
Una premessa è doverosa, i poteri della Regione sull’Università sono praticamente zero, è una materia prettamente statale, senza considerare che il diritto allo studio è in capo all’assessorato alla istruzione e lavoro. Come Regione non vogliamo ne possiamo sostituirci allo Stato, siamo contrari a qualsiasi ipotesi di privatizzazione e di regionalizzazione dell’università, nella conferenza nazionale Stato Regioni abbiamo duramente criticato il decreto Gelmini e il disimpegno finanziario del governo nei confronti dell’università e della ricerca. Tuttavia, di fronte all’esplosione di una crisi difficile del sistema universitario toscano, abbiamo tentato di intervenire cercando di portare un aiuto e un sostegno per evitare il collasso finanziario.
Quella del sistema universitario toscano è una crisi che viene da lontano, che non ha una natura congiunturale e che sicuramente avrà effetti condizionanti rispetto agli scenari futuri e di prospettiva.
Come Regione non potevamo rimanere indifferenti nei confronti delle difficoltà che l’università oggi attraversa e non potevamo non porci il problema di cosa fare per contribuire, per quanto possibile, ad affrontare queste difficoltà e difendere e rilanciare questo nostro prezioso patrimonio rappresentato dall’Università e dalla ricerca.
Stiamo vivendo una fase di grandi e profonde trasformazioni indotte da una crisi senza precedenti, e in questo contesto, l’allargamento dei canali di accesso alla conoscenza, diventa un obiettivo prioritario per chiunque creda che la moltiplicazione e la socializzazione dei saperi sia la strada attraverso cui costruire le condizioni della riconversione e riqualificazione del nostro modello di sviluppo, dei consumi, dei nostri stili di vita, della emancipazione sociale e della democrazia. La prospettiva, verso la quale vogliamo andare è quella della “società della conoscenza” che dovrà garantire percorsi formativi e soddisfare bisogni di apprendimento permanente, non solo dei giovani ma anche della popolazione adulta, perché questo è l’unico modo per costruire risposte adeguate e di qualità ai poderosi processi di cambiamento in atto in questa fase storica che stiamo attraversando e che vede l’insieme dell’organizzazione economica, sociale, amministrativa inadeguata a reggere l’urto di questi cambiamenti. Una società evoluta ha il dovere di mobilitare tutte le energie disponibili; naturali, umane e finanziarie, le sue capacità creative, la sua conoscenza, mettere in gioco e dispiegare tutte le potenzialità di quello che è il suo bene comune più prezioso: l’istruzione, l’Università, la ricerca, la formazione e l’innovazione, per cercare di vincere questa grande sfida. Un paese che non investe le necessarie risorse per perseguire questi obiettivi, un paese che punisce e mortifica i suoi giovani talenti, considerandoli un problema e non una risorsa, è un paese miope che distrugge il futuro e se stesso.
Obiettivo: rilanciare, potenziare l’impegno e il sostegno nei confronti della ricerca quale fattore di sviluppo qualitativo non solo tecnologico, ma culturale, sociale e istituzionale, come risorsa indispensabile per trasferire i suoi risultati in innovazione, in nuovi processi produttivi, per creare nuove opportunità di lavoro
Abbiamo avviato un confronto con il mondo universitario e della ricerca per trovare un quadro istituzionale entro il quale la regione possa legittimamente intervenire senza però trasformarsi in un ufficio pagatore di attività autonomamente ed insindacabilmente decise e gestite da altri.
Dobbiamo trovare un diverso equilibrio che salvaguardi l’autonomia, ma anche il diritto dei toscani ad avere un’offerta formativa di qualità e Università meglio amministrate e gestite. C’è bisogno di superare l’autoreferenzialità degli atenei e di coinvolgere maggiormente le rappresentanze del contesto sociale ed istituzionale per costruire un più corretto rapporto fra istituzioni universitarie e istituzioni di governo regionale e locale. Il protocollo d’intesa in discussione in questi giorni va in questa direzione, non rappresenta un’indebita ingerenza politica per limitare l’autonomia delle scelte didattica e della ricerca e nemmeno il cavallo di troia di una futura privatizzazione, vuole essere semplicemente uno strumento che, tra l’altro, personalmente ritengo, di dubbia utilità ed efficacia, attraverso il quale costruire un quadro di legittimità per aiutare e sostenere le università in maniera trasparente senza dover ricorrere ad espedienti tecnici e ad aggiramenti vari dei limiti imposti dal quadro legislativo vigente.
In questi anni abbiamo chiesto con forza alle università più qualità ed attenzione ai bisogni delle comunità regionali, più trasparenza, abbiamo ripetutamente chiesto di non far pagare i costi del risanamento ai più deboli, ai ricercatori precari, che rappresentano una risorsa e una opportunità di rinnovamento e di svecchiamento, abbiamo richiesto di rispettare i contenuti della Carta europea dei ricercatori.
Sono convinto che la qualità di una università dipende anche dalla qualità dei rapporti esistenti al suo interno. Le proteste di questi anni hanno evidenziato una perdita di dignità del lavoro di tanti, un impoverimento della qualità delle relazioni umane, una riduzione del rapporto di collaborazione fra le varie componenti del corpo docente e gli studenti che svuotano le loro funzioni dell’entusiasmo, della consapevolezza e della passione di contribuire ad un progresso civile e culturale del paese.
C’è sicuramente un futuro per l’università in Toscana, ed è un futuro di grande rilievo, propulsivo e di innovazione, a condizione che l’università colga l’occasione di questa crisi per un sussulto di orgoglio ed un rilancio del proprio ruolo guardando avanti verso il futuro.
La legge N° 9 del 20/02/2008 “Norme in materia di tutela e difesa dei consumatori e degli utenti”
Questa è la terza versione rivista ed aggiornata alla luce dei grandi mutamenti sociali e culturali che sono avvenuti in questi ultimi decenni. La Toscana fu la prima regione italiana a dotarsi di una Legge di tutela e difesa dei consumatori nel lontano 1985 quando queste tematiche erano ancora pionieristiche e coinvolgevano rarissime avanguardie. Questa nuova Legge valorizza l’autonomia dell’iniziativa dei cittadini e delle loro associazioni che svolgono attività di interesse generale, promuove l’unitarietà e il coordinamento delle diverse azioni, introduce nuovi obiettivi come quelli della valorizzazione del paesaggio e della promozione dei diritti di cittadinanza.
La materia è sicuramente trasversale idonea ad investire più materie e settori diversi e quindi sfugge ad un preciso e rigido inquadramento sistematico, spazia e abbraccia un insieme diversificato di tematiche e materie e si pone come connessione di ambiti amplissimi.
Una rete per dare una dimensione europea all’azione di tutela e di educazione ad un consumo responsabile e consapevole attraverso la diffusione di buone pratiche.
NEPIM è una rete di organizzazioni regionali europee che si occupano di queste tematiche e sono impegnate su questi contenuti. La rete è nata come proseguimento e rilancio di un progetto finanziato dall’Unione Europea attraverso il Programma INTERREG IIIC.
In questo progetto comunitario le organizzazioni hanno condiviso il proprio patrimonio di idee ed esperienze e partendo da questi presupposti, nonché dalla necessità di promuovere a livello locale e sostenere presso tutte le istituzioni l’applicazione della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, le organizzazioni di NEPIM hanno deciso di dare un seguito alla propria esperienza, costituendo formalmente un’associazione europea aperta a tutte le organizzazioni regionali/locali che si occupano di difesa e di promozione dei diritti dei consumatori. Durante il meeting di Trento del 30 settembre 2008 è stato avviato il processo di costituzione di un’associazione internazionale senza fini di lucro, costituitasi legalmente a Bruxelles e di cui il sottoscritto è stato nominato vicepresidente.
La Carta di Barcellona per un consumo sostenibile
Fin dal primo momento dell’istituzione della Task force contro la crisi, di cui sono stato nominato componente con delibera n° 1194 del 29/12/2008, ho sostenuto con convinzione la necessità di trovare un giusto equilibrio tra due diversi bisogni ed esigenze: da una parte, governare l’emergenza con tutte quelle iniziative di sostegno economico finanziario necessarie per estendere la copertura e il sostegno a tutti i lavoratori, alle famiglie e alle imprese, per evitare il precipitare della crisi con effetti socialmente disastrosi e, dall’altra, non lasciarci completamente assorbire e schiacciare dall’emergenza e cominciare a pensare e a realizzare azioni strategiche concrete che possano prefigurare già, qui ed oggi, la prospettiva futura verso la quale vogliamo andare, avviando processi di riconversione, riqualificazione, innovazione per un’indispensabile opera di diversificazione produttiva capace di creare nuova imprenditorialità, nuova occupazione e nuova ricchezza sociale. Per attivare questo lungo e difficile processo di transizione, una buona politica pubblica è una condizione necessaria per incrementare una domanda qualificata che sappia facilitare la crescita di un’altrettanta qualificata offerta di prodotti ad alto valore tecnologico e innovativo, favorendo e accelerando una riqualificazione del sistema produttivo toscano.
E’ mia profonda convinzione che questa non sia solo una grave crisi economico finanziaria, questa si intreccia e interagisce con un’altrettanto grave crisi sociale, ambientale, climatica, demografica e quindi in questa complessità assoluta ogni semplificazione o sottovalutazione è dannosa e pericolosa. Non si esce da questa crisi con azioni e misure ordinarie, con le solite ricette tradizionali, ne tanto meno con piccoli aggiustamenti. Una crisi di queste dimensioni può portarci diritti verso il precipizio e il declino economico e sociale, oppure, può offrirci l’opportunità per iniziare, fin da subito, a cambiare direzione di marcia incamminandoci con determinazione sulla strada della sostenibilità attraverso una progressiva azione di riconversione e riqualificazione del nostro modello di sviluppo che implica un cambiamento profondo del modello attuale dei consumi e, di conseguenza, dei nostri stili di vita e comportamenti individuali e sociali.
La Regione ha messo in campo grandi cifre per contrastare la crisi; come settore casa, con le misure straordinarie di 143 milioni per far fronte all’emergenza abitativa e tutte le risorse riprogrammate, otterremo l’apertura di centinaia e centinaia di cantieri piccoli e grandi. Grande è stato anche lo sforzo a sostegno della ricerca che è la fonte di ogni processo innovativo. Adesso sto lavorando per proporre un sistema efficace per favorire la valorizzazione dei risultati della ricerca attraverso un trasferimento tecnologico che possa produrre innovazione e riqualificazione del nostro sistema produttivo. Abbiamo bisogno di strumenti per seguire e accompagnare in tutti i passaggi un brevetto verso la sua valorizzazione fino al processo industriale e di commercializzazione per costruire nuove imprese in Toscana e produrre nuova occupazione. Dobbiamo creare un Ufficio brevetti regionale ed un efficace sistema per la loro valutazione e valorizzazione evitando nel contempo però di dar vita a nuove costose strutture regionali. Ho proposto di creare le condizioni per costruire un sistema regionale di formazione e apprendimento permanente rivolto a tutte le fasce di età, promuovendo e consolidando una stretta collaborazione tra tutti i diversi sistemi formativi già esistente con il sistema universitario toscano, con le imprese e con le parti sociali.
Un efficace sistema di formazione di qualità, mirato, è la precondizione necessaria per muoverci con successo verso la prospettiva dell’innovazione per la sostenibilità.
Progetti integrati trasversali per promuovere l’innovazione
E’ necessario a mio avviso predisporre dei progetti integrati trasversali, costruire ambiti di competenze multidisciplinare capace di garantire ai diversi soggetti territoriali il necessario sostegno e supporto tecnico, formativo, conoscitivo, progettuale, finanziario..
Vanno sicuramente in questa direzione e sono coerenti con questa impostazione due dei progetti più ambiziosi: il distretto tecnologico dei beni culturali e “abitare mediterraneo”, già sopra citati e illustrati, due progetti che indicano una modalità di azione estremamente innovativa, il fare sistema, comportarsi e presentarsi come una squadra interdisciplinare unita capace di rispondere ad una molteplicità di bisogni ed esigenze in modo da essere più attrattivi e competitivi.
La settorialità è ostacolo insormontabile della sostenibilità che non può essere perseguita con azioni ed interventi settoriali, non possiamo, ad esempio, trattare in modo tecnicistico e separato la grande questione dei rifiuti perché la montagna che ogni anno produciamo non è altro che la conseguenza del nostro modo di progettare, produrre e consumare ed è dunque inscindibilmente legata ai nostri comportamenti sociali ed individuali, ai nostri stili di vita. Un progetto integrato sta dentro una strategia complessiva che coinvolge il settore ambiente, ricerca, formazione, attività produttive e che necessita anche di processi culturali per modificare abitudini e comportamenti, per responsabilizzare i cittadini creando percorsi di partecipazione e di educazione ad un consumo consapevole. Stiamo predisponendo una ricerca sulla “chiusura del ciclo” che cerchi di far rientrare nel circolo produttivo la maggior quantità possibile di rifiuti con il minor costo e il minor impatto ambientale in modo tale da stimolare la nascita, la crescita e lo sviluppo di una filiera industriale per la valorizzazione delle materie prime seconde differenziate.
Se facciamo convergere in questo progetto integrato tutte le migliori energie disponibili potremo procedere progressivamente alla messa a sistema della raccolta differenziata dei rifiuti che ha grandi potenzialità occupazionali. Nella esperienza più consolidata e più estesa in Toscana, che è quella del Comune di Capannori, i risultati ci dicono che con 45 mila cittadini serviti da questa modalità di servizio si sono creati 40 posti di lavoro: all’incirca un addetto per ogni mille cittadini serviti. Portando a sistema a livello regionale la raccolta differenziata “porta a porta” possiamo realisticamente attenderci la creazione di non meno di 3500 nuovi posti di lavoro.
Ma è assolutamente impossibile pensare di portare avanti questa azione in modo separato da tutto il resto. Contestualmente è necessario sviluppare la filiera industriale ed innovativa del recupero e riciclaggio e mettere in campo le diverse buone pratiche di riduzione dei rifiuti e di educazione ad un consumo consapevole. O tutto questo procede insieme, in modo integrato e progressivo, o altrimenti ogni azione separata è destinata a non produrre quel salto di qualità e di civiltà oggi necessario.
Un progetto innovativo per il trattamento dei residui di pulper del distretto cartario di Capannori
Dopo un convegno di alto valore scientifico tenuto proprio a Lucca nel dicembre 2008 ho attivato e coordinato un tavolo tecnico scientifico e istituzionale. L’obiettivo è quello di mettere a confronto le migliori tecnologie oggi disponibili a livello internazionale per risolvere il problema che si trascina da decenni: quello del trattamento dei fanghi di cartiera e degli scarti di pulper. Tale problema, se non risolto, rischia di diventare un handicap per la competitività del distretto cartario della piana lucchese ed un rischio per i 6.000 addetti che occupa direttamente oltre alle migliaia dell’indotto. Attraverso un tavolo con tutti i soggetti istituzionali interessati, con il contributo di ricercatori, tecnici e scienziati delle università e centri di ricerca, attraverso un percorso di democrazia partecipata decisionale, finanziato in gran parte dalla Regione, che coinvolgerà nei prossimi mesi le popolazioni. Vogliamo, entro la prossima estate, arrivare a proporre la soluzione per un progetto pilota innovativo e sperimentale. Un progetto che dovrà risolvere gli annosi problemi del trattamento di fanghi e scarti di pulper, riducendo significativamente l’attuale impatto ambientale prodotto da circa 4000 autotreni che trasportano i residui di pulper verso gli inceneritori di Brescia e Terni con costi sociali, economici e ambientali elevati.
Oltre all’edilizia e al produrre e consumare ecosostenibile ci sono altri due campi strategici fondamentali, quello della mobilità delle merci e delle persone e quello della costruzione di un nuovo sistema energetico che gradualmente dovrà ridurre in modo significativo la nostra dipendenza dai combustibili fossili. Il campo delle energie rinnovabili, dal mini idrico, all’eolico, dal solare termico e fotovoltaico, alle pompe di calore geotermiche a bassa e bassissima entalpia, agli impianti a biomasse, allo sviluppo di nuove tecnologie basate sull’idrogeno per immagazzinare l’energia prodotta dalle fonti rinnovabili, alla promozione e sviluppo di una rete intelligente per distribuire energia prodotta dal sole in modo diffuso su migliaia di edifici e case secondo il modello della rete WEB. Un campo vasto, dalle grandi potenzialità innovative, economiche ed occupazionali. Tutte queste tecnologie elencate sono altrettanti ambiti di ricerca soprattutto l’eolico e il solare fotovoltaico, ci troviamo già di fronte a dei prototipi di tecnologie innovative destinate a cambiare radicalmente il nostro futuro energetico. Ho in questo ultimo anno attivato contatti frequenti con l’associazione ASPO, un’associazione internazionale di scienziati e ricercatori che studia il picco del petrolio e le prospettive delle fonti energetiche rinnovabili. Con ASPO stiamo lavorando per impiantare sul territorio toscano il primo impianto sperimentale di eolico da 1 a 3 megawatt di potenza che sfrutta le correnti in quota e può essere installato anche in zone prive di vento a terra vicino a grandi utilizzatori di energia. L’impianto si presenta a terra con una piccola struttura dall’impatto ambientale limitatissimo rispetto all’eolico tradizionale. Ci sono già anche prototipi di diverse tecnologie fotovoltaiche, il cosiddetto diamante, a concentrazione, ecc. ed anche le tecnologie che utilizzano le falde geotermiche a bassissima entalpia stanno facendo passi in avanti notevoli e confortanti.
Le azioni pubbliche per incentivare una domanda qualificata
Ho cercato di svolgere, soprattutto come settore per l’edilizia sostenibile, una grande campagna informativa fatta di incontri con le diverse categorie, con gli amministratori locali, per cercare di coinvolgerli, per sollecitarli a realizzare sul proprio territorio buone pratiche di sostenibilità, per metterli a conoscenza dei diversi incentivi economici esistenti; dal 55% di rimborso, in cinque anni, delle spese sostenute per le ristrutturazioni edilizie ecoefficienti, al conto energia fotovoltaico, a tutto il sistema di incentivi regionali. Stiamo pressando le diverse amministrazioni per spingerle ad adeguare i loro regolamenti edilizi per recepire le direttive e le normative regionali in materia di ecoefficienza degli edifici e per facilitare l’ istallazioni di impianti di energie rinnovabili. Nel campo delle rinnovabili sono già molte le buone pratiche messe in campo su tutto il territorio regionale.
Diversi settori della Regione stanno promuovendo politiche a sostegno della ricostruzione di una economia locale spazzata via dai processi di globalizzazione che oggi, in tante realtà, tenta di riorganizzarsi. Una microeconomia su scala locale che si sviluppa e convive con quella globale, attivando circuiti economici capaci di valorizzare le risorse territoriali secondo criteri di equità sociale e sostenibilità. Una economia strutturata su tante buone pratiche che rinasce dal basso, centrata sulle specificità dei diversi territori, che ricrea reti relazionali per mettere in comunicazione diretta cittadini consumatori e produttori locali attraverso una filiera corta di produzione, distribuzione, consumo di beni e servizi.
Una economia che promuove e favorisce il consumo in zona delle produzioni anche con lo scopo di ridurre l’impatto ambientale dei trasporti ed incentivare il consumo stagionale dei prodotti.Grazie a questa azione di sostegno e incentivi economici, stanno nascendo in diverse province toscane veri e propri Distretti di Economia Solidale per la promozione della filiera corta. Queste azioni hanno grandi potenzialità e già hanno favorito il ritorno di molti giovani all’agricoltura, hanno permesso di risollevare dalla crisi aziende agricole ed artigianali e ne hanno fatte nascere di nuove. Anche attraverso questo percorso passa la sostenibilità perchè innesca processi culturali virtuosi e promuove un livello alto di partecipazione, responsabilizzazione e senso civico dei cittadini coinvolti, ricostruisce reti relazionali di comunità e rappresenta una risposta efficace ai processi di disgregazione sociale e di imbarbarimento culturale in corso.
La crisi ha bisogno di scelte tempestive e strumenti efficaci
Di fronte ad una crisi di questa portata c’è bisogno di una risposta straordinaria da organizzare in tempi ragionevolmente brevi. La tempestività delle misure anticrisi in questo caso e in questa situazione economico e sociale fa la differenza. Gli strumenti ordinari non sono sufficienti, bisogna pensare a strumenti straordinari adeguati alle necessità del momento storico che stiamo vivendo. C’è bisogno di un qualcosa di più, c’è una grande disponibilità nel mondo della ricerca ma una pessima disponibilità, persino all’ascolto, da parte della politica e delle diverse amministrazioni che spesso sono indifferenti e snobbano le proposte e i progetti innovativi che vengono loro presentate che potrebbero rappresentare, certamente non tutte, buone potenzialità di innovazione e riconversione del nostro sistema produttivo. Cosa manca in Regione per impedire la dispersione di questo patrimonio di creatività e conoscenza per una sua efficace valorizzazione? Un interlocutore autorevole, riconosciuto, riconoscibile e disponibile all’ascolto, un qualcosa che sappia svolgere un delicato ruolo di facilitatore e di accompagnatore qualificato lungo tutto il percorso, dall’idea progettuale alla sua industrializzazione, che sappia individuare il soggetto istituzionale interessato per il reperimento dell’area idonea, seguire l’iter autorizzativi, la ricerca di imprese per attivare processi di industrializzazione. Il nostro sistema così com’è oggi non funziona; c’è bisogno di inventarci qualcosa di più agile ed efficace. Oggi noi disponiamo di un elefante e, invece, avremmo bisogno di un’agile gazzella. Stiamo studiando proprio in questi giorni alcune soluzioni innovative perché la tempestività è elemento determinante e gli strumenti ordinari dei Bandi attraverso il quale si materializza il sostegno e l’intervento pubblico hanno tempi troppo lunghi, spesso arrivano tardi quando ormai l’opportunità presentatasi ha scelto altre strade, magari quelle che portano ad altri paesi molto più attenti di noi a riconoscere l’importanza strategica della ricerca scientifica e a valorizzarla per coglierne a pieno tutte le opportunità e le ricadute positive sul proprio sistema economico produttivo ed occupazionale.
C’è necessità di prevedere percorsi o corsie preferenziali per sostenere direttamente iniziative di qualità che ci possono offrire soluzioni per soddisfare bisogni, esigenze ed emergenze economico sociali.
Per tutti coloro che avranno avuto la pazienza e il tempo di leggersi tutte queste pagine chiedo un ulteriore piccolo sacrificio aggiuntivo.
Viviamo nell’epoca della complessità e non serve a niente e a nessuno buttare nella mischia dello scontro politico improbabili soluzioni semplicistiche, non esistono soluzioni semplici per una realtà complessa. Vivere una esperienza amministrativa in una maggioranza plurale con differenze politiche rilevanti non è cosa semplice, significa abituarsi a convivere ogni giorno con le contraddizioni prodotte da queste differenze. Ma la politica è questa, è stare dentro le contraddizioni, è lavorare per strappare anche piccole conquiste anche se parziali che risolvono o attenuano situazioni di disagio sociale o ambientale. La politica per me non è stare in un angolo a fare opera di testimonianza in attesa messianica di tempi migliori che possano rimetterci in gioco come forza di trasformazione radicale e antagonista al sistema. In questa mia prima esperienza amministrativa, breve ma intensa, tre anni come Assessore nel Comune di Capannori e alla fine di questa legislatura regionale, altri due anni e mezzo come assessore regionale, mi ha insegnato a convivere con le inevitabili contraddizioni e a confrontarmi con realtà diverse, in luoghi e in modi diversi, costruendo legami al di fuori del solito giro divenuto, con il passare degli anni e con l’acuirsi della crisi della politica e della militanza, sempre più chiuso e ristretto. Mi sono anche reso conto di quanto tempo della mia vita ho passato inutilmente rinchiuso tra quattro mura a parlarmi addosso con i soliti compagni, fino al punto di venirci a noia, a disquisire sul nulla, a litigare su cose ininfluenti per la vita delle persone in carne ed ossa a cui noi pretenderemmo di dare rappresentanza politica. Senza nemmeno accorgercene ci siamo costituiti in piccole comunità politiche litigiose, separate dal resto della società nella quale, con grande disagio e sofferenza, riusciamo a convivere.