Ricomincio da zero

Ho taciuto per una settimana, tanto mi ci è voluto per riprendermi dallo shock.  Non avevo nessuna aspettativa, ne alcuna speranza nascosta. Mi ero preparato ad una sconfitta ma non di queste dimensioni, d’altronde, per come la penso io, non avevo alternative, o LeU o astensione. Tutte le paure della vigilia si sono concretizzate e, serve a poco, anzi mi urta, leggere il giorno dopo che era  prevedibile che sarebbe finita così. Una delle cose più brutte e devastanti, da un punto di vista d’immagine, di una serata veramente triste, è stato vedere quelli di Potere al Popolo festeggiare per il loro risultato elettorale, siamo alla follia, all’ antipolitica dipinta di rosso. Ormai dovremmo averlo capito: dalla sinistra che c’è oggi non può rinascere niente!! Noi di LeU siamo stati percepiti come una costola dell’odiato establishment, un pezzetto del sistema e non come un progetto politico alternativo in costruzione. Abbiamo imbarcato un bel pezzo di ceto politico del PD nella illusione che ci portassero una parte dei loro lettori ma, non è andata così, abbiamo preso più o meno gli stessi voti di Sinistra Italiana nel 2013. Ed ora che si fa? Guai a noi sottovalutare i rischi e pericoli di questa situazione, Una sinistra politica in questo stato di debolezza, ridotta ai suoi minimi storici,  mette a rischio la tenuta della nostra democrazia, priva ormai di ogni radicamento sociale, senza più alcuna forza e struttura organizzativa di dimensione di massa, e questo la rende estremamente fragile all’ urto crescente dei populismi reazionari. Che fare ora? Bisogna ripartire, ma guai a noi pensare di ripartire dal mucchio di macerie che ormai è diventata nell’ immaginario collettivo LeU. Siamo giunti all’ anno zero della sinistra, qualsiasi tipo di rendita del passato è esaurita e pertanto l’unica cosa saggia è azzerare tutto e ricominciare da capo.Un nuovo inizio. Secondo il mio modesto parere è necessario ed urgente aprire una fase costituente per ricostruire e rifondare la sinistra del ventunesimo secolo, in forte discontinuità con la sinistra del ventesimo secolo che è stata grande ed essenziale per la nostra democrazia, per la conquista di diritti sociali e civili e spazi di libertà, ma che oggi ha esaurito completamente la sua forza propulsiva, non è più capace di coinvolgere, creare passione e partecipazione e soprattutto fare rinascere, in un popolo disilluso e rassegnato, la speranza che può esistere un mondo migliore e più giusto di questo. Mentre lavoriamo nella società  a ricostruire  la sinistra del futuro, non possiamo dimenticarci di questo brutto presente, dobbiamo utilizzare l’unica esigua pattuglia di rappresentanza parlamentare per cercare di non mettere ulteriormente a rischio la democrazia. So di essere impopolare, ma credo che sia giusto, oltre che inevitabile, aprire un confronto con il M5S perchè, su alcuni punti programmatici, (disarmo, ambiente, modello di sviluppo, lavoro, ecc.)  le distanze sono  inferiori rispetto a quelle che registriamo con il PD. L’obiettivo nostro deve essere quello di spingere per costruire l’unica maggioranza politica  possibile ed accettabile (M5S, PD, LeU) senza, da parte nostra,  assumere nessun incarico di governo. Un appoggio esterno sui contenuti programmatici concordati e condivisi, perchè qualsiasi altra alternativa a questa, rischierebbe   di condizionare in peggio l’evoluzione politica futura del movimento 5S e  sarebbe infinitamente più rischiosa. Se non lo facciamo noi e quel che resta del PD, lo potrebbe fare la Lega che finirebbe per fare prevalere spinte destrorse interne al movimento mettendo in difficoltà le posizioni progressiste e di sinistra presenti con esiti ancora più devastanti e rischiosi per la democrazia. Se non ci sarà nessuna maggioranza e nessuna nuova legge elettorale, perchè figuriamoci se possono esserci  le condizioni per fare una legge migliore di questa, significherebbe andare a nuove elezioni con un esito ancora più disastroso per noi e per il PD, perchè agli occhi degli elettori emergerebbe chiaro che tutto il sistema dei vecchi partiti, noi tra questi,  ha impedito al vincitore di mettersi alla prova per governare. In questo scenario non sarebbe in gioco la nostra sopravvivenza politica, ma il destino della democrazia italiana che, con tutti i suoi limiti e le sue contraddizioni, è un qualcosa a cui ogni democratico dovrebbe tenere e mettere al di sopra di ogni interesse politico di parte.

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