattimento del 25% del canone massimo stabilito nei patti territoriali (550/650 euro mese).

Misura D: 5 milioni di euro per la concessione di agevolazioni per favorire l’insediamento e il recupero della funzione residenziale e la riqualificazione urbana dei vecchi borghi periferici. Contributi a favore di giovani coppie per acquisto e recupero di unità edilizie dismesse e degradate da destinare alla prima casa ed eventuale erogazione di garanzie per l’acquisto delle stesse.

Misura E: 13 milioni di euro per realizzare progetti pilota e sperimentali nel campo della bioarchitettura e bio-edilizia;  per  strutture alloggiative plurifamiliari di natura temporanea per far fronte alla prima emergenza. Con questa misura si cerca di promuovere una cultura dell’abitare fondata su di un modo nuovo di costruire attraverso l’utilizzo di materiali ecologici, tecnologie dolci e non energivore, impiantistica per il risparmio energetico e per la produzione di energie da fonti rinnovabili, con una progettualità attenta e curata nel prevedere e nell’organizzare  spazi e servizi comuni, per favorire le relazioni umane e sociali, lo scambio gratuito e mutualistico di servizi, la qualità della vita e dell’abitare per riportare a misura d’uomo ciò che all’uomo è destinato. 

Elemento di forte innovazione e accelerazione verso l’ecosostenibilità dell’abitare è che  tutti gli interventi finanziati con queste misure straordinarie dovranno prevedere un livello di prestazione energetica superiore del 30% rispetto al quadro normativo nazionale vigente, a tal scopo, riconosciamo un più 15% di extracosti aggiuntivi. 

Stato di attuazione: la misura A è scaduta il 30 settembre ed è in fase di attuazione con cantieri in fase di avvio, i bandi delle misure B e C sono già stati pubblicati e scadranno il 4 febbraio 2010, entro gennaio usciranno anche i bandi per  le altre due misure.

 Questo percorso, complessivamente, ci ha permesso di mettere in campo una quantità di risorse imponenti che non ha eguali in nessuna Regione d’Italia. Il governo Berlusconi aveva promesso un Piano casa di 350 milioni di cui 200 ml. avrebbero dovuto coprire parzialmente il vecchio Piano casa del governo Prodi, ad oggi dopo infiniti rinvii sono stati realmente finanziati la miseria di 77 milioni di euro a livello nazionale. In Toscana invece sono stati riprogrammati, in meno di due anni 200 milioni di euro, più 31,5 milioni di anticipazione del Piano Prodi, (sono partiti realmente progetti per una ventina di milioni) più 143 ml. delle misure straordinarie per un totale complessivo di oltre 360 milioni di euro per la sola regione Toscana. Questo significa: 

  • intervenire su 10.294 alloggi con lavori di straordinaria manutenzione e riqualificazione migliorando la qualità della vita e dell’abitare delle famiglie;

  • il recupero di tutti gli alloggi popolari vuoti in stato di degrado;

  • la realizzazione di circa 3000 nuovi alloggi prioritariamente da riqualificazione e recupero;

  • L’apertura di migliaia di cantieri sparsi per tutta la Regione, un contributo significativo alla grave crisi del settore edilizio e a tutte quelle diverse attività artigianali interessate  nelle ristrutturazioni e riqualificazioni di edilizia residenziale.

La proposta di Legge “ Norme sull’edilizia residenziale sociale”:

rappresenta la tappa decisiva  di questo percorso di rilancio e riqualificazione dell’edilizia sociale  e pubblica; una ambiziosa scommessa per costruire un sistema unitario e articolato, prevedendo forme incisive di integrazione tra politiche abitative, politiche sociali e politiche di riqualificazione urbana  per la prevenzione della povertà e la riabilitazione/inclusione sociale, promuovendo  reti relazionali di coesione, integrazione e di sicurezza delle comunità e una nuova cultura dell’abitare.

Una breve considerazione politica in merito alla Legge

C’è un bisogno estremo ed urgente di una nuova legge. L’attuale sistema di gestione dell’edilizia residenziale pubblica, non è nelle condizioni di dare una risposta adeguata ed  efficace ad un  crescente disagio abitativo che rischia di trascinarci dentro una emergenza drammatica con livelli di esasperazione e disperazione sociale tali da scatenare conflitti non governabili e guerre tra poveri. Il sistema è inefficiente, inefficace, non è nella condizione di spendere, in tempi ragionevoli, consistenti risorse finanziarie disponibili  accumulate negli anni. I tempi di risposta del sistema sono  esageratamente lunghi e non più tollerabili, i livelli di investimento nelle manutenzioni ordinarie per tenere in efficienza il patrimonio sono insufficienti, in certi casi irrisori, mancano sistemi rigorosi di controlli, c’è un lassismo e una indifferenza diffusa, iniquità, disparità di trattamento e fenomeni diffusi di degrado sociale. C’è urgente bisogno di dotarci di nuovi strumenti e di nuove regole più efficaci.

La finalità della legge è quella di assicurare il diritto ad un alloggio adeguato ad ogni cittadino che vive, studia o lavora in Toscana, concorrere con le politiche abitative pubbliche allo sviluppo sostenibile dei diversi territori in via prioritaria attraverso la riqualificazione e il recupero del patrimonio edilizio esistente, delle aree urbane dismesse o degradate recuperando la funzione residenziale dei centri storici e la conservazione della loro identità per rivitalizzarli e invertire la tendenza all’ espulsione dei residenti nelle periferie urbane che ha trasformato, soprattutto le città d’arte, in città vetrina e museo e le nostre periferie in dormitori. La Legge promuove e favorisce l’utilizzo di tecniche costruttive ecologiche innovative e sperimentali volte a perseguire obiettivi di ecoefficienza energetica e il ricorso generalizzato alle energie rinnovabili; promuove una nuova cultura dell’abitare attraverso la realizzazione di progetti integrati innovativi di coesione e integrazione con esperienze di autocostruzione e autorecupero e la realizzazione di progetti pilota di soluzioni condominiali solidali e di cohousing per favorire le relazioni umane, la mutualità, lo scambio solidale e gratuito di tempo e servizi tra gli abitanti di uno stesso condominio. Una sfida moderna e necessaria che può, non solo sconfiggere la solitudine e migliorare la qualità della vita delle persone, ma produrre risparmi consistenti nell’opera di sostegno e di assistenza sociale alle famiglie bisognose e agli anziani.

Questa Legge è oggetto di critiche trasversali, spesso corporative, a difesa e  conservazione dell’esistente; sono state avanzate anche critiche condivisibili ma quello che è prevalso è stata una campagna diffamatoria e strumentale, alimentata soprattutto da assegnatari inferociti per la sospensione delle vendite che si sono visti negare la possibilità (diritto???) di acquistare una casa al prezzo di una utilitaria quasi sempre sotto i 20mila euro ma ultimamente anche sotto i 10mila. Poiché difficilmente in pubblico si ha il coraggio di sostenere apertamente il presunto diritto ad acquistare una casa costruita con i soldi pubblici a prezzi irrisori, allora  sono stati utilizzati argomenti completamente infondati per creare un clima di ostilità prevenuta nei confronti della Legge con l’obiettivo di bloccarla. E’ completamente mancata una azione politica per ristabilire la correttezza del confronto e per affermare una nuova cultura dell’abitare in una casa popolare, è prevalsa la difesa di interessi particolari e corporativi,  la giustificazione sempre e comunque di ogni situazione consolidata negli anni, anche la più iniqua; questa cultura conservatrice e corporativa ha sicuramente contribuito alla marginalizzazione dell’edilizia pubblica, al suo lento declino e al suo degrado, il tutto a discapito delle migliaia di famiglie che sono fuori dal sistema ed  a cui è negato il diritto ad un alloggio dignitoso. Non voglio entrare qui nel merito delle polemiche, ormai conosciute, che mi hanno portato ad assumere posizioni fortemente critiche nei confronti del partito su questa materia, voglio solo dire che se dopo più di 5 anni di discussione, dopo che tutti hanno affermato che una nuova legge è necessaria ed urgente per adeguare il quadro normativo ai profondi mutamenti sociali che sono intervenuti soprattutto in questo ultimo decennio; di fronte ad un sistema che ha impiegato 6 anni per riprogrammare più di 200 milioni di euro mentre il patrimonio pubblico andava in rovina; di fronte ad una crescita di  bisogni sociali impellenti, l’unica risposta che la politica riesce a  dare è quella di un nuovo rinvio alla prossima legislatura, allora non possiamo più stupirci della  caduta verticale di credibilità della politica, del  distacco sempre più grande dei cittadini nei confronti delle istituzioni e dell’incapacità di cambiare qualcosa in questo paese ormai fermo e ripiegato su se stesso in pieno declino culturale, politico, economico e sociale.

Il Fondo e L’Osservatorio Regionale per la casa  

E’ bene sapere che se questa Legge verrà approvata entro la fine della legislatura il percorso descritto potrà proseguire consegnando alla prossima amministrazione una Legge che istituisce due strumenti essenziali per proseguire il cammino di rilancio dell’edilizia sociale pubblica: il fondo regionale e l’Osservatorio regionale casa. Il fondo sarà dotato di 230 milioni di euro incrementabili, da qui al 2019, di altri 180 milioni circa che permetteranno di programmare finalmente un Piano casa regionale della durata dell’intera  prossima legislatura che integrato con tutte le misure già intraprese, ci permetterà di fare un bel passo in avanti nel superare l’emergenza abitativa. L’altro strumento  determinante per il recupero di efficacia, efficienza ed equità del sistema è l’Osservatorio Regionale sulla casa , in via di ultimazione ma che verrà istituito formalmente con l’approvazione della PdL in questione. L’osservatorio permetterà di istituire un sistema rigoroso ed efficace di controlli incrociati integrandosi con tutti gli altri osservatori della Regione. Potrà fornire, in tempo reale, un quadro conoscitivo dettagliato, circa i fabbisogni, i ritardi, le inadempienze, le inefficienze, il  patrimonio sfitto, lo stato di manutenzione, la condizione economica degli assegnatari, la perdita dei requisiti, ecc. In sintesi  fornirà tutti i dati per poter  intervenire con risposte tempestive ed efficaci. Se questa Legge non verrà approvata, questo percorso si interromperà e  la prossima legislatura dovrà iniziare di nuovo tutto da capo a ridiscutere un nuovo testo di Legge con il risultato che i 230 milioni del Fondo rimarranno di  nuovo rinchiusi, per anni, nel cassetto con gravi conseguenze per tutti coloro che vivono situazioni di forte disagio sociale e attendono da anni che una casa dignitosa. 

Progetto di ricerca interdisciplinare per ridurre il disagio e il degrado sociale negli insediamenti dell’ E.R.P..

Per troppi anni gli insediamenti di edilizia popolare sono stati  quasi abbandonati a se stessi, considerati spesso terra di nessuno, confinati spesso negli angoli più degradati delle nostre periferie, trasformati in luoghi dormitorio privi di identità e servizi con crescenti e preoccupanti livelli di degrado ambientale,   sociale e di conflittualità diffusa. Entro gennaio prossimo, intrecciando le deleghe conferitemi, i competenti settori  della ricerca e dell’ edilizia sociale, verrà messo a bando un progetto di ricerca interdisciplinare sulle condizioni di disagio nelle strutture insediative dell’edilizia residenziale pubblica (ERP) localizzate in contesti urbani e caratterizzate da forte densità abitativa, degrado, conflittualità, diseguaglianze sociali e difficoltà di accesso ai servizi. Il progetto dovrà individuare, sperimentare e realizzare idonee soluzioni e percorsi di mediazione culturale e di promozione sociale, per ricostruire reti relazionali e ridurre le condizioni di disagio abitative e sociali, anche attraverso proposte di interventi di adeguamento, riorganizzazione, recupero di luoghi e spazi comuni negli insediamenti popolari oggetto dell’intervento.

I progetti dovranno nascere dalla collaborazione scientifica interdisciplinare fra differenti istituzioni universitarie ed organismi di ricerca della Toscana e i  comuni, gli assegnatari degli alloggi ERP, e i soggetti gestori del patrimonio edilizio residenziale pubblico della Toscana per  migliorare le condizioni di residenzialità, la vivibilità sociale delle diverse strutture insediative ERP.  

3-LA SOSTENIBILITA’ NEL VIVERE E NELL’ABITARE: L’EDILIZIA ECOSOSTENIBILE

Progetti ed obiettivi:

Un progetto integrato per l’ecosostenibilità nel vivere e abitare e nella riqualificazione del patrimonio edilizio esistente per non consumare nuovo suolo.

La ricerca di una maggiore armonia tra ambiente naturale e settore delle costruzioni è l’essenza della Edilizia Sostenibile individuata come strumento strategico per uno sviluppo qualitativo del territorio toscano.
L’edilizia nel suo complesso assorbe oltre il 40% dell’energia prodotta ed  è responsabile del 50% delle emissioni in atmosfera. Un paese come l’Italia non potrà essere competitivo fino a che  un suo edificio consuma in, media, il triplo di energia di quella che consuma un edificio  in Germania.  In questa differenza c’è una quantità immensa di energia disponibile sprecata e una quantità di emissioni in atmosfera che obbligherà il nostro paese a pagare un prezzo altissimo per il non raggiungimento degli obiettivi stabiliti dal protocollo di Kyoto. 

–Abitare Mediterraneo: un progetto per una via toscana all’edilizia ecosostenibile nel Mediterraneo

Per non essere più costretti a limitarci a  trasferire competenze, tecniche, impiantistica e materiali costruttivi dal nord Europa, pensate in un ambito climatico, storico e culturale completamente diverso da quello nostro mediterraneo.

Il progetto “ Abitare Mediterraneo” per la ricerca e la realizzazione dell’edificio e della casa ecosostenibile del futuro, pensata e progettata nell’ambito storico, culturale e climatico del bacino mediterraneo. Per raggiungere questo obiettivo vogliamo creare un ambiente multidisciplinare in cui si integrano e interagiscono diversi soggetti e varie discipline, professionalità e competenze.     

OBIETTIVI a cui stiamo lavorando in queste settimane: 

  • Un Centro di Competenza Tecnologica interdisciplinare secondo un modello a rete di livello regionale per lo studio, la ricerca, il trasferimento tecnologico, l’innovazione  e la realizzazione di buone pratiche per la  sostenibilità ambientale, energetica e la qualità e vivibilità dell’abitare, per progetti  che permettono il corretto rapporto con il suolo, l’acqua e il verde, l’inserimento nel contesto urbano, la creazione di luoghi e spazi comuni per ricostruire comunità e per favorire la vivibilità e le relazioni sociali ed umane oltre all’analisi degli aspetti storici, insediativi e tipologici del sito

  • la qualità strutturale dell’edificio, l’ecoefficenza energetica, le tecniche costruttive, le tecnologie impiantistiche, le tipologie dei materiali utilizzati.

  • Un sito Web regionale come strumento della RETE del  Centro di competenza per il collegamento tra i diversi soggetti, lo scambio di conoscenze ed esperienze, per valorizzare le buone pratiche già realizzate illustrando  le caratteristiche tecniche, i tempi e i costi realizzativi, i risultati ottenuti in termini di risparmio e di consumi. Un sito con due livelli di accesso uno aperto informativo, divulgativo, promozionale per il largo pubblico e uno riservato per tutti  i soggetti interessati e coinvolti direttamente , anche come Forum di discussione e confronto.

  • Un marchio “ ABITARE MEDITTERANEO”  protetto e tutelato attraverso un logo “efficace” che dovrà diventare il marchio visibile e riconoscibile su  ogni costruzione che rispetti criteri, caratteristiche, prestazioni  di ecoefficenza e di vivibilità stabilite.

Progetto: “Bonifica dei tetti in eternit e Pannelli fotovoltaici sui tetti delle case popolari”

Stanziati 350mila euro con il decreto n° 1572 del 02/04/2009 per finanziare l’azione di ricognizione ed individuare gli edifici sui quali installare impianti fotovoltaici. Operazione a costo zero per i gestori attraverso il ricorso al “conto energia fotovoltaico”

Un progetto che ha permesso, e permetterà ulteriormente,  di rimuovere e bonificare tetti in eternit sostituendoli con tetti integrati fotovoltaici per trasformare le case popolari in produttori di energia elettrica. La risposta è stata soddisfacente anche se molti comuni e gestori  non hanno colto questa grande opportunità. Sono stati presentati  circa 130 progetti, per complessivi 60mila mq di pannelli fotovoltaici che a regime  potranno produrre circa 5,5 milioni di kilowattora annue con un risparmio di ben 3500 tonnellate di anidride carbonica e la realizzazione di un utile dalla vendita in rete di energia di circa 9 milioni di euro in 20 anni che anticipati da un istituto di credito permettono di finanziare per intero un intervento. Una quindicina di progetti sono già stati realizzati e sono già in funzione.  

Progetto recupero di edifici abbandonati di proprietà della Regione in loc. Campanara nell’alta Valle del Senio 

Si tratta di un progetto pilota e sperimentale per promuovere il ripristino del presidio umano in alta montagna come condizione per prevenire e contrastare l’abbandono, il dissesto idrogeologico e favorire la manutenzione e il recupero della montagna, ricreando le condizioni per una micro economia di sussistenza locale legata alle attività agrosilvopastorali, artigianali e a forme di turismo sostenibile, educativo e formativo. Il progetto prevede il recupero del patrimonio edilizio esistente abbandonato e in alcuni casi occupato, attraverso un’azione di autorecupero e autocostruzione da parte di soggetti selezionati attraverso la procedura di un bando pubblico  che si rendono disponibili a fare una scelta di vita abitando stabilmente i luoghi e svolgere attività economiche compatibili con la zona   montana. Il progetto è già definito da più di un anno ed è pronta anche la bozza di delibera con un contributo regionale complessivo  previsto di  700mila euro. Il progetto  sta incontrando resistenze e difficoltà da parte dell’Amministrazione comunale di Palazzuolo  che ha richiesto la riapertura del confronto prima di procedere al bando pubblico. Attualmente siamo in fase di trattativa con la nuova Amministrazione che si è insediata recentemente.

Progetto recupero struttura ex  ospedale LUZZI

La struttura, abbandonata da anni, è stata occupata nel 2006 da diverse centinaia di famiglie in prevalenza straniere. E’ stata una delle prime emergenze abitative  in cui sono stato coinvolto già dai primi giorni di questa mia esperienza amministrativa. Fui chiamato a svolgere un ruolo di mediazione tra i diversi soggetti istituzionali interessati,  il Movimento di Lotta per la Casa e gli occupanti. Nell’agosto  2007, mentre si profilava l’ipotesi di uno sgombero, come  Regione Toscana, assumemmo l’iniziativa di un tavolo istituzionale per individuare soluzioni ed evitare un inutile quanto pericoloso ricorso alla forza. Fu trovata una mediazione ed un  percorso condiviso; da una parte, il Movimento di Lotta per la Casa si impegnò per una progressiva azione di  riduzione delle presenze. In quel momento l’occupazione del Luzzi era considerata la più grande a livello nazionale, con circa quattrocento occupanti dei quali un centinaio di bambini.  Dal canto suo, l’Assessorato alle Politiche sociali della Regione, si impegnò per attivare  un percorso  di presa in carico per l’ integrazione abitativa di una settantina di persone, mentre al sottoscritto, come Assessore alla casa, spettava il compito di costituire un tavolo interistituzionale, con la presenza del mondo associativo, per l’individuazione di un possibile utilizzo “pubblico e sociale” del complesso del Luzzi. Questo tavolo è stato attivato coinvolgendo anche l’Università di Firenze e la Fondazione Michelucci che, grazie ad un bando regionale, ha svolto un lavoro di ricerca e di elaborazione di un documento in cui sono state raccolte idee e proposte e i primi orientamenti per il recupero sociale, architettonico e ambientale dell’ex ospedale Luzzi. Un documento sul quale doveva essere attivato un processo democratico, partecipativo e decisionale, coinvolgendo tutti i soggetti sociali ed istituzionali e le comunità interessate, utilizzando la Legge regionale sulla partecipazione. Non è stato possibile attivarlo per la dura contrarietà del Sindaco di Sesto che ha sempre sostenuto la soluzione più facile, quella dello sgombero e della vendita della struttura. E’ mancata completamente una campagna politica culturale per contrastare la soluzione speculativa e per costruire consenso su di un’ipotesi alternativa. Io e l’Assessore  Salvadori, abbiamo lavorato in questi due anni per evitare il ricorso alla violenza nella gestione di un luogo simbolico del disagio e dell’emergenza abitativa fiorentina. Di fronte a questo caso ci sarebbe stato bisogno di uno sguardo diverso, di  uno sforzo di immaginazione e di una maggiore sensibilità e responsabilità sociale. Il Luzzi non è un semplice oggetto edilizio o peggio,  una semplice potenzialità immobiliare e speculativa. E’ anche  una comunità di persone che aspetta una risposta positiva dalle città nelle quali il loro tormentato itinerario di vita le ha condotte. Quando si affrontano questi casi, che sono drammi umani, c’è bisogno di un maggior senso di umanità e comprensione. Il Luzzi è oggi un pezzo di città,  diverso da quello in cui abitiamo, e tuttavia appartenente alla nostra comunità e come società e come istituzioni, abbiamo il dovere di occuparcene con determinazione, e cercare una soluzione ragionevole e condivisa. Bisogna anche cercare di immaginare la loro paura con cui sono costretti a vivere quotidianamente, la paura di essere svegliati  un giorno all’alba, identificati, schedati, cacciati. Dobbiamo anche essere tutti consapevoli  che è una umanità che non può essere cancellata, che non torneranno in Romania o in Albania o in Africa, si disperderanno altrove, con più sofferenza, più rabbia, più rancore.

Ho cercato in tutti i modi di evitare il ricorso alla forza, anche quando questa era considerata legittima e conforme alla legge per ricercare una soluzione positiva, nel dialogo e nel confronto sociale che dovrebbero guidare la vita delle città. Mi sono adoperato per evitare un’altra  forma di violenza istituzionale, la più diffusa e consolidata e la più insidiosa e pericolosa, che è quella di lasciare che il tempo passi, di fare in modo che la situazione si degradi e si risolva da sé tragicamente. Girare la testa dall’altra parte, far finta di non vedere, rinunciare a intervenire positivamente e costruttivamente, significa per le istituzioni e per la collettività diventare corresponsabili di quel degrado e di una possibile tragedia.

Il Luzzi potrebbe  diventare un progetto integrato, un cantiere aperto di sperimentazione per l’ecosostenibilità nell’edilizia, delle fonti di energie rinnovabili,  un centro di educazione e di formazione ambientale e di realizzazione delle buone pratiche, un  punto di riferimento per un distretto di economia locale solidale per l’intera area fiorentina al servizio della consistente rete dei gruppi di acquisto solidali esistenti. Un cantiere operativo e creativo, aperto a contributi nazionali e internazionali, che dimostri al mondo che le istituzioni cittadine sono in grado di gestire il conflitto che si è aperto nel loro territorio, e di saper trasformare una crisi – un grave problema sociale – in una occasione di innovazione e di uno sviluppo qualitativo. Purtroppo una Amministrazione comunale chiusa, quella dei Comuni di Sesto in primo luogo ma a ruota anche quella di Vaglia,  ha ostacolato il dialogo e cavalcato il senso comune dominante prevalente fatto di luoghi comuni, di chiusura mentale, egoismo sociale e intolleranza. 

4-LA RICERCA SCIENTIFICA E L’UNIVERSITA’

Una premessa è doverosa, i poteri della Regione sull’Università sono praticamente zero, è una materia prettamente statale, senza considerare che il diritto allo studio è in capo all’assessorato alla istruzione e lavoro. Come Regione non vogliamo ne possiamo sostituirci allo Stato, siamo contrari a qualsiasi ipotesi di privatizzazione e di regionalizzazione dell’università, nella conferenza nazionale Stato Regioni abbiamo duramente criticato il decreto Gelmini e il disimpegno finanziario del governo nei confronti dell’università e della ricerca. Tuttavia, di fronte all’esplosione di una crisi difficile del sistema universitario toscano, abbiamo tentato di intervenire cercando di portare un aiuto e un sostegno per evitare il collasso finanziario.
Quella del sistema universitario toscano è una crisi che viene da lontano, che  non ha una natura congiunturale e che  sicuramente avrà  effetti condizionanti  rispetto agli scenari futuri e di  prospettiva.
Come Regione non potevamo rimanere indifferenti nei confronti delle difficoltà che l’università oggi attraversa  e non potevamo non porci il problema di cosa fare per contribuire, per quanto possibile, ad affrontare queste difficoltà e difendere e rilanciare questo nostro prezioso patrimonio rappresentato dall’Università e dalla ricerca. 
Stiamo vivendo una fase di grandi e profonde trasformazioni indotte da una crisi senza precedenti, e in questo contesto, l’allargamento dei canali di accesso alla conoscenza, diventa un obiettivo prioritario per chiunque creda che la moltiplicazione e la socializzazione dei saperi sia la strada attraverso cui costruire le condizioni della riconversione e riqualificazione del nostro modello di sviluppo, dei consumi, dei nostri stili di vita, della emancipazione sociale e della democrazia. La prospettiva, verso la quale vogliamo andare   è quella della “società della  conoscenza” che dovrà  garantire percorsi formativi e soddisfare bisogni di  apprendimento permanente, non solo dei giovani ma anche della popolazione adulta, perché questo è l’unico modo  per costruire risposte adeguate e di qualità ai poderosi processi di cambiamento in atto in questa fase storica che stiamo attraversando e che vede l’insieme dell’organizzazione economica, sociale, amministrativa inadeguata a reggere l’urto di questi cambiamenti. Una società evoluta ha il dovere di mobilitare tutte le energie disponibili; naturali, umane e finanziarie,  le sue capacità creative, la sua conoscenza, mettere in gioco e dispiegare tutte le potenzialità di quello che è il suo bene comune più prezioso: l’istruzione, l’Università, la ricerca, la formazione e l’innovazione, per cercare di vincere questa grande sfida. Un paese che non investe le necessarie risorse per perseguire questi obiettivi, un paese che punisce e mortifica i suoi giovani talenti, considerandoli un problema e non una risorsa, è un paese miope che distrugge il  futuro e se stesso.
Obiettivo: rilanciare, potenziare l’impegno e il sostegno nei confronti della  ricerca quale fattore di sviluppo qualitativo non solo tecnologico, ma culturale, sociale e istituzionale, come  risorsa indispensabile per trasferire i suoi risultati in innovazione, in nuovi processi produttivi, per creare nuove opportunità di lavoro
Abbiamo avviato un confronto con il mondo universitario e della ricerca per trovare un quadro istituzionale entro il quale la regione possa legittimamente intervenire senza però trasformarsi in un ufficio pagatore  di attività autonomamente ed insindacabilmente decise e gestite da altri.
Dobbiamo trovare un diverso equilibrio che salvaguardi l’autonomia, ma anche il diritto dei toscani ad avere un’offerta formativa di qualità e Università meglio amministrate e gestite. C’è bisogno di superare l’autoreferenzialità degli atenei e di coinvolgere maggiormente  le rappresentanze del contesto sociale ed istituzionale per costruire un più corretto rapporto fra istituzioni universitarie e istituzioni di governo regionale e locale. Il protocollo d’intesa in discussione in questi giorni va in questa direzione, non rappresenta un’indebita ingerenza politica per limitare l’autonomia delle scelte didattica e della ricerca e nemmeno il cavallo di troia di una futura privatizzazione, vuole  essere semplicemente uno strumento che, tra l’altro, personalmente ritengo,  di dubbia utilità ed efficacia, attraverso il quale costruire un quadro di legittimità per  aiutare e sostenere le università in maniera trasparente senza dover ricorrere ad espedienti tecnici e ad aggiramenti vari dei limiti imposti dal quadro legislativo vigente.
In questi anni abbiamo chiesto con forza alle università più qualità ed attenzione ai bisogni delle comunità regionali, più trasparenza, abbiamo ripetutamente chiesto di non far pagare i costi del risanamento ai più deboli, ai ricercatori precari, che rappresentano una risorsa e una opportunità di rinnovamento e di svecchiamento, abbiamo richiesto di rispettare i contenuti della Carta europea dei ricercatori.
Sono convinto che la qualità di una università dipende anche dalla qualità dei rapporti esistenti al suo interno. Le proteste di questi anni hanno evidenziato  una perdita di dignità del lavoro di tanti, un impoverimento della qualità delle relazioni umane, una riduzione del rapporto di collaborazione fra le varie componenti del corpo docente e gli studenti che svuotano le loro funzioni dell’entusiasmo, della consapevolezza e della passione di contribuire ad un progresso civile e culturale del paese.
C’è sicuramente un futuro per l’università in Toscana, ed è un futuro di grande rilievo, propulsivo e di innovazione, a condizione che l’università colga l’occasione di questa crisi per un sussulto di orgoglio ed un rilancio del proprio ruolo  guardando avanti verso il futuro.

La legge  20 del 2009


“Disposizioni in materia di ricerca e innovazione” approvata il 27 aprile 2009 in fase di attuazione.
Una positiva conclusione di un lungo processo di riflessione e confronto che fu avviato già nella precedente legislatura.
Obiettivo della legge: Fare rete e favorire la crescita del sistema universitario toscano, promuovere e valorizzare la ricerca, la diffusione della conoscenza ed un’efficace azione di trasferimento tecnologico per innovare nella direzione della sostenibilità il nostro sistema produttivo regionale, per promuovere nuove attività imprenditoriali, nuova occupazione nuova ricchezza sociale.
In questa fase di crisi globale la ricerca assume una centralità e un  valore strategico. Per questo mi sono adoperato per incrementare e rendere più efficaci gli investimenti nel campo della ricerca, ridefinire e organizzare il sistema delle relazioni, le forme e procedure della reciproca informazione e consultazione, consolidare i rapporti tra i diversi soggetti di questa rete, per annullare la distanza tra il nostro sistema di imprese e le punte avanzate di eccellenza scientifica e tecnologica, assicurare informazione, supporto e conoscenza al sistema produttivo toscano,  caratterizzato dalla fortissima presenza di piccole imprese oggettivamente in grande difficoltà nell’identificare e realizzare significativi progressi nel campo dell’innovazione anche per mancanza di  conoscenza dei traguardi innovativi raggiunti in tanti settori. Mettere in rete le conoscenze, i traguardi scientifici raggiunti, far incontrare la domanda di innovazione delle imprese  con l’offerta di trasferimento tecnologico dei risultati della ricerca in un sistema dinamico è un passo imprescindibile per raggiungere la cosiddetta. “società della conoscenza”

I PUNTI ESSENZIALI


Un unico atto di indirizzo da parte del Consiglio regionale  dove si definisce il quadro strategico degli obiettivi perseguiti.
Strumenti organizzativi:
• La Conferenza regionale per la ricerca e per l’innovazione  una struttura non  burocratica nè onerosa, rappresentativa di tutti i soggetti della rete regionale per garantire un coordinamento e una consultazione costante, duratura e un coordinamento operativo.
• L’Osservatorio della ricerca e l’innovazione presso l’IRPET, che fornisca un tempestivo quadro informativo degli orientamenti dell’offerta e della domanda di conoscenza e di ricerca.
• Procedure comuni di valutazione : attraverso una generalizzata, imparziale e trasparente valutazione (ex ante, in itinere, ed ex post) dei contenuti scientifici, del carattere innovativo e della replicabilità dei risultati conseguibili e conseguiti, affidata ad esperti esterni alla rete regionale della ricerca, finalizzata alla valorizzazione dei risultati conseguiti ed alla loro diffusione per lo sviluppo economico e sociale, l’incremento e la qualificazione dell’occupazione in Toscana.

Il progetto di un distretto tecnologico toscano dei beni culturali.
Il punto di partenza è stato il progetto di ricerca St@rt, (Scienze e tecnologie per il patrimonio artistico, archeologico e architettonico toscano), nato in seguito all’accordo di programma quadro con i ministeri dell’istruzione e dell’economia, con uno stanziamento di quasi 3 milioni di euro, a fronte di un costo stimato di poco meno di 4 milioni. Il passo che stiamo facendo in questi giorni e quello di creare un vero e proprio distretto toscano dei beni culturali,  un  laboratorio regionale per le tecnologie innovative per diagnostica, monitoraggio, manutenzione,  recupero, conservazione, valorizzazione e fruizione del patrimonio culturale, di cui si è già aggregato il primo nucleo operativo.
La Toscana è terra di un sapere antico che ha contribuito a costruire, nei secoli, paesaggi rurali, borghi e centri storici e che racchiude in sé una quantità di opere d’arte, che fanno delle nostre città una meta obbligata del turismo culturale mondiale. Una così alta concentrazione di patrimonio culturale genera inevitabilmente una forte domanda di innovazione e professionalità multidisciplinari che danno impulso alla ricerca e al trasferimento tecnologico. E’ un patrimonio capace di generare ricchezza e posti di lavoro, un patrimonio sul quale investire, perché è, e sarà sempre più, una risorsa strategica per creare nuovo e più qualificato sviluppo
La vera novità  di questo progetto sta nel far collaborare in maniera integrata soggetti pubblici e privati e tutte le molteplici competenze che operano nel settore in un sistema regionale aperto che contiene mondi, linguaggi, specializzazioni diverse. Una metodologia di lavoro innovativa che nasce come sintesi tra esigenze ed interessi diversi. L’obiettivo è quello di creare un laboratorio a cielo aperto per la promozione della ricerca e di fornire come sistema integrato multidisciplinare  un pacchetto completo di servizi e prestazioni per proporsi come punto di riferimento a livello europeo e internazionale.

I bandi regionali a sostegno della ricerca

 

Proprio come reazione ai consistenti tagli operati dal governo abbiamo promosso ed accelerato l’emanazione di una serie di bandi finanziando direttamente una serie di contratti di ricerca. Oltre 165 contratti (55 l’anno) stipulati già nel corso di questo anno e per il  2010. Sono quasi 11 milioni di euro provenienti dalla nuova programmazione del Fondo sociale europeo 2007-2013, per assegni di ricerca per giovani ricercatori impegnati in progetti nati dalla collaborazione di università, centri di ricerca, imprese pubbliche e private. L’importo dell’assegno è stato quasi triplicato, 50 mila euro lordi, come segnale politico per restituire dignità ed un giusto riconoscimento al lavoro del ricercatore. Altro segnale politico che avevamo pensato era il ricorso a contratti a tempo determinato per la durata del progetto in modo da riconoscere tutti i diritti assicurativi, previdenziali, maternità, malattia ecc. ai giovani ricercatori ma, purtroppo, non per volontà mia, l’autorità di gestione e di controllo del fondo sociale europeo ha decretato  l’inammissibilità delle spese per i contratti a tempo determinato e non abbiamo potuto fare altro che fare un passo indietro  modificando il bando lasciando comunque invariato l’entità della borsa di studio e ricerca.
Abbiamo messo in campo, come Regione, azioni in controtendenza con le scelte del governo che, con il taglio di centinaia di posti per ricercatori, penalizzano pesantemente l’Università, impedendo il ricambio generazionale e  paralizzando la ricerca. Oltre alla solidarietà con la lotta di studenti e ricercatori a difesa dell’università pubblica, abbiamo fatto atti concreti per salvaguardare un patrimonio prezioso che rischia, altrimenti, di andare perduto o di trovare accoglienza in qualche università all’estero. I progetti prevedono diversi ambiti disciplinari: dall’utilizzazione al controllo dell’ambiente, dalla produzione e distribuzione razionale dell’energia, alle tecniche di fabbricazione e lavorazione, dalla ricerca spaziale alle scienze e tecnologie dell’educazione, dalle scienze politiche e sociologiche alle tecnologie per i beni culturali all’architettura per il contenimento dei consumi energetici. Con un altro avviso pubblico per l’utilizzo del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale abbiamo assegnato oltre 19,7 milioni di euro per ricerche realizzate congiuntamente fra imprese, Università ed Enti di ricerca in materia di scienze socio economiche e umanistiche: Scienze e tecnologie dell’educazione, scienze gestionali e dell’organizzazione, scienze politiche, sociologia (incluse sociologia urbana e mutamenti sociali, processi e conflitti sociali) ed attività di studio interdisciplinare in campo sociale, studio delle arti e delle tecnologie per la salvaguardia e la valorizzazione dei beni culturali, storia e critica d’arte (esclusa la “ricerca” artistica intesa come produzione e sperimentazione di produzione artistica), studio dell’architettura e del disegno industriale per il contenimento dei consumi energetici,  esplorazione scientifica dello spazio, ed altre ricerche sull’esplorazione e sull’utilizzazione dello spazio, ingegneria aerospaziale ed aeronautica leggera.
Un 10 % delle risorse disponibili sono state destinate a sostenere la realizzazione di studi di fattibilità per ricerche nelle materie sopra indicate.
Avrete notato che fra le materie per le quali è possibile presentare progetti di ricerca a valere sul Fondo Europeo di Sviluppo Regionale non vi sono né le scienze della vita, le discipline medico-sanitarie, o le scienze ambientali, l’energetica, né le applicazioni più direttamente legate alle tecnologie produttive, e questo perché avvisi analoghi in tali materie sono già stati pubblicati, annunciati, o in corso di predisposizione.
Nel complesso nel periodo 2007-2013 gli aiuti alla ricerca e all’innovazione ammonteranno sul solo FESR a oltre 100 milioni di euro, contro i quasi 39 della nuova programmazione.
Infine abbiamo sperimentato questo anno  un avviso del tutto innovativo per incentivare la preparazione e la predisposizione di proposte in riferimento agli inviti a presentare proposte del Settimo programma quadro di attività comunitarie di ricerca, sviluppo tecnologico e dimostrazione 2007-2013 (FP7), concedendo contributi a copertura delle spese sostenute, 20.000,00 € per la preparazione e la presentazione delle proposte relative al programma “Cooperazione” e 10.000,00 € per la preparazione e la presentazione delle proposte relative ai programmi “Idee e Persone”Abbiamo finanziato, ed è già iniziata l’azione di recupero dati, la realizzazione di un Osservatorio regionale della ricerca e dell’innovazione, affidata  all’Istituto Regionale per la Programmazione Economica della Toscana (IRPET) per fornire il quadro conoscitivo complessivo sulle caratteristiche, le risorse umane, le dotazioni strumentali ed attività dei soggetti che svolgono attività di ricerca, le pubblicazioni, valutazioni e risultati delle attività di ricerca svolte in Toscana, anche attraverso la partecipazione a progetti di cooperazione scientifica nazionali e internazionali; attività di spin off di ricerca e di interazione tra strutture di alta formazione ed imprese; piattaforme tecnologiche e infrastrutture immateriali; caratteristiche, dotazioni e attività dei parchi scientifici e tecnologici e degli incubatori d’impresa; brevetti, marchi e modelli di utilità, conseguiti da attività di ricerca svolta in Toscana; strumenti di incentivazione finanziaria e interventi di partecipazione finanziaria per il sostegno alla ricerca e all’innovazione; tasso di sviluppo ed incremento della ricerca e dell’innovazione tecnologica, ricadute economiche, occupazionali e formative derivanti dall’attuazione dei progetti di ricerca finanziati; elaborazione di indicatori qualitativi e quantitativi dell’innovazione prodotta in Toscana. L’Osservatorio raccoglierà anche tutti i dati relativi alle reali condizioni di lavoro, alle diverse tipologie contrattuali, per avere una situazione aggiornata sui livelli di precarietà diffusi nei diversi atenei e centri di ricerca Toscani.

5-LE POLITICHE DI TUTELA DEI CONSUMATORI UTENTI

 

Dalla tutela all’educazione ad un consumo responsabile e consapevole.
Due anni per consolidare un percorso di rinnovamento culturale che ha cercato di spingere il mondo dell’associazionismo consumeristico oltre i confini tradizionali della loro azione di difesa e di tutela. Lottare per la tracciabilità dei prodotti, per etichette chiare e prezzi trasparenti è importante, difendere il cittadino da truffe, raggiri e abusi è fondamentale, ma visto il nutrito gruppo di associazioni che in Toscana si occupano della difesa dei consumatori (ben 12, radicate sul territorio, riunite in un organismo di coordinamento che è il Centro Tecnico del Consumo), ho voluto chiedere loro qualcosa di più: aggiungere alle azioni ed iniziative di difesa dei diritti violati un elemento strategico come quello   pedagogico educativo. Il consumatore non è un soggetto passivo, può scegliere. E’ protagonista. Se comincia a scegliere con la propria testa in piena autonomia senza lasciarsi condizionare e travolgere dalle onnipresenti e sempre più aggressive  campagne pubblicitarie che inducono comportamenti irresponsabili, può sicuramente incidere e modificare la domanda e di conseguenza l’offerta e condizionare  quei meccanismi di mercato che sembrano grandi, potenti e invincibili. In  questo ultimo anno, abbiamo cercato di attivare  progetti ed azioni di educazione ad un consumo critico, responsabile e consapevole. L’edizione 2009 dell’iniziativa più importante del settore: “La Toscana dei consumatori” che questo anno si è tenuta a Lucca, ha avuto come filo conduttore della tre giorni la sostenibilità, nel produrre, commerciare, consumare, vivere e abitare e si è chiusa, dopo tre giorni di confronto partecipato e aperto, con l’approvazione di un “Manifesto della sostenibilità” per trasformare la Toscana in un laboratorio per la valorizzazione delle buone pratiche e l’educazione ad un consumo eticamente,  socialmente e ambientalmente responsabile per educare  alla sobrietà e a nuovi  stili di vita.
Il Manifesto inizia dichiarando senza mezzi termini l’insostenibilità del  nostro modello di consumo e dei nostri stili di vita.
Infatti, ….le generazioni del nostro tempo stanno consumando a ritmi frenetici il patrimonio naturale della  terra. I nostri attuali stili di vita e di consumo non sono estendibili a tutta l’umanità, destinata sempre più alla miseria ed al sottosviluppo. Stiamo consumando le risorse naturali della terra, sottraendole alle future generazioni. Già oggi i nostri consumi  superano del 40% la biocapacità del pianeta. I  mutamenti climatici dovuti all’azione dell’uomo rischiano di alterare irreversibilmente  le caratteristiche fisiche e biologiche, con conseguenze potenzialmente catastrofiche.
Questo nostro ecosistema ci mette a disposizione  spazi e risorse naturali limitate e  l’uomo ancora non è capace di misurarsi, per pigrizia intellettuale o mancanza di coraggio, con questa grande contraddizione epocale che stiamo attualmente vivendo e continua a  perseguire irresponsabilmente una crescita illimitata dentro uno spazio finito com’è il pianeta terra.
Il  PIL è divenuto l’unico strumento misuratore dello stato di salute dell’economia, in un’ottica di crescita infinita ma, il PIL, non misura la qualità della nostra vita, il nostro benessere, la qualità e delle nostre relazioni sociali ed umane, la nostra felicità, la qualità e dignità del lavoro, i livelli di istruzione, i diritti sociali ed individuali, la qualità dell’aria, del suolo e dell’acqua.
Alla giusta rivendicazione del diritto al futuro che ci viene posta, con comprensibile preoccupazione e angoscia dalle nuove generazioni, dobbiamo saper dare una risposta di speranza, essere all’altezza delle  grandi sfide epocali che questa grave crisi globale ci pone davanti, saper attivare in tempi ragionevoli processi di riqualificazione, riconversione del nostro modello di sviluppo per dargli qualità, sostenibilità, ecoefficienza e creare  nuove opportunità di lavoro e nuova  ricchezza sociale.
Il processo di riqualificazione e  conversione del nostro modello di sviluppo si colloca in un percorso democratico e partecipato orientato alla sostenibilità. Sostenibilità nel progettare, nel produrre, nel commerciare e consumare, tenendo conto di vari profili quali: il bilancio energetico, la mobilità delle merci e delle persone,  la qualità delle relazioni sociali, l’abitare ecosostenibile, la produzione di rifiuti e  la loro gestione.
In questo scenario, la strada “obbligata” sulla quale vogliamo incamminarci presuppone profondi cambiamenti dei nostri stili di vita e dei nostri comportamenti individuali e sociali. Dobbiamo imparare a  vivere e a soddisfare i nostri bisogni, risparmiando energia, ottimizzando l’utilizzo delle risorse, inquinando il meno possibile, riducendo la produzione di rifiuti, ecc.
Sollecitiamo un consumo consapevole e responsabile, per creare, – pur all’interno di un mercato sempre più aggressivo-, una “nuova cittadinanza” dotata di senso critico, capacità e autonomia di scelta, che, attraverso comportamenti consapevoli e coerenti, modifichi e qualifichi la domanda e, di conseguenza, condizioni l’offerta, corresponsabilizzando produttori e  mediatori commerciali.
La sobrietà è il modo con cui declinare  la sostenibilità nel nostro agire quotidiano.
Abbiamo adottato una strategia comunicativa che alla prova dei fatti si è dimostrata efficace, in grado di rompere il muro dell’indifferenza in un’epoca caratterizzata da un eccesso di sollecitazioni, messaggi e informazioni.
Abbiamo scelto di utilizzare la forza dell’esempio virtuoso per suscitare curiosità, attenzione, interesse e promuovere discussione e innescare processi culturali di cambiamento.
In Toscana, si stanno sviluppando molte buone pratiche: centinaia di famiglie si organizzano per acquistare insieme direttamente dal produttore contribuendo così a far rinascere una economia locale, che convive con quella globale, ma se ne differenzia in quanto segue circuiti economici alternativi che valorizzano le risorse territoriali, nel rispetto di principi di equità sociale e sostenibilità. Un’ economia  strutturata su una molteplicità di pratiche, che rinasce dal basso, centrata sulle peculiarità dei territori, che crea  reti relazionali, mette in comunicazione diretta cittadini-consumatori con i produttori locali ed accorcia la filiera produzione-distribuzione-consumo di beni e servizi.
Si estendono pratiche di raccolta differenziata “porta a porta”, buone pratiche di riduzione, recupero e riciclaggio dei rifiuti, si valorizzano le vecchie fonti in alternativa alle acque imbottigliate, si consolidano esperienze di consumo critico, cominciano a diffondersi impianti e nuove tecnologie energetiche da fonti rinnovabili, si perseguono obiettivi di ecoefficienza energetica nella ristrutturazione e nella costruzione di   edifici pubblici e privati.
Questa è la strada giusta che vogliamo percorrere, perchè  cambiamenti di stili di vita e abitudini consolidate a livello di massa sono possibili solo se si riesce a far vivere, a realizzare e  consolidare nei territori esperienze concrete, pratiche virtuose, suscettibili, con la forza dell’esempio, di indicare un modo diverso e responsabile di vivere, di abitare, di produrre, di commerciare e consumare.

Una nuova Legge a difesa e tutela dei consumatori toscani:

La legge N° 9 del 20/02/2008 “Norme in materia di tutela e difesa dei consumatori e degli utenti”
Questa è la terza versione rivista ed aggiornata alla luce dei grandi mutamenti sociali e culturali che sono avvenuti in questi ultimi decenni. La Toscana fu la prima regione italiana a dotarsi di una Legge di tutela e difesa dei consumatori nel  lontano 1985 quando queste tematiche erano ancora pionieristiche e coinvolgevano rarissime avanguardie. Questa nuova Legge valorizza l’autonomia dell’iniziativa dei cittadini e delle loro associazioni che svolgono attività di interesse generale, promuove l’unitarietà e il coordinamento delle diverse azioni, introduce nuovi obiettivi come quelli della valorizzazione del paesaggio e della promozione dei diritti di cittadinanza.
La materia è sicuramente trasversale idonea ad investire più materie e settori diversi e quindi sfugge ad un preciso e rigido inquadramento sistematico, spazia e abbraccia un insieme diversificato di tematiche e materie e si pone come connessione di ambiti amplissimi.

La Rete  NEPIM tra le Regioni europee per la promozione di un consumo responsabile e consapevole

Una rete per dare una dimensione europea all’azione di tutela e di educazione ad un consumo responsabile e consapevole attraverso la diffusione di buone pratiche.
NEPIM è una rete di organizzazioni regionali europee che si occupano di queste tematiche e sono impegnate su questi contenuti. La rete è nata come proseguimento e rilancio di un progetto finanziato dall’Unione Europea attraverso il Programma INTERREG IIIC.
In questo progetto comunitario le organizzazioni hanno condiviso il proprio patrimonio di idee ed esperienze e partendo da questi presupposti, nonché dalla necessità di promuovere a livello locale e sostenere presso tutte le istituzioni l’applicazione della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, le organizzazioni di NEPIM hanno deciso di dare un seguito alla propria esperienza, costituendo formalmente un’associazione europea aperta a tutte le organizzazioni regionali/locali che si occupano di difesa e di promozione dei diritti dei consumatori. Durante il meeting di Trento del 30 settembre 2008 è stato avviato il processo di costituzione di un’associazione internazionale senza fini di lucro, costituitasi legalmente a Bruxelles e di cui il sottoscritto è stato nominato vicepresidente.
La Carta di Barcellona per un consumo sostenibile


Punto di partenza per la costruzione della rete è stata la sottoscrizione della Carta dei Valori da parte dei diversi partners nel maggio 2008 a Barcellona. I soci fondatori sono 11 tra Regioni e associazioni di 7 Stati europei. La Rete è aperta e sta ricercando nuove adesioni a livello europeo  per acquisire maggiore peso politico e autorevolezza per influenzare positivamente le politiche della Commissione europea.
Obiettivi della carta: Promuovere in Europa un consumo socialmente, eticamente ed ambientalmente responsabile e sostenibile, difendere il diritto dei consumatori a scegliere in modo critico e autonomo beni e prodotti del mercato interno, sostenere l’innovazione nel rispetto della tradizione, promuovere le forme di produzione ecologicamente sostenbili ed eticamente responsabili. Mettere in grado i consumatori di fare scelte sostenibili.
Valori e contenuti messi nero su bianco in un documento che è stato  presentato alla Commissaria Ue come una “Carta europea del consumo critico e sostenibile” La Carta e la rete NEPIM è stata presentata al Comitato delle Regioni a Bruxelles il 17 giugno 2009.
Progetto “il costo ambientale e sociale dei consumi”
E’ il nostro progetto strategico a cui stiamo lavorando ormai da un anno, contiene le idee, i valori, i contenuti e le pratiche che vogliamo diffondere a livello territoriale grazie al coinvolgimento e alla partecipazione delle diverse comunità locali in tutte le loro articolazioni. Il progetto è stato presentato attraverso un lungo percorso di confronto che ha coinvolto l’intero universo dei diversi soggetti istituzionali, sindacali  e sociali della Regione, presentato e assunto dal  CRCU (Comitato regionale consumatori utenti),  riconosciuto e  finanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico ai sensi del D.M. 17/11/2008. Un progetto a cui hanno aderito già molte regioni italiane ed a cui, nel prossimo consiglio di amministrazione, previsto per il 19/1/2010, aderirà formalmente anche la rete europea NEPIM, è finalizzato ad innescare un processo virtuoso che coinvolga produzione, distribuzione e consumo.
Gli obiettivi specifici prioritari sono l’orientamento dei consumatori attraverso azioni mirate di educazione al consumo volte a sviluppare consapevolezza sull’importanza del risparmio energetico in generale e, in particolare, incoraggiando il consumo di acqua potabile non imbottigliata; la riduzione dell’uso degli imballaggi, dei rifiuti e l’eco sostenibilità del packaging, attraverso la diffusione dei prodotti alla spina, pannolini per bebè riutilizzabili, la diffusione della raccolta differenziata e del compostaggio domestico; l’incremento del mercato dei prodotti locali di filiera corta, attraverso il sostegno e  la valorizzazione dei Gruppi di Acquisto solidale, la diffusione delle cosiddette farmer’s market e la promozione del latte crudo alla spina e dei prodotti dell’agricoltura biologica ecc. ecc.
Le linee di azione “Il costo ambientale e sociale dei consumi” mirano a costruire un percorso ispirato all’etica dei consumi e delle imprese ed a perseguire con la popolazione, attraverso il mondo della scuola e del lavoro, stili di vita improntati alla sobrietà.

6-LA MIA PARTECIPAZIONE ALLA TASK FORCE REGIONALE ANTICRISI

Fin dal primo momento dell’istituzione della Task force contro la crisi, di cui sono stato nominato componente con delibera n° 1194 del 29/12/2008, ho sostenuto con convinzione la necessità di trovare un giusto equilibrio tra due diversi bisogni ed esigenze:  da una parte, governare l’emergenza con tutte quelle iniziative di sostegno economico finanziario necessarie per estendere la copertura e il sostegno a tutti i lavoratori, alle famiglie e alle imprese, per evitare il precipitare della crisi con effetti socialmente disastrosi e,  dall’altra, non lasciarci completamente assorbire e schiacciare dall’emergenza e cominciare a pensare e a  realizzare  azioni strategiche concrete che possano prefigurare già, qui ed oggi,  la prospettiva futura verso la quale vogliamo andare, avviando processi di riconversione, riqualificazione, innovazione per un’indispensabile opera di  diversificazione produttiva capace di creare nuova imprenditorialità, nuova occupazione e nuova ricchezza sociale. Per attivare questo lungo e difficile processo di transizione, una buona politica pubblica è una condizione necessaria per incrementare una domanda qualificata che sappia facilitare la crescita di un’altrettanta qualificata offerta di prodotti ad alto valore tecnologico e innovativo, favorendo e accelerando  una riqualificazione del sistema produttivo toscano. 
E’ mia profonda convinzione che questa non sia solo una grave crisi economico finanziaria, questa si intreccia e interagisce con un’altrettanto grave crisi sociale, ambientale, climatica, demografica e quindi in questa complessità assoluta ogni semplificazione o sottovalutazione è dannosa e pericolosa. Non si esce da questa crisi  con azioni e misure ordinarie, con le solite ricette tradizionali, ne tanto meno  con piccoli aggiustamenti. Una crisi di queste dimensioni può portarci diritti verso il precipizio e il declino economico e sociale, oppure, può offrirci l’opportunità per iniziare, fin da subito, a cambiare direzione di marcia incamminandoci con determinazione sulla strada della sostenibilità attraverso  una progressiva azione di riconversione e riqualificazione del nostro modello di sviluppo  che implica un cambiamento profondo del modello attuale dei consumi e, di conseguenza, dei nostri stili di vita e comportamenti individuali e sociali.
La Regione ha messo in campo grandi cifre per contrastare la crisi; come settore casa, con le misure straordinarie di 143 milioni  per far fronte all’emergenza abitativa e tutte le risorse riprogrammate, otterremo l’apertura di centinaia e centinaia di cantieri piccoli e grandi. Grande è stato anche lo sforzo a sostegno della ricerca che è la fonte di ogni processo innovativo. Adesso sto lavorando per proporre un sistema efficace per favorire la valorizzazione dei risultati della ricerca attraverso un  trasferimento tecnologico che possa produrre innovazione e riqualificazione del nostro sistema produttivo. Abbiamo bisogno di strumenti  per seguire e accompagnare in tutti i passaggi un brevetto verso la sua valorizzazione fino al processo industriale e di commercializzazione per costruire nuove imprese in Toscana e produrre nuova occupazione. Dobbiamo creare un Ufficio brevetti regionale ed un efficace sistema per la loro valutazione e  valorizzazione evitando nel contempo però di dar vita a  nuove costose strutture regionali. Ho proposto di creare le condizioni  per costruire un sistema regionale di formazione e  apprendimento permanente rivolto a tutte le fasce di età, promuovendo e consolidando una stretta collaborazione  tra tutti i diversi  sistemi formativi già esistente  con il sistema universitario toscano, con le imprese e con le parti sociali.
Un efficace sistema di formazione di qualità, mirato, è la precondizione necessaria per muoverci con successo verso la prospettiva dell’innovazione per la sostenibilità.
Progetti integrati trasversali per promuovere l’innovazione
E’ necessario a mio avviso predisporre dei progetti integrati trasversali, costruire ambiti di competenze multidisciplinare capace di garantire ai diversi soggetti territoriali il necessario sostegno e supporto tecnico, formativo, conoscitivo, progettuale, finanziario..
Vanno sicuramente in questa direzione e sono coerenti con questa impostazione due dei progetti più ambiziosi: il distretto tecnologico dei beni culturali e “abitare mediterraneo”, già sopra citati e illustrati, due progetti che indicano una modalità di azione estremamente innovativa, il fare sistema, comportarsi e presentarsi come una squadra interdisciplinare unita capace di rispondere ad una molteplicità di bisogni ed esigenze in modo da  essere più attrattivi e competitivi.
La settorialità è ostacolo insormontabile della sostenibilità che non può essere perseguita con azioni ed interventi settoriali, non possiamo, ad esempio,  trattare in modo tecnicistico e separato la grande questione dei rifiuti perché  la montagna che ogni anno produciamo non è altro che la conseguenza del nostro modo di progettare, produrre e consumare ed è dunque inscindibilmente legata ai nostri comportamenti sociali ed individuali, ai nostri stili di vita. Un progetto integrato sta dentro una strategia complessiva che coinvolge il settore ambiente, ricerca, formazione, attività produttive e che  necessita anche di processi culturali per modificare abitudini e comportamenti, per responsabilizzare i cittadini creando percorsi di partecipazione e di educazione ad un consumo consapevole. Stiamo predisponendo  una ricerca sulla “chiusura del ciclo” che cerchi di  far rientrare nel circolo produttivo la maggior quantità possibile di rifiuti con il minor costo e il minor impatto ambientale in modo tale da stimolare la nascita, la crescita e lo sviluppo di una filiera industriale per la valorizzazione delle materie prime seconde differenziate.  
Se facciamo convergere in questo progetto integrato tutte le migliori energie disponibili potremo procedere progressivamente alla messa a sistema della raccolta differenziata dei rifiuti  che ha grandi potenzialità occupazionali. Nella esperienza più consolidata e più estesa in Toscana, che è quella del Comune di Capannori, i risultati ci dicono che con 45 mila cittadini serviti da questa  modalità di servizio si sono creati 40 posti di lavoro: all’incirca un addetto per ogni mille cittadini serviti. Portando a sistema a livello regionale la raccolta differenziata “porta a porta” possiamo realisticamente attenderci la creazione di non meno di 3500 nuovi posti di lavoro.
Ma è assolutamente impossibile pensare di portare avanti questa azione in modo separato da tutto il resto. Contestualmente è necessario sviluppare la filiera industriale ed  innovativa del recupero e riciclaggio e mettere in campo le diverse buone pratiche di riduzione dei rifiuti e di educazione ad un consumo consapevole. O tutto questo procede insieme,  in modo integrato e progressivo, o altrimenti ogni azione separata è destinata a non produrre quel salto di qualità e di civiltà oggi necessario.
Un progetto innovativo per il trattamento dei residui di pulper del distretto cartario di Capannori
Dopo un convegno di alto valore scientifico tenuto proprio a Lucca nel dicembre 2008 ho attivato e coordinato un tavolo tecnico scientifico e istituzionale. L’obiettivo è quello di mettere a confronto le migliori tecnologie oggi disponibili a livello internazionale  per risolvere il problema che si trascina da decenni: quello del trattamento dei fanghi di cartiera e degli scarti di pulper. Tale problema, se non risolto, rischia di diventare un handicap per la competitività del distretto cartario della piana lucchese  ed un rischio per i 6.000 addetti che occupa direttamente  oltre alle migliaia  dell’indotto.  Attraverso un tavolo con tutti i soggetti istituzionali interessati, con il contributo di ricercatori, tecnici e scienziati delle università e centri di ricerca, attraverso un percorso di democrazia partecipata decisionale, finanziato in gran parte dalla Regione, che coinvolgerà nei prossimi mesi le popolazioni. Vogliamo, entro la prossima estate, arrivare a proporre la soluzione per un progetto pilota innovativo e sperimentale. Un progetto che dovrà  risolvere  gli annosi  problemi del trattamento di fanghi e scarti di pulper,  riducendo significativamente l’attuale impatto ambientale prodotto da circa 4000 autotreni che trasportano i residui di pulper verso gli inceneritori di Brescia e Terni con costi sociali, economici e ambientali elevati. 

Il percorso verso la sostenibilità

Oltre all’edilizia e al produrre e consumare ecosostenibile ci sono altri due campi strategici fondamentali, quello della mobilità delle merci e delle persone e quello della costruzione di un nuovo  sistema energetico che gradualmente dovrà ridurre in modo significativo la nostra dipendenza dai combustibili fossili. Il campo delle energie rinnovabili, dal mini idrico, all’eolico, dal solare termico e fotovoltaico, alle pompe di calore geotermiche a bassa e bassissima entalpia, agli impianti a biomasse, allo sviluppo di nuove tecnologie basate sull’idrogeno per immagazzinare l’energia prodotta dalle fonti rinnovabili, alla promozione e sviluppo di una rete intelligente per distribuire energia prodotta dal sole in modo diffuso su migliaia di edifici e case secondo il modello della rete WEB.  Un campo vasto,  dalle grandi potenzialità innovative, economiche ed occupazionali. Tutte queste tecnologie elencate sono altrettanti ambiti di ricerca soprattutto l’eolico e il solare fotovoltaico, ci troviamo già di fronte a dei prototipi di tecnologie innovative destinate a cambiare radicalmente il nostro futuro energetico. Ho in questo ultimo anno attivato contatti frequenti con l’associazione ASPO, un’associazione internazionale di scienziati e ricercatori che studia il picco del petrolio e le prospettive delle fonti energetiche rinnovabili. Con ASPO stiamo lavorando per impiantare  sul territorio toscano il primo impianto sperimentale di eolico da 1 a 3 megawatt di potenza  che sfrutta le correnti in quota e può essere installato anche in zone prive di vento a terra vicino a grandi utilizzatori di energia. L’impianto si presenta a terra con una piccola struttura dall’impatto ambientale limitatissimo rispetto all’eolico tradizionale. Ci sono già anche prototipi di diverse tecnologie fotovoltaiche, il cosiddetto diamante, a concentrazione, ecc. ed anche le tecnologie che utilizzano le falde geotermiche a bassissima entalpia  stanno facendo passi in avanti notevoli e confortanti.
Le azioni pubbliche per incentivare una domanda qualificata 
Ho cercato di svolgere, soprattutto come settore per l’edilizia sostenibile,  una grande campagna informativa fatta di incontri con le diverse categorie, con gli amministratori locali, per cercare di coinvolgerli, per sollecitarli a realizzare sul proprio territorio buone pratiche di sostenibilità, per  metterli a conoscenza dei diversi incentivi economici esistenti; dal 55% di rimborso, in cinque anni, delle spese sostenute per le ristrutturazioni edilizie  ecoefficienti, al conto energia fotovoltaico, a tutto il sistema di incentivi regionali. Stiamo pressando le diverse amministrazioni per spingerle ad adeguare i loro regolamenti edilizi per recepire le direttive e le normative regionali in materia di ecoefficienza degli edifici e per facilitare l’ istallazioni di impianti di energie rinnovabili. Nel campo delle rinnovabili sono già molte le buone pratiche messe in campo su tutto il territorio regionale. 

Ricostruire un livello locale di economia solidale e sostenibile

Diversi settori della Regione stanno promuovendo politiche a sostegno della ricostruzione di una economia locale spazzata via dai processi di globalizzazione che oggi, in tante realtà, tenta di riorganizzarsi. Una microeconomia su scala locale che si sviluppa e convive con quella globale, attivando circuiti economici capaci di valorizzare le risorse territoriali secondo criteri di equità sociale e sostenibilità. Una economia  strutturata su tante buone pratiche che rinasce dal basso, centrata sulle specificità dei diversi territori, che ricrea  reti relazionali per mettere in comunicazione diretta cittadini consumatori e produttori locali attraverso una filiera corta di produzione, distribuzione, consumo di beni e servizi.
Una economia che promuove e favorisce il consumo in zona delle produzioni  anche con lo scopo di ridurre l’impatto ambientale dei trasporti ed incentivare il consumo stagionale dei prodotti.Grazie a questa azione di sostegno e incentivi economici, stanno nascendo in diverse province toscane  veri e propri Distretti di Economia Solidale per la promozione della filiera corta. Queste azioni   hanno grandi potenzialità e già hanno favorito il ritorno di molti giovani all’agricoltura, hanno permesso di risollevare dalla crisi aziende agricole ed artigianali e ne hanno fatte nascere di nuove. Anche attraverso questo percorso passa la sostenibilità perchè innesca processi culturali virtuosi e promuove un livello alto di partecipazione, responsabilizzazione e senso civico dei cittadini coinvolti, ricostruisce reti relazionali di comunità e rappresenta  una  risposta efficace  ai processi di disgregazione  sociale e di imbarbarimento culturale in corso. 
La crisi ha bisogno di scelte tempestive e strumenti efficaci 
Di fronte ad una crisi di questa portata c’è bisogno di una risposta straordinaria da organizzare in tempi ragionevolmente brevi. La tempestività delle misure anticrisi in questo caso e in questa situazione economico e sociale fa la differenza. Gli strumenti ordinari non sono sufficienti, bisogna pensare a strumenti straordinari adeguati alle necessità del momento storico che stiamo vivendo. C’è bisogno di un qualcosa di più, c’è una grande disponibilità nel mondo della ricerca ma una pessima disponibilità, persino all’ascolto, da parte della politica e delle diverse amministrazioni che spesso sono indifferenti  e snobbano le proposte e i progetti innovativi che vengono loro presentate che potrebbero rappresentare, certamente non tutte, buone potenzialità di innovazione e riconversione del nostro sistema produttivo. Cosa manca in Regione per impedire la dispersione di questo patrimonio di creatività e conoscenza  per una sua efficace valorizzazione? Un interlocutore autorevole, riconosciuto, riconoscibile e disponibile all’ascolto, un qualcosa che sappia svolgere un delicato ruolo di facilitatore e di accompagnatore qualificato  lungo tutto il percorso, dall’idea progettuale alla sua industrializzazione, che sappia individuare il  soggetto istituzionale interessato per il reperimento dell’area idonea, seguire l’iter autorizzativi, la ricerca di  imprese per attivare processi di industrializzazione. Il nostro sistema così com’è oggi non funziona; c’è bisogno di inventarci qualcosa di più agile ed efficace. Oggi noi disponiamo di un elefante e, invece, avremmo bisogno di un’agile gazzella. Stiamo studiando proprio in questi giorni alcune soluzioni innovative perché la tempestività è elemento determinante e gli strumenti ordinari dei Bandi attraverso il quale si materializza il sostegno e l’intervento pubblico hanno tempi troppo lunghi, spesso arrivano tardi quando ormai l’opportunità presentatasi  ha scelto altre strade, magari quelle che portano ad altri paesi molto più attenti di noi a riconoscere l’importanza strategica della ricerca scientifica  e a valorizzarla per coglierne a pieno tutte le opportunità e le ricadute positive sul proprio sistema economico produttivo ed occupazionale.
C’è necessità di prevedere percorsi o corsie preferenziali per sostenere direttamente iniziative di qualità che ci possono offrire soluzioni per soddisfare bisogni, esigenze ed emergenze economico sociali.

7-UNA RIFLESSIONE POLITICA A CONCLUSIONE

Per tutti coloro che avranno avuto la pazienza e il tempo di leggersi tutte queste pagine chiedo un ulteriore  piccolo sacrificio aggiuntivo.
Viviamo nell’epoca della complessità e non serve a niente e a nessuno buttare nella mischia dello scontro politico improbabili soluzioni semplicistiche, non esistono soluzioni semplici per una realtà complessa. Vivere una esperienza amministrativa in una maggioranza plurale con differenze politiche rilevanti non è cosa semplice, significa abituarsi a convivere ogni giorno con le contraddizioni prodotte da queste differenze. Ma la politica è questa, è stare dentro le contraddizioni, è lavorare per strappare anche piccole conquiste  anche se parziali che risolvono o attenuano situazioni di disagio sociale o ambientale. La politica per me non è stare in un angolo a fare opera di testimonianza in attesa messianica di tempi migliori che possano rimetterci in gioco come forza di trasformazione radicale e antagonista al sistema. In questa mia prima esperienza amministrativa, breve ma intensa, tre anni come Assessore nel Comune di Capannori e alla fine di questa legislatura regionale, altri due anni e mezzo come assessore regionale, mi ha insegnato a convivere con le inevitabili contraddizioni e a confrontarmi con realtà diverse, in luoghi e in modi diversi, costruendo legami al di fuori del solito giro divenuto, con il passare degli anni e con l’acuirsi della crisi della politica e della militanza, sempre più chiuso e ristretto. Mi sono anche  reso conto di quanto tempo della mia vita ho passato inutilmente rinchiuso tra quattro mura a parlarmi addosso con i soliti compagni,  fino al punto di venirci a noia, a disquisire sul nulla, a litigare su cose ininfluenti per la vita delle persone in carne ed ossa a cui noi pretenderemmo di dare rappresentanza politica. Senza nemmeno accorgercene ci siamo costituiti in piccole comunità politiche litigiose, separate dal resto della società nella quale, con grande disagio e sofferenza, riusciamo a convivere.

Proprio questa rottura di pratiche consolidate ha rappresentato per me  un bagno rivitalizzante di concretezza.
E’ dagli anni ottanta, gli anni del riflusso, che parliamo e ci interroghiamo sulla crisi della politica, della partecipazione, ma ancora non abbiamo trovato una via di uscita capace di risvegliare la voglia di democrazia partecipata.

Si fa presto a dire: le forme della politica tradizionale sono morte e incapaci di fare sognare e attrarre le giovani generazioni, questa è una semplice constatazione di un dato di fatto, e poi? Poi non siamo ancora riusciti a pensare e costruire modalità, forme e pratiche dell’agire politico alternative capaci di coinvolgere.

 La sinistra, tutta, ha bisogno di un bagno di concretezza, di umiltà deve ritornare dentro la società tra la gente comune, misurandosi con bisogni ed esigenze reali. Chiudere con la politica politicante, con il linguaggio politichese. C’è bisogno di una sinistra capace di pensare globalmente e agire localmente radicata nei territori. Dobbiamo ritornare ad essere uno strumento socialmente e politicamente utile che sappia fare  politica vera sia a livello istituzionale sia dentro la società e dentro tutti i luoghi del conflitto.

In questa fase di profonda incertezza sul futuro, dopo una sconfitta dalle dimensioni disastrose che cancella, per la prima volta nella storia, la sinistra dalle aule parlamentari, in un momento storico in cui sembra precipitarci il mondo addosso e non ci riesce  trovare il bandolo della matassa, una via di uscita non può venire dalle elaborazioni intellettuali di qualche salotto politico o da qualche risoluzione  teorica di qualche segreteria, una rinascita può venire dall’esperienza diretta mettendoci tutti alla prova, confrontandoci con problemi, grandi e piccoli, ordinari o straordinari, scontrandosi contro il muro dell’indifferenza diffusa, di un senso comune dominante fatto di intolleranza, egoismo, diffidenza,  dentro una società  imbarbarita, contro  la pigrizia delle pubbliche amministrazioni e dei loro apparati burocratici amministrativi così efficaci a smorzare ogni entusiasmo, ogni voglia di fare e di cambiare l’esistente, così bravi a metterti piombo nelle ali per costringerti a strisciare sul fondo di una ordinaria  normalità.

Dopo 30 anni di militanza politica attiva passata all’opposizione e vissuti dentro tutti i grandi movimenti che hanno attraversato la storia di questo paese, mi sono ritrovato inaspettatamente catapultato, dall’altra parte della “barricata”, mi sono ritrovato Assessore prima in un importante comune, poi addirittura in Regione. Mi sono ritrovato in una situazione in cui potevo finalmente fare, dimostrare, costruire e non solo dire, criticare e rivendicare, e siccome, anche tanti “amici e compagni maliziosi” fin da subito in modo preventivo e forse anche un tantino prevenuto, mi hanno  subito ammonito, redarguito, criticato, attaccato, non ci ho pensato sopra due volte, mi sono  buttato a capofitto nella mischia, con entusiasmo e con una grande voglia di fare. Confesso che ho avvertito  forte il bisogno di mettermi alla prova dopo tanti anni passati all’opposizione, ero stanco di sentirmi ripetere  sempre la stessa identica litania:  troppo facile fare discorsi belli, governare è un’altra cosa! Si, è vero, governare è un’altra cosa.
Dovevo dimostrare tante, forse troppe cose, prima di tutto, sconfiggere gli ormai classici  luoghi comuni consolidati, dimostrare, intanto, che non siamo tutti uguali, che si può essere e rimanere diversi e soprattutto si può fare ed agire diversamente, dovevo anche dimostrare a tutti che Rifondazione dentro una maggioranza di centro sinistra può fare realmente qualcosa di buono e che quindi esserci o non esserci non è la stessa cosa. 
Non si può passare una vita all’opposizione, così come oggi dico, non si può fare a vita l’Amministratore, in ambedue i casi sarebbe una esperienza parziale, limitata, pericolosa, per se e per gli altri. Come ogni lavoro e professione porta con se vizi e abitudini. Anche l’opposizione di lunga durata, la lotta continua e infinita senza tregua  ha le sue controindicazioni, produce i suoi effetti collaterali indesiderati.

 Bisogna recuperare urgentemente alla politica della sinistra un di più di concretezza, una sua forza propositiva, la capacità di scoprire una  alternativa ad ogni cosa   che non và per il verso giusto, che non funziona, che produce ingiustizia o iniquità. Non possiamo limitarci solo a dire no, dobbiamo certo denunciare una qualsiasi situazione critica ma essere anche capaci di fare, di risolvere, di costruire. Di fronte ad un problema dobbiamo poter dire di no, così non va, quello che voi fate è sbagliato, ingiusto, ma dobbiamo sentirci in dovere di proporre un modo, una via di uscita, indicare le forze su cui contare, le risorse disponibili, le  modalità per risolverlo.
Se ci fossi io dall’altra parte cosa farei?: questa è la domanda che dobbiamo porci ogni qualvolta si rivendica la soluzione di un problema. 
C’è bisogno di ritornare a parlare e a costruire esperienze con la gente comune, quella parte grande della società che non incontriamo mai in nessuna assemblea, riunione o manifestazione di piazza, quella massa di persone enorme  passiva, indifferente, qualunquista, gente semplice  che non partecipa a niente, non legge mai un giornale, un libro, che sanno a malapena fare una firma perchè una volta finita la scuola dell’obbligo hanno gettato via per sempre libri e penna, che si formano e si informano nutrendosi quotidianamente di tv spazzatura. Soprattutto nella prima parte di questa mia esperienza, quando il mio ufficio era un porto di mare aperto ai cittadini, ho imparato che a loro  non importa proprio niente chi sei, se sei di destra o di sinistra, se sei comunista o fascista loro al massimo dividono tra buoni e cattivi che poi è tra chi li ascolta e li riceve e chi no. Io erano anni che non le incontravo, anche se quotidianamente migliaia di loro mi scivolavano accanto, magari le guardavo ma nemmeno le vedevo e soprattutto non le sentivo.

Finisco con  una amara constatazione non per alimentare inutili polemiche di cui non c’è bisogno perché trasbordano ovunque di questi tempi, semplicemente per far notare una evidente “stranezza” politica. Ho letto diversi documenti che stanno affollando le nostre mailing list, documenti di diverse federazioni del PRC toscano, non ho trovato traccia della questione casa, una delle emergenze sociali più gravi che abbiamo di fronte alimentata dalla precarietà diffusa e dalla drammatica crisi economica e sociale che ci troviamo a dovere affrontare in questa fase storica. Non c’è traccia nemmeno del lavoro svolto, dei risultati raggiunti; tutti i punti reali e concreti  sopra elencati sono ignorati, peggio, cancellati.  Sinceramente rimango senza parole non ho nient’altro da aggiungere, non mi sembra questo un bel modo di agire, una buona pratica politica nel segno del rinnovamento della politica.

Concludo dicendo grazie agli elettori e ai compagni di Capannori che mi permisero di iniziare nel luglio 2004 questa avventura e grazie anche a  Rifondazione a livello regionale che mi ha dato questa grande opportunità e responsabilità, chiedo scusa ai compagni che ho deluso e che non si sono sentiti rappresentati dalle mie azioni, ma da sempre ho trovato la forza e la motivazione del fare politica nella passione, mettendoci oltre che la faccia, l’anima, dunque spesso vado dove mi porta il cuore: pago comunque  sempre quello che si deve quando si sceglie, non per tornaconto politico personale, ma  per  coerenza con le proprie idee.

Eugenio Baronti  Assessore regionale toscano
 
 
 
 

 

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