Un vecchio intervento del 2011 purtroppo ancora del tutto attuale a dimostrazione dell’immobilismo della politica

Mobilità sostenibile


È veramente sconfortante, constatare che nel dibattito di questi ultimi mesi sulla mobilità, sia completamente sparita la  consapevolezza del passaggio delicato ed epocale in cui si trova oggi l’umanità. In questi anni ci giochiamo il nostro futuro, la qualità della nostra vita. Quello che dovremmo fare, in tempi ragionevolmente brevi, è costruire gradualmente un nuovo sistema di mobilità che sappia sostituire quello che abbiamo che è insostenibile, non solo per la scarsità e i costi crescenti della fonte energetica primaria, ma soprattutto per la saturazione degli spazi disponibili nelle nostre città sfigurate e congestionate, rese invivibili, assoggettate  completamente alla dittatura dei bisogni dell’auto che ha progressivamente marginalizzato e poi espulso dalla progettazione degli spazi delle nostre città, i bisogni e le esigenze degli uomini, delle donne e soprattutto dei bambini.

In tutta Europa si discute di questo, e soprattutto, si producono fatti concreti. Si realizzano tranvie elettriche, metropolitane, piste ciclabili, ovunque si sperimentano soluzioni alternative di mobilità, ci si prepara e si costruisce gradualmente l’alternativa. I pessimisti dicono che abbiamo a disposizione pochissimo tempo, 5 anni, i più ottimisti 10, massimo 15 anni. Diversi paesi europei hanno annunciato che ogni risorsa finanziaria disponibile andrà a coprire l’enorme spesa necessaria per realizzare il passaggio epocale ad un nuovo sistema di mobilità delle merci e delle persone del futuro. La competitività del paese dipenderà tutta dagli esiti di questa sfida giocata in campo europeo e, chi arriverà con ritardo, sarà condannato ad un inevitabile declino.

Mobilità e non viabilità

Il dibattito in Toscana sembra sia fuori tempo e fuori dal mondo, si continua ancora a parlare quasi esclusivamente di nuova grande viabilità su cui si impegnano tutte le poche risorse finanziarie disponibili: FI, PI, LI, Autostrada tirrenica, grandi assi viari a Lucca, traforo delle alpi apuane per collegamento garfagnana Massa e per ultima, forse la più assurda e inconcepibile:la terza corsia della FI mare che bene che vada, ad essere ottimisti, andrà a regime nel 2020, pensando, unici in Europa, che anche tra 10 o 15 anni tutto sarà uguale ad oggi, e potrà ancora esistere un modello di mobilità individuale, tutta su gomma, ereditata dal secolo scorso.

Anche noi di SEL stiamo assistendo in silenzio e continuiamo ad accettare un terreno di discussione sbagliato che non può essere accettato da una forza politica che ha deciso di chiamarsi  sinistra ecologia libertà,  che guarda con fiducia e coraggio in avanti, al futuro. Noi dobbiamo pretendere che la discussione e il confronto avvenga sempre sul concetto esteso e strategicamente corretto di mobilità e non su quello ristretto e miope di viabilità.

Bisogna iniziare a pensare e a progettare, con una nuova cultura, la mobilità delle merci e delle persone nel nostro paese, dappertutto, ma soprattutto, per noi toscani, lungo quello che è diventato ormai un infinito itinerario di città e periferie confinanti e comunicanti tra loro, sulla direttrice Viareggio, Lucca, Pistoia, Prato, Firenze la dove, vive e lavora e si concentra  la stragrande maggioranza della popolazione Toscana. Bisogna iniziare da subito a lavorare  per modificare la domanda di mobilità, lavorando per razionalizzare orari e tempi di studio, di lavoro, delle diverse attività produttive, commerciali e dei servizi, per diversificare e ridurre il bisogno di una mobilità oggi così irrazionale e individualistica, attraverso la promozione di tutte le  forme possibili di mobilità.

Mentre si parla di realizzare la terza corsia autostradale abbiamo un servizio ferroviario regionale da incubo, inaffidabile, con tempi di percorrenza indicibili, completamente fuori dagli standard europei.  E’ urgente e quanto mai prioritario il raddoppio della ferrovia lungo tutta la direttrice Firenze Mare per realizzare una metropolitana leggera di superficie per collegamenti veloci tra  le diverse città e il capoluogo regionale, centro attrattore di interessi e traffici sulla direttrice Lucca Firenze, con fermate veloci nelle diverse località con parcheggi scambiatori.

Se questa è la risposta della politica regionale all’inizio del secondo decennio del terzo millennio, allora mi cadono le braccia dallo sconforto e mi viene da pensare che il declino sia inevitabile perché si sta andando proprio nella direzione ostinata e contraria rispetto alle nuove necessità ed esigenze di mobilità di questo millennio.

Eugenio Baronti

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