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L’assemblea regionale Toscana di Sinistra Ecologia Libertà aderisce alla legge di iniziativa popolare ZERO WASTE

Ordine del giorno: adesione e sostegno politico alla proposta di Legge di Iniziativa Popolare Zero Waste

L’Assemblea regionale toscana di Sinistra Ecologia Libertà:

preso atto che:

·       è stata promossa a livello nazionale  una campagna di sensibilizzazione  per la  raccolta di 50.000 firme per la presentazione di una proposta di legge di Iniziativa Popolare Zero Waste (LIP Zero Waste);

·       l’iniziativa è stata promossa da centocinquanta organizzazioni di diciotto regioni diverse con associazioni nazionali, come Rete Zero Waste Italy, Associazione Comuni Virtuosi, ANPAS (Associazione Nazionale delle Pubbliche Assistenze) – ATTAC Italia ed altre Reti e Coordinamenti regionali, Comitati ed Associazioni locali che insieme hanno costituito il primo nucleo titolare della proposta di legge stessa;

·       tale iniziativa intende affermare una nuova cultura politica innovativa nella gestione del ciclo dei rifiuti presentando una proposta di Legge che introduce modifiche  sostanziali al testo  del D.Lgs. 152/2006 e successive modifiche, raccogliendo le indicazioni votate nella recente Risoluzione del Parlamento Europeo del maggio 2012 che prevede la chiusura di inceneritori e discariche in Europa entro il 2020.

Considerato che:

.      L’assemblea regionale toscana e la Direzione nazionale di Sinistra Ecologia Libertà  ha fatto proprio il documento elaborato nel dicembre 2011 dal Forum Ambiente SEL Beta per una politica innovativa sui rifiuti; (continua…)

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Agitare le acque per scuotere dal torpore i naviganti

Una riflessione a caldo dopo il primo turno delle primarie.

Inizio cercando di fare un minimo di corretta informazione, sconfessando la grande bufala che tutto il sistema mediatico ci ha propinato per giorni, rappresentando  queste primarie  come quelle dei  record di partecipazione. Falso!!
Nelle primarie del 2005, sicuramente un’altra epoca storica anche se sono passati solo 7 anni, le primarie dell’incoronazione plebiscitaria di Prodi per intenderci, i partecipanti al voto  furono 4. 300.000 mentre  domenica 25 novembre 2012 sono stati  3.110.000, cioè 1.190.000 di meno. Vorrei anche ricordare un altro elemento che mi servirà nella mia riflessione, il candidato della cosiddetta sinistra radicale, Fausto Bertinotti , conquistò il 14,69% pari a 631.592 voti mentre, domenica scorsa,  Nichi Vendola ha ottenuto il 15,6% pari a 485.689 voti, meno 145.000 voti. (continua…)

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La Puglia Green una intervista a Vendola

Nel corso di un’intervista rilasciata a rinnovabili.it , Nichi Vendola racconta come la grande accelerazione green della sua Puglia abbia due importanti priorità: la realizzazione delle smart grid e lo sviluppo del fotovoltaico come elemento di arredo urbano
Dal recente rapporto su Lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili nelle regioni del Mezzogiorno redatto dalla Fondazione Cercare Ancora, risulta che la Puglia sia di gran lunga la regione più “rinnovabile” d’Italia.
Una sorta di miracolo ambientale in un Paese, come il nostro, che sembra sempre più soffrire di un perenne dualismo, tra nord e sud, anche sulle questioni ambientali. Ebbene questa volta l’eccellenza viene proprio dal sud: il 25% dell’energia prodotta dall’eolico italiano proviene attualmente dalla Puglia e, sempre nella stessa regione, è istallato il 14% del fotovoltaico nazionale. Ma la cosa che maggiormente stupisce della Puglia green è la velocità di sviluppo, a dir poco vertiginosa, delle rinnovabili: su 23mila impianti attualmente funzionanti, ben 15mila sono stati attivati nello scorso anno.
Partendo da questi presupposti, un po’ da Guinness dei Primati, abbiamo voluto incontrare l’uomo che è stato il motore di questa eccellenza, colui che ha la responsabilità culturale e politica di questa trasformazione, il presidente della Regione Nichi Vendola. Uomo carismatico – e questo gli viene riconosciuto anche dai suoi avversari – che da tempo ha legato le sue strategie politiche alla sostenibilità ambientale ed alla tutela del territorio.
Mauro Spagnolo: Presidente Vendola, Il trend di sviluppo delle rinnovabili in Puglia è verticale. Nel giro di pochi anni la sua regione è diventata il primo produttore delle energie verdi del nostro Paese. C’è chi addirittura l’ha definito “il miracolo GREEN del mezzogiorno”. Qual è stata la motivazione principale che ha innescato questo meccanismo e, se esiste, il segreto della vostra Regione? (continua…)

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Relazione introduttiva alla conferenza di presentazione dei progetti del Dimostratore tecnologico Zefiro

di Eugenio Baronti

Dopo i saluti istituzionali il mio compito è quello di introdurre questa conferenza cercando di spiegare cos’è Zefiro Ricerca & innovazione,  perché è nata, quali sono i suoi obbiettivi.

Zefiro si presenta con la normale veste giuridica di una srl mista, promossa e partecipata dalla società “Aeroporto di Capannori Spa”, dal 19 aprile 2011 società interamente pubblica, con una mission di grande valenza sociale e di pubblica utilità.  Per tutti noi impegnati in questa avventura, l’art.41 della nostra Costituzione, non è roba vecchia, da cancellare, come qualcuno di questi tempi va proponendo, per noi, il principio della responsabilità sociale di un’impresa, il rispetto della sicurezza, della libertà e della dignità umana, è ancora una pietra miliare per far proseguire questo nostro paese lungo un cammino di civiltà.

L’idea di riqualificazione dell’aeroporto di Tassignano, condivisa con l’Amministrazione comunale di Capannori, che ne ha acquisito il controllo con il 90% delle quote societarie, si sviluppa su tre direttrici fondamentali:

  1. rilanciare la funzionalità dello scalo e nel contempo potenziare ed incrementare i servizi e le infrastrutture presenti, per fare un moderno aeroporto di Aviazione Generale per tutte le normali attività di volo, il ricovero e la sosta di aeromobili privati,  servizi d’accoglienza per il (continua…)
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ORA E SEMPRE RESISTENZA

La fine del 2011 è stato segnato, nella  città di Firenze, da un avvenimento luttuoso di gravità incalcolabile. Il feroce assassinio dei due fratelli senegalesi Samb Modou e Diop Mor: una ferita profonda nel tessuto fitto delle relazioni sociali e comunitarie, uno schiaffo bruciante alla nostra umanità. Quell’umanità che credevamo essere impiantata nel terreno, fertile e ricco, delle regole della nostra convivenza civile, che mai avremmo supposto potesse essere scosso dalle sue fondamenta più profonde.
Questo è stata la barbara uccisione di due creature che, fiduciose, avevano posto le proprie vite al riparo di quelle stesse fondamenta da noi tutti considerate intangibili da mani razziste. Ci siamo sbagliati: tutti! Non esistono isole felici, al riparo dalla barbarie incivile e dalla crudeltà più banale.
 
Inutile far finta di nulla: questo non è (stato) un Natale come tutti gli altri! La tristezza abituale si è rivestita di una occasione speciale, quest’anno.
E’ la paura che il sentimento di ribellione profonda suscitato dalla brutalità del massacro si possa esaurire rapidamente.  Che possa presto ripiegarsi e svanire, magari, nel doppiopetto di un sindaco che si è rifiutato di celebrare nella sua veste ufficiale più solenne e rappresentativa il momento di fraterna solidarietà rappresentato dalla straordinaria manifestazione fiorentina seguita al massacro. 
 
Per questo, non vanno risparmiati forze ed energie nel mantenere viva la memoria: Dio benedica le mani pietose di chi ha già dato il proprio contributo a farlo! E ripromettiamoci – tutt*! – di contribuire a nostra volta in ogni modo possibile.

L’educazione e la cultura, viva e palpitante, che riusciremo ad instillare nei giovani e giovanissimi farà il resto: ci aspetta un lavoro molto faticoso ma  anche pregevolissimo. Non ci risparmieremo nel porlo in essere, nel rifondare cioè quegli stessi valori che ormai da generazioni sono affermati dalle Costituzioni repubblicane, e da quella italiana in modo particolare.
Del resto, si sa, se nessuno la fa vivere, la legge -anche quella suprema- diventa solo un pezzo di carta.
 
Forse, non tutto è perduto! Siamo ancora in tempo ad onorare ed inverare, da quì ai prossimi decenni, le magnifiche parole di Calamandrei. Queste, le parole pronunciate da Piero Calamandrei all’Assemblea Costituente, nella seduta del 4 marzo 1947:

“Io mi domando, onorevoli colleghi, come i nostri posteri
 tra cento anni
giudicheranno questa nostra Assemblea Costituente:
 se la sentiranno alta e solenne…
Io credo di sì:
credo che i nostri posteri sentiranno più di noi, tra un secolo,
 che da questa nostra Assemblea Costituente
è nata veramente una nuova storia…
e si immagineranno…
che in questa nostra Assemblea,
mentre si discuteva della nuova Costituzione repubblicana,
 seduti su questi scranni non siamo stati noi,
uomini effimeri di cui i nomi saranno cancellati e dimenticati,
 ma sia stato tutto un popolo di morti,
di quei morti,
che noi conosciamo a uno a uno,
caduti nelle nostre file,
nelle prigioni e sui patiboli, sui monti e nelle pianure,
nelle steppe russe e nelle sabbie africane, nei mari e nei deserti,
da Matteotti a Rosselli, da Amendola a Gramsci,
 fino ai giovinetti partigiani…”
 
Certo non avrebbe mai potuto immaginare, Piero Calamandrei, che a quella lista infinita di nomi sarebbero stati aggiunti, un giorno, anche quelli di Samb Modou e Diop Mor. Eppure, idealmente, di quella lista essi ne fanno parte da sempre… Coi loro nomi confusi e sovrapposti con tutti quelli degli italiani morti dovunque:
 
“per riscattare la libertà e la dignità”
 
Forse siamo ancora in tempo. Noi, non cancelleremo e non dimenticheremo Calamandrei, nè tutti gli altri apostoli di giustizia che hanno illuminato il nostro tempo più buio. Ma  faremo di più:
 
in questo mare nostro
 divenuto la tomba di così tanti innocenti,
 come in quell’angolo dolente in Piazza Dalmazia,
 erigeremo altrettanti templi della nostra…
 
RESISTENZA!
 

 

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Giornata dell’indignazione, cresce la richiesta di cambiamento

Comunicato stampa della Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL.
11/10/2011

Il 15 ottobre, nella giornata internazionale dell’indignazione, deve alzarsi forte la richiesta del cambiamento. Bisogna farlo con la forza della ragione e con la mobilitazione non violenta delle tante soggettività sociali.

Indignarsi è importante ma non basta; occorre costruire un’altra visione del mondo cancellando i dogmi del liberismo che stanno massacrando le nuove generazioni. Il mondo non può essere più governato come un grande mercato nel quale si difendono rendite finanziarie e speculazione e si uccidono il lavoro e le protezioni sociali. Per uscire dalla crisi c’è bisogno di investire risorse nei beni comuni, nella sostenibilità ambientale e ridistribuire la ricchezza sempre più concentrata in poche mani.

Le condizioni del lavoro non possono diventare una variabile del mercato. Cancellare l’art. 8 della manovra finanziaria, rafforzare la contrattazione collettiva, superare la precarietà, garantire il diritto al lavoro e nel lavoro, bloccare i licenziamenti sono le condizioni necessarie per restituire dignità, autonomia e libertà alle lavoratrici e ai lavoratori. Porre la questione di un reddito di base può essere un fatto concreto per ridare la speranza di un futuro migliore alle nuove generazioni escluse dal lavoro, dal diritto allo studio e dal Welfare e alle quali si pretende di far pagare i costi della crisi. Bisogna riconquistare la sovranità dei popoli e delle istituzioni perché la crisi economica determina la crisi della democrazia con la sudditanza della politica ai mercati. La verità è che l’attuale modello di sviluppo non è più in grado di garantire né crescita e né benessere delle persone. (continua…)

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La rabbia di una generazione senza futuro

Tra le tante parole dette e scritte ,dopo la grande manifestazione del 14 dicembre a Roma, vi invito a leggere le riflessioni di una donna: Vita Cosentino. L‘ho trovata in rete, merita di essere letta perchè rappresenta un’altro punto di vista per me condivisibile.

“Non vogliamo lezioni da Saviano, né tantomeno da chi c’era negli anni ‘70”, dicono gli studenti e i ricercatori che rivendicano a opera loro, e non di infiltrati, la violenza rabbiosa che è scoppiata a Roma il 14 dicembre. Se ne discute molto in questi giorni, ed è bene che sia così, ma colpisce che il dibattito è quasi esclusivamente tra uomini: più giovani e anche giovanissimi e più vecchi.

Io sono una donna (abbastanza vecchia) e voglio intervenire non per dare lezioni. Spero che accettino che venga loro fatta presente questa contraddizione: in tutto il dibattito di questi giorni sulla violenza manca la voce femminile. Pure i movimenti della scuola e dell’università sono pieni di studentesse e di ricercatrici attive e creative e penso che tante proposte, tante idee e parole di queste settimane di movimento siano venute da loro. Fino al giorno prima parlavano, poi sul crinale dei bancomat presi d’assalto e di macchine incendiate il filo che teneva assieme il dialogo donne/uomini nel movimento si è interrotto: gli uomini parlano e rivendicano (non tutti) quelle modalità guerresche, le donne (in gran parte) tacciono, non trovano mediazioni per quel che avrebbero da dire. Non c’è più spazio per quel che vorrebbero fare. Anche questa è una prevaricazione. Quelle che fino al giorno prima erano compagne di lotta, interlocutrici privilegiate, sono azzerate completamente. (continua…)

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Scuola ti voglio bene comune. Bilancio positivo per la Banca del tempo didattico

BILANCIO POSITIVO PER ‘LA BANCA DEL TEMPO DIDATTICO’. IN MOLTE SCUOLE ELEMENTARI I VOLONTARI  COPRONO IL SERVIZIO PRE E POST SCUOLA
Tante le associazioni di volontariato che partecipano al progetto ‘Abilmente diversi’

Grande risposta delle associazioni di volontariato e dei singoli volontari, genitori, pensionati ed ex insegnanti al progetto ‘Scuola ti voglio bene comune’ nato nell’ambito del “Patto per la scuola’ che il Comune da più di un anno ha ’siglato’ con gli Istituti Comprensivi, il liceo scientifico ‘Majorana’  e le famiglie. Una protesta attiva contro i tagli alla scuola pubblica.
Tante le persone quindi che si sono  messe al servizio degli istituti scolastici per garantire una copertura negli orari del pre e post scuola (15 minuti) – ovvero quelle fasce orarie dove i tagli all’istruzione hanno drasticamente ridotto le professionalità e anche per svolgere attività di laboratorio e di sostegno agli studenti portatori di handicap – per dimostrare che quelle professionalità non sono optional, ma figure indispensabili perché la didattica non sia svilita. Grazie all’attività della ‘Banca del tempo didattico’ coordinata da Fiorenza Fanicchi in molte scuole elementari del territorio i volontari stanno tamponando delle emergenze per i servizi di pre e post scuola. I volontari impegnati in questa attività di accoglienza e sorveglianza sono infatti già una ventina e sono destinati  a crescere. (continua…)

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SCUOLA TI VOGLIO BENE COMUNE

Costruiamo insieme  una Banca del tempo didattico 

Contro questo governo e la sua politica di liquidazione della scuola pubblica dell’università e della ricerca, contro i continui tagli di risorse che sta producendo una caduta verticale, di servizi e della qualità didattica della scuola che rappresenta il nostro prezioso  bene comune, NOI CI OPPONIAMO CON TUTTE LE NOSTRE FORZE.
Le principali vittime di questa sciagurata politica saranno ancora una volta i soliti, i più deboli, coloro che avrebbero bisogno di essere seguiti di più e meglio e che invece resteranno indietro e saranno  gli ultimi e poi gli esclusi in classi sovraffollate e ingestibili in una scuola pubblica sempre più degradata privata di tutto.
Contro questa politica, oltre che protestare e opporci, vogliamo fare qualcosa di concreto, vogliamo costruire un DOPOSCUOLA  fatto da volontari che possono fornire cultura, formazione, supporto a chi ne ha bisogno ed è abbandonato a se stesso.
La nostra Assessora alla cultura e all’istruzione pubblica nel Comune di Capannori Leana Quilici, è impegnata in prima fila in questa azione di forte protesta e denuncia ma anche di proposta per cercare di trovare una soluzione temporanea che riduca disagi e sofferenze ed emarginazioni sociali, in attesa che questo paese ritrovi la forza e il coraggio di indignarsi e di lottare per mandare a casa questi nuovi barbari che ci governano e per affermare una politica che metta al centro la scuola come bene comune.
Sinistra per Capannori aderisce con grande convinzione a questa proposta istituzionale promossa dall’assessorato all’istruzione pubblica aperta a tutto il mondo della scuola e a tutta la società civile. 
CERCASI VOLONTARI:  giovani studenti universitari, neo laureati, precari, insegnanti in pensione per dare vita a questo DOPOSCUOLA di denuncia e costituire una BANCA DEL TEMPO in cui ognuno mette a disposizione settimanalmente qualche ora del suo tempo libero in modo da organizzare un programma didattico di qualità autogestito dall’assemblea dei volontari insegnanti e dei genitori.

Fate girare in rete questo appello.

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L’intervista sulla crisi economica rilasciata al Manifesto

a cura di Sara Nocentini

In attesa che le cronache regionali si animino con le discussioni in merito alla formazione della nuova giunta Rossi, torniamo ad occuparci di crisi economica e delle possibili soluzioni che potrebbero permettere un rilancio dell’economia toscana. Ne abbiamo parlato con Eugenio Baronti, assessore alla casa, ricerca e università della giunta Martini e membro della “task force” regionale contro la crisi. Per Baronti due sono i versanti dell’azione: arginare gli effetti devastanti della crisi sul mondo del lavoro e nei settori produttivi meno competitivi e incentivare una riconversione dell’economia regionale verso una maggiore sostenibilità, coniugando innovazione e qualità del lavoro per una ripresa virtuosa.

(continua…)

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La mia solidarietà e vicinanza a tutti i lavoratori della conoscenza

Manifestazione la ricerca calpestataPieno appoggio e sostegno alle iniziative di protesta contro il disimpegno del governo nei confronti dell’ università e della ricerca

In queste ultimi scampoli di mandato e dentro un silenzio stampa imposto a noi amministratori nel periodo elettorale, voglio far giungere a tutto il mondo della conoscenza, ai lavoratori, ai precari, agli studenti, ai docenti, ricercatori, tecnici amministrativi, tutta la mia vicinanza e solidarietà per lo stato di crisi e di precarietà  in cui sono costretti ad operare. (continua…)

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Ricerca: cinque regioni insieme per promovere la ricerca ed essere più competitivi

Firmato a Roma un accordo tra Toscana, Campania, Lazio Marche e Umbria

La ricerca italiana sarà più competitiva in Europa. E le Regioni italiane saranno più attrezzate per partecipare alla gara europea per conquistare i fondi ad essa destinati, a cominciare dagli oltre 50 miliardi che costituiscono la posta in gioco complessiva del VII programma quadro per la ricerca.

E’ una delle conseguenze che scaturiranno dall’accordo di collaborazione firmato a Roma da cinque Regioni: Campania, Lazio, Marche, Toscana e Umbria. L’accordo, promosso dalla Regione Toscana, consente, attraverso un più stretto coordinamento fra le diverse realtà regionali, di fare massa critica e risultare così più capaci di accedere ai fondi messi a disposizione dal VII Programma Quadro Europeo in materia di Ricerca ed Innovazione. (continua…)

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3° Meeting sull’Inquietudine della modernità: I saluti dell’Assessore regionale Eugenio Baronti

 Vi porto i saluti della Giunta Regionale e del Presidente Claudio Martini  a questa terza edizione del Meeting dedicato alle inquietudini della modernità che rappresenta sicuramente  un momento importante di grande valore scientifico e di alto profilo culturale per la quantità e qualità dei contributi che si alterneranno in questi cinque giorni di intenso lavoro in cui si proseguirà una riflessione già avviata nelle edizioni precedenti  sugli effetti della crisi  delle società occidentali e sulle ricadute  sociali, culturali ed emotive che queste hanno sulle popolazioni . Sicuramente rispetto all’edizione 2008 le condizioni non sono migliorate, anzi, la percezione della portata e delle dimensioni della crisi che stiamo attraversando è notevolmente cresciuta. Si incomincia a percepire che questa non è solo  una crisi economico finanziaria e basta, ma questa si intreccia ed interagisce con una crisi ambientale, energetica, sociale, demografica la cui portata epocale crea non solo preoccupazione ed incertezza per il futuro ma una grande senso di inquietudine diffusa.In questo ultimo anno è  cresciuta la consapevolezza dell’insostenibilità del nostro modello di sviluppo, di consumo e dei nostri stili di vita, di pari passo è cresciuto il senso di insicurezza e di precarietà che coinvolge e condiziona ormai milioni di vite umane.

Cresce la consapevolezza, a livello di opinione pubblica mondiale, della fragilità del nostro pianeta, che questo modello di sviluppo ci sta portando alla rovina perché con  i nostri livelli esasperati di consumo ci stiamo mangiando il capitale naturale biologico accumulato in qualche miliardo di anni di evoluzione della vita.

Le generazioni del nostro tempo stanno consumando a ritmi frenetici il patrimonio naturale della  terra con consumi del 40% superiori alla biocapacità del pianeta. Dal 25 settembre, giorno dell’ earth overshoot day. stiamo utilizzando, per  soddisfare i nostri bisogni sociali e individuali, risorse naturali che non ci appartengono, stiamo vivendo a credito, attingendo irresponsabilmente alle riserve  destinate alle future generazioni a cui stiamo sottraendo sicurezza e futuro.

 La sfida che abbiamo davanti è di quelle da far tremare i polsi, c’è da rimettere in discussione modello di sviluppo, di consumo e stili di vita o faremo questo per scelta libera, consapevole e ambientalmente e socialmente responsabile o saremo costretti a farlo sotto la pressione di una  sterminata moltitudine di esclusi e di disperati perché questo nostro pianeta è sempre più piccolo, affollato e affamato.La scienza può venirci incontro e darci una mano, il rapporto tra scienza e società e scienziati e cittadini è di fondamentale importanza, può ricondurci verso una nuova cultura, non a caso questa edizione del meeting si interroga sulle acquisizioni sociali delle culture scientifiche, sulla loro dimensione civica, sociale e politica. Già la crisi sta erodendo tenori di vita e rimette in discussione abitudini,  riduce livelli di consumi consolidati, diminuisce tutele pubbliche, vengono meno identità che si pensavano stabilizzate e durature. E’ del tutto inevitabile che l’insicurezza si trasformi in incertezza e ansia per il futuro in paura anche irresponsabilmente alimentata e strumentalizzata per finalità politiche che già stanno avendo  effetti sociali e culturali devastanti. In queste condizioni anche i residui legami e reti relazionali sociali tendono ad indebolirsi a frantumarsi e dissolversi in una comunità impaurita che non produce più relazioni solidali ma condizioni esistenziali fatte di solitudini diffuse ed egoismi individuali.Come sempre la crisi pesa di più sulla componente più povera e più debole della società e la paura pesa e influenza ragionamenti e comportamenti  sociali e politici, si cerca di esorcizzare la paura attribuendone la responsabilità alla diversità etniche, religiose, razziali, sessuali, nella ricerca di un caprio espiatorio sul quale scaricare le colpe e così facendo si alimenta intolleranza ed egoismi i individuali e si produce un imbarbarimento nelle relazioni umane e sociali. Io sono convinto che non riusciremo ad uscire da questa crisi  con azioni e misure ordinarie, con le solite ricette tradizionali, ne tanto meno  con piccoli aggiustamenti. Una crisi di queste dimensioni può portarci diritti verso il precipizio e il declino economico e sociale oppure può offrirci l’opportunità per iniziare, fin da subito, a cambiare direzione di marcia incamminandoci con determinazione sulla strada della sostenibilità nel produrre, consumare, nel vivere, nell’abitare; una strada che passa attraverso  una progressiva azione di riconversione e riqualificazione del nostro modello di sviluppo e del nostro sistema produttivo che implica un cambiamento profondo del modello attuale dei consumi e, di conseguenza, dei nostri stili di vita e comportamenti individuali e sociali. Nella nostra società contemporanea la scienza e la tecnologia ha un peso sempre maggiore in tutti gli aspetti della vita quotidiana delle donne e degli uomini ed ha in se anche una drammatica potenzialità distruttiva Non basterà la semplice seppur necessaria innovazione tecnologica a salvarci dall’imbarbarimento e dal declino per poter continuare un cammino di civiltà c’è bisogno di un nuovo umanesimo, c’è bisogno di dare la giusta considerazione ed importanza alle scienze umanistiche e sociali perché c’è bisogno di costruire una nuova cultura di un nuovo sistema di valori condivisi in grado di reggere l’urto delle grande trasformazioni necessarie ed inevitabili. La scienza deve trovare il tempo per la cultura, lo scienziato contemporaneo, lacerato tra esigenze ed imperativi opposti e talora contraddittori che chiamano in causa al di là dello scienziato, il cittadino e, soprattutto, l’uomo. L’ottimismo della volontà e la speranza può vincere la paura, la speranza non come attesa messianica ma come azione, impegno concreto, la forza delle idee per dare  forma e sostanza ad un’idea di società democratica civile e solidale. 

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