STRATEGIE D’INTERVENTO DI POLITICA AMBIENTALE PER LA NUOVA SINISTRA DEL XXI° SECOLO.

Costruire consapevolezza sull’insostenibilità sociale e ambientale del nostro attuale modello di sviluppo e di consumo
di Eugenio Baronti
intervento svolto all’assemblea di Pistoia per costruire l’alleanza popolare per la democrazia e l’uguaglianza

Oggi l’umanità è chiamata a decidere verso quale direzione proseguire il cammino della propria storia, una scelta obbligata da fare con estrema urgenza, prima di oltrepassare il punto critico di non ritorno. Continuare nella direzione dell’attuale modello di sviluppo che sta consumando il capitale naturale terrestre a ritmi frenetici, che modifica profondamente le caratteristiche fisiche e biologiche della terra, vuol dire andare incontro ad una sicura catastrofe, se queste sono le prospettive, allora bisogna cambiare direzione percorrendo con decisione la strada della conversione ecologica verso un nuovo modello di sviluppo qualitativo per ridurre la pressione e l’impatto sul territorio dei nostri distretti industriali, per ridurre le emissioni in atmosfera, lo spreco di risorse, per costruire un nuovo sistema energetico da fonti rinnovabili calibrato e autocentrato sulle diverse specificità territoriali, per promuovere una nuova cultura della mobilità delle merci e delle persone, la qualità della vita, il dialogo interculturale, la coesione sociale, la riqualificazione del patrimonio urbano secondo i criteri dell’edilizia sostenibile, l’ecoefficienza nel governo del territorio e nella gestione dei servizi.
Questo percorso presuppone profondi cambiamenti anche dei nostri stili di vita, dei nostri comportamenti individuali e sociali, dobbiamo imparare a vivere e a consumare cercando di soddisfare i nostri bisogni inquinando di meno, riducendo i rifiuti, sprecando meno risorse, risparmiando energia.
La sobrietà e la sostenibilità deve essere la nuova frontiera del nostro agire quotidiano, l’educazione ad un consumo consapevole e responsabile, una delle priorità della nostra azione.
Un cittadino responsabile e consapevole capace di scegliere con la propria testa in piena autonomia, può rappresentare l’antidoto all’omologazione dei comportamenti, all’annullamento del senso critico, all’appiattimento culturale.

L’enorme montagna dei rifiuti prodotti dalle innumerevoli attività umane ci dice chi siamo, come viviamo, cosa e come consumiamo, quali sono i nostri stili di vita, questa montagna ci dice in definitiva qual è il nostro attuale modello di sviluppo e di consumo. Per questo, una sinistra moderna non può restare prigioniera dell’ordinaria amministrazione dell’esistente e di un approccio alla questione puramente tecnicistico, non può limitarsi ad indicare solo le modalità organizzative di raccolta e di trattamento, deve contestualmente attivare un processo culturale e politico di partecipazione democratica, di educazione, di sensibilizzazione, per costruire consapevolezza tra i cittadini sull’insostenibilità del nostro modello di sviluppo. Un percorso che inserisce le politiche di gestione dei rifiuti dentro una strategia politico culturale complessiva “verso rifiuti zero” che oltre a rivoluzionare la modalità della raccolta dei rifiuti, prova a modificare il modo di progettare, produrre, distribuire e commercializzare beni e prodotti ma anche stili di vita e comportamenti individuali e sociali consolidati. Lo so, non si può cambiare tutto e subito, spesso siamo costretti ad agire dentro rapporti di forza sfavorevoli, ma non possiamo più accettare di essere corresponsabili e subalterni di un’azione politica che tende a galleggiare nell’ordinaria amministrazione. Si possono fare anche piccole cose, ma devono andare verso la giusta direzione. E’ intollerabile che si proponga nei nostri programmi elettorali una nuova politica innovativa nella gestione dei rifiuti e poi continuiamo ad accettare o subire politiche che vanno nella stessa direzione del passato. E’ intollerabile che si parli di una nuova cultura della mobilità delle merci e delle persone e poi restare prigionieri di una politica che continua ad investire nel vecchio sistema di mobilità novecentesco (terza corsia , Tirrenica ecc) . Una nuova sinistra credibile ha il dovere anche della coerenza, perlomeno di ridurre la distanza abissale della politica attuale, tra il dire e il fare.

Io penso che tutto questo debba necessariamente procedere insieme, in modo intersettoriale e progressivo, perché, altrimenti, ogni azione separata è destinata a non produrre quel salto di qualità e di civiltà oggi necessario. Il settorialismo, rende sterile ogni politica di sostenibilità e, l’ambiente, è per sua natura questione complessa e trasversale, coinvolge e interseca tutti gli ambiti della vita e delle attività dell’uomo, si inserisce in tutti i diversi settori della politica amministrativa per questo, per una nuova sinistra del ventunesimo secolo, l’ambiente non può essere un semplice settore d’intervento deve rappresentare le fondamenta su cui si inizia a costruire una nuova idea di società socialmente ed ecologicamente sostenibile.

Ovviamente queste linee guida progettuali e programmatiche generali possono essere solo una traccia su cui al livello territoriale, i vari soggetti interessati, dovranno costruire processi politico-culturali locali, adottando anche strategie comunicative fondate sulla forza dell’esempio delle buone pratiche che a livello territoriale dobbiamo essere in grado di proporre e realizzare.

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