IL MANIFESTO DELLA SOSTENIBILITA’ nel vivere, abitare, produrre e consumare

Sistemando un pò di carte, in questi giorni,  mi è capitato in mano questo Manifesto politico della sostenibilità, lo scrissi e lo proposi a cavallo tra il 2008 e il 2009 quando ero assessore alla regione toscana. Un manifesto molto innovativo e radicale finito purtroppo nel dimenticatoio. Sono passati 7 anni, un’eternità, ma secondo me resta bello fresco e  attuale ma così maledettamente distante  dal dibattito e dalla sensibilità politica di questi nostri giorni.


IL NOSTRO MODELLO DI SVILUPPO E DI CONSUMO E’ INSOSTENIBILE

Le generazioni del nostro tempo stanno consumando a ritmi frenetici il patrimonio naturale della terra, sottraendole alle future generazioni.

I nostri attuali stili di vita e di consumo non sono estendibili a tutta l’umanità; questo sviluppo insostenibile condanna una moltitudine crescente di uomini donne e bambini, alla miseria ed al sottosviluppo. I nostri attuali consumi superano del 30% la biocapacità del pianeta. I mutamenti climatici dovuti all’azione dell’uomo rischiano di alterare irreversibilmente le caratteristiche fisiche e biologiche del pianeta, con conseguenze potenzialmente catastrofiche.

Questo nostro ecosistema ci mette a disposizione spazi e risorse naturali limitate e l’uomo ancora non è capace di misurarsi, per pigrizia intellettuale o mancanza di coraggio, con questa grande contraddizione epocale che stiamo attualmente vivendo e continua a perseguire irresponsabilmente una crescita illimitata dentro uno spazio finito e limitato com’è il pianeta terra.

Il PIL è divenuto l’unico strumento misuratore dello stato di salute dell’economia, in un’ottica di crescita infinita ma, il PIL, non misura la qualità della nostra vita, il nostro benessere, la qualità e delle nostre relazioni sociali ed umane, la nostra felicità, la qualità e dignità del lavoro, i livelli di istruzione, i diritti sociali ed individuali, la qualità dell’aria, del suolo e dell’acqua.

Alla giusta rivendicazione del diritto al futuro che ci viene posta, con comprensibile preoccupazione e angoscia dalle nuove generazioni, dobbiamo saper dare una risposta di speranza, essere all’altezza delle grandi sfide epocali che questa crisi globale ci pone davanti, saper attivare in tempi ragionevoli processi di riqualificazione, riconversione del nostro modello di sviluppo per dargli qualità, sostenibilità, ecoefficienza per creare nuove opportunità di lavoro e nuova ricchezza sociale.

In questa direzione di marcia, occorre una strategia pubblica capace di incrementare una domanda qualificata e un’altrettanto qualificata offerta di prodotti ad alto valore tecnologico e innovativo, favorendo e accelerando così una riqualificazione del sistema produttivo e commerciale toscano.

Con questo manifesto, vogliamo: tracciare le linee di un’azione culturale e politica per far crescere sempre più la consapevolezza in tutti i soggetti sociali, economici, politici; lavorare per affermare il principio della responsabilità e sostenibilità sociale, etica, energetica ed ambientale; promuovere una riqualificazione e riconversione del modello di sviluppo, modificando radicalmente i nostri comportamenti, gli stili di vita  e il modello di consumo.

Il processo di riqualificazione e conversione del nostro modello di sviluppo si colloca in un percorso democratico e partecipato orientato alla sostenibilità. Sostenibilità nel progettare, nel produrre, nel commerciare e consumare, tenendo conto di vari profili quali: il bilancio energetico, la mobilità delle merci e delle persone, la qualità delle relazioni sociali, l’abitare ecosostenibile, la produzione di rifiuti e la loro gestione. Abbiamo bisogno di un sistema formativo e informativo in grado di mettere in rete le conoscenze, i traguardi scientifici raggiunti, e di far incontrare la domanda di innovazione delle imprese con l’offerta di trasferimento tecnologico dei risultati delle ricerche. Bisogna pensare ed agire con una visione globale, superare i settorialismi e procedere per progetti integrati e coordinati tra diversi attori e settori. Il futuro della società è la “società della conoscenza”, che deve dare ad ogni cittadino, lungo tutto l’arco della vita, una formazione continua, in grado di rispondere alle esigenze di cambiamenti epocali. In questo scenario, “scegliamo” con convinzione e determinazione la strada “obbligata” della sostenibilità: un percorso che presuppone profondi cambiamenti dei nostri stili di vita e dei nostri comportamenti individuali e sociali. Dobbiamo imparare a vivere e a soddisfare i nostri bisogni, risparmiando energia, ottimizzando l’utilizzo delle risorse, inquinando il meno possibile, riducendo la produzione di rifiuti, ecc. Sollecitiamo un consumo consapevole e responsabile, per creare, – pur all’interno di un mercato sempre più aggressivo-, una “nuova cittadinanza” dotata di senso critico, capacità e autonomia di scelta, che, attraverso comportamenti consapevoli e coerenti, modifichi e qualifichi la domanda e, di conseguenza, condizioni l’offerta, corresponsabilizzando produttori e mediatori commerciali. La sobrietà è il modo con cui declinare la sostenibilità nel nostro agire quotidiano.

Proponiamo di adottare una strategia comunicativa in grado di rompere il muro dell’indifferenza in un’epoca caratterizzata da un eccesso di sollecitazioni, messaggi e informazioni.

Abbiamo scelto di utilizzare la forza dell’esempio virtuoso per suscitare curiosità, attenzione, interesse e promuovere discussione e innescare processi culturali di cambiamento.

In Toscana, si stanno sviluppando molte buone pratiche: centinaia di famiglie si organizzano per acquistare insieme direttamente dal produttore contribuendo così a far rinascere una economia locale, che convive con quella globale, ma se ne differenzia in quanto segue circuiti economici alternativi che valorizzano le risorse territoriali, nel rispetto di principi di equità sociale e sostenibilità. Un’ economia strutturata su una molteplicità di pratiche, che rinasce dal basso, centrata sulle peculiarità dei territori, che crea reti relazionali, mette in comunicazione diretta cittadini-consumatori con i produttori locali ed accorcia la filiera produzione-distribuzione-consumo di beni e servizi.

Si estendono pratiche di raccolta differenziata “porta a porta”, buone pratiche di riduzione, recupero e riciclaggio dei rifiuti, si valorizzano le vecchie fonti in alternativa alle acque imbottigliate, si consolidano esperienze di consumo critico, cominciano a diffondersi impianti e nuove tecnologie energetiche da fonti rinnovabili, si perseguono obiettivi di ecoefficienza energetica nella ristrutturazione e nella costruzione di edifici pubblici e privati.

Questa è la strada giusta perchè cambiamenti di stili di vita e abitudini consolidate a livello di massa sono possibili solo se si riesce a far vivere, a realizzare e consolidare nei territori esperienze concrete, pratiche virtuose, suscettibili, con la forza dell’esempio, di indicare un modo diverso e responsabile di vivere, di abitare, di produrre, di commerciare e consumare.

Se vogliamo – come vogliamo- che la Toscana si trasformi in un laboratorio dell’innovazione per la sostenibilità, dobbiamo sgombrare il terreno da ogni pigrizia ed inerzia culturali, renderlo fertile, perché possa attrarre chiunque abbia anche un solo seme di innovazione da impiantare, e possa farlo qui in “Terra di Toscana”, perché ci siamo organizzati per accoglierlo, valorizzarlo e farlo crescere.

In tali ambiti strategici di intervento è urgente elaborare progetti integrati regionali, con i supporti tecnici, formativi, conoscitivi, progettuali, finanziari, che possano essere tradotti in fatti concreti.

Di fronte ad una sfida globale ed epocale di questa portata, di fronte alla necessità di modificare l’idea di sviluppo perseguendo una forma di benessere compatibile con il resto dell’umanità, delle altre forme di vita e delle risorse disponibili, nessun soggetto istituzionale, economico, sociale, culturale ed individuale può essere legittimato all’indifferenza ed alla passività, ed anzi ognuno deve concorrere a questa grande impresa collettiva come protagonista, consapevole e responsabile.

Share on Facebook
  • No Related Post
bookmark bookmark bookmark bookmark bookmark bookmark bookmark bookmark bookmark bookmark bookmark bookmark
tabs-top