NOI NON VOGLIAMO LA LUNA

Vogliamo semplicemente un Piano Rifiuti moderno ed innovativo

di Eugenio Baronti

La Regione Toscana ha avviato l’iter per  apportare modifiche al Piano dei rifiuti dell’ATO Toscana Centro. Come al solito promette confronto, ascolto  e partecipazione, ma poi, alla fine del percorso di concertazione, l’esito sarà ancora una volta scontato,  nulla verrà recepito. L’abbiamo già verificato durante la discussione per l’adozione del Piano dove furono ignorate tutte le osservazioni elaborate e presentate unitariamente da diverse forze della sinistra e associazioni ambientaliste.

Il Piano, brutto era e brutto rimane, perché in sostanza sono solo due le modifiche: l’eliminazione dal Piano dell’impianto di trattamento termico di Selvapiana (comune di Rufina, provincia di Firenze) e questo è senz’altro un fatto positivo e l’inserimento nel Piano dell’impianto di trattamento meccanico biologico (Tmb) già realizzato presso la discarica di Legoli (comune di Peccioli, provincia di Pisa). Troppo poco. Rimane un piano prigioniero di una vecchia cultura inceneritorista, un Piano che prevede una produzione esagerata dei rifiuti e una produzione procapite che supera  i 670Kg/ab/anno che non trova riscontro nelle previsioni di nessuna altra regione italiana. Un piano che, sulla scorta di tale analisi e indicazioni sbagliate, quantifica investimenti per 300 milioni di euro destinati quasi a quintuplicare la potenzialità impiantistica destinata all’incenerimento.

Presto sarà operativo il gestore unico dell’ATO Centro, nato dalla fusione tra gli attuali soggetti gestori dei servizi:  Quadrifoglio; Asm, Publiambiente e Cis;  la nuova società  ALIA servirà circa 1,5 milioni di cittadini, sarà uno dei colossi del settore con 280milioni di fatturato ma, c’è poco da stare allegri, il gigantismo in Italia non è mai stato sinonimo di qualità ed efficienza. Questa è una scelta industriale che tende a centralizzare e standardizzare i servizi, una scelta  tutta funzionale ad un sistema di raccolta e trattamento sempre più centralizzato e automatizzato. Non credo proprio che con queste scelte e con questo Piano, Firenze e l’area metropolitana  diventerà più verde e moderna come promettono lorsignori.

Noi non chiediamo la luna, semplicemente chiediamo di fare della prevenzione, della riduzione e differenziazione dei rifiuti una priorità vera, come previsto dalle direttive europee recepite dal nostro paese,  un sistema organizzato e strutturato su cui dimensionare il sistema impiantistico.

Invece di andare avanti si va indietro come i gamberi,  si fa rientrare dalla finestra ciò che eravamo riusciti, in molti comuni, a fare uscire dalla porta, mi riferisco al sistema della differenziata con cassonetti interrati che in questi ultimo periodo ha fatto molta strada e conquistato molti sostenitori tra gli amministratori.

Uno dei punti fermi di una nuova cultura di gestione dei rifiuti è stata quella di eliminare il conferimento stradale in forma anonima perché diseducativo e soprattutto per la scarsa qualità dei materiali differenziati depositati nei cassonetti. L’esperienza insegna che la raccolta domiciliare porta a porta, sotto il controllo degli operatori, magari adeguatamente formati, informati e motivati, da risultati nemmeno comparabili con quelli ottenuti con i cassonetti stradali; interarli, migliora sicuramente l’aspetto estetico ma  non cambia il risultato e servono a poco le tesserine magnetiche affidate agli utenti per aprirli, basta l’irresponsabilità civile di qualche cittadino per vanificare il lavoro e il senso civico di tanti. Quale è il livello di impurità riscontrato nei vari cassonetti per tipologia di rifiuto? E’ superiore o inferiore a quelli dei cassonetti tradizionali?  Sarebbe interessante avere e ragionare su questi dati, veri, e non taroccati. Vedo che soprattutto nell’area metropolitana fiorentina ormai si sta procedendo su questa strada con questo sistema molto fragile e vulnerabile oltre che estremamente costoso nella realizzazione, gestione e manutenzione.

Noi, sostenitori di una politica innovativa nella gestione dei rifiuti, abbiamo il dovere di denunciare come sbagliata la corsa tra comuni a chi raggiunge la percentuale più alta di raccolta differenziata a prescindere dalla qualità. Questo è un dato sicuramente importante ma che potrebbe anche essere bugiardo e fuorviante. Importante è raggiungere un’alta percentuale di materiali differenziati ma altrettanto importante è garantire la qualità per ridurre i costi di trattamento e di valorizzazione. Un dato, spesso ignorato ma significativo, è rappresentato dalla quantità reale dei materiali che vengono valorizzati e riutilizzati, quanti di questi vengono trasformati in nuovi materiali attraverso il riciclaggio e quanti invece rientrano nella filiera di trattamento e smaltimento tradizionale. La vera sfida culturale e ambientale  si gioca su questo.

Infine, l’elemento sicuramente di gran lunga più innovativo, dirompente, se si vuole “rivoluzionario”, del sistema di raccolta “porta a porta,” è la sua potenzialità educativa. Se organizzata e strutturata bene, diventa un’efficace strategia comunicativa che riesce a far breccia nell’indifferenza contemporanea attraverso la forza dell’esempio e delle buone pratiche che un’amministrazione dovrebbe mettere in campo per responsabilizzare i cittadini e per creare maggiore consapevolezza sull’insostenibilità ambientale del nostro modello di consumo, dei nostri comportamenti e stili di vita. Entrando in tutte le case, la raccolta PaP, costringe a modificare vecchie abitudini consolidate costringe a prendere coscienza di quello che quotidianamente ci passa tra le mani, contribuisce a creare consapevolezza, e tutto questo è utile e importante, per ricostruire quel minimo di senso civico che rappresenta le fondamenta per una comunità che vuole continuare a definirsi civile.

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