Currently Browsing: Diritti sociali Diritti civili

Per un nuovo rinascimento toscano

Il sistema di potere toscano è in crisi profonda, ormai sono tanti i segnali premonitori e qualche volta sono addirittura clamorosi, come il successo alle primarie di Renzi e quello del M5S nelle politiche di febbraio. Entrambi hanno raccolto, in forme e modi diversi, la stessa crescente collera popolare per una classe politica dirigente conservatrice che non gode più della stima e della fiducia del suo popolo, una classe dirigente che non si schioda rispetto ad un sistema di potere consolidato che considerano immutabile ed eterno ma, nulla, è eterno in questo mondo. La voglia di rottamarli e di mandarli tutti a casa è forte anche in Toscana e anche nelle zone più rosse. I casi di malgoverno e la mala pianta della cattiva politica cresce; l’ultima vicenda, la più clamorosa, il Monte dei Paschi di Siena, la spina dorsale del sistema economico toscano, rischia di trascinare nel precipizio il PD che non riesce a trovare dentro di se la forza e il coraggio di reagire per dare una risposta forte ad una grande e pressante domanda di cambiamento. Non solo il PD, tutti noi, siamo posti di fronte ad una alternativa secca: o si cambia o si muore, riproporre oggi i soliti comportamenti, le solite rituali stanche liturgie, pensare di rimediare con un po’ di populismo e di demagogia o con uno sterile massimalismo verbale contraddetto da una pratica quotidiana minimalista, significa semplicemente prolungare l’agonia politica e soprattutto significa alimentare il fuoco della collera popolare. (continua…)

Share on Facebook

E’ passato il tempo della denuncia adesso è venuto il tempo della ricostruzione

Sono in tanti in queste ore che mi chiedono cosa penso rispetto al precipitare della vicenda politica capannorese di queste ultime ore, soprattutto da coloro che sono a conoscenza del mio stretto rapporto di amicizia con Alessio Ciacci che fu colui che nel 2007 mi sostituì quando andai in Regione e che è stato il continuatore di politiche che ci hanno sempre visto, e ci vedono tutt’ora, in profonda sintonia culturale e politica. Intanto è necessario fare un po’ di chiarezza perché, di confusione, ne è stata fatta abbastanza in questi giorni.  Sinistra Ecologia libertà non è uscita dalla Giunta perché in Giunta non c’è mai stata, Leana Quilici e Alessio Ciacci non sono iscritti a SEL e SEL non è nemmeno rappresentata nel Consiglio comunale di Capannori per il semplice fatto che è nata nel 2010 dopo le elezioni amministrative di Capannori. La componente che ha dato vita a SEL si presentò nella lista unitaria di Sinistra per Capannori. Per molti questa crisi è apparsa come un fulmine a ciel sereno, nella realtà non è così, perchè  Il fuoco covava da molto sotto le ceneri. A Leana Quilici e ad Alessio Ciacci va tutta la mia solidarietà e vicinanza umana perché queste sono decisioni sofferte che fanno star male dentro e lasciano ferite profonde. (continua…)

Share on Facebook

La rivoluzione elettorale del febbraio 2013

Gli storici la ricorderanno cosi, come una rivoluzione elettorale senza precedenti, quella che andata in onda lunedì 25 febbraio nella tarda serata a reti unificate su tutte le emittenti televisive italiane, europee ed internazionali. Lo tsunami Grillo ha travolto e piegato come un fuscello il sistema politico della seconda repubblica. Circa 16 milioni di elettori hanno cambiato il loro voto, un dato clamoroso, mai successo prima. Il PDL redivivo, grazie all’abilità mediatica comunicativa del suo padre padrone tanto abile quanto cinico e privo di ogni scrupolo di ordine morale ed etico, ha lasciato sul terreno più di 6 milioni di elettori, il Pd, ancora una volta è riuscito a raffreddare ogni entusiasmo, presentandosi con la solita faccia grigia, senza passione e senza anima, ha vinto di stretta misura la battaglia di Pirro, perdendo circa 4 milioni di voti. Anche la Lega, pur centrando l’elezione del suo segretario a Presidente della più grande regione Italiana, esce da queste elezioni perdendo la metà del suo consenso elettorale; la sinistra alternativa, quella che ostinatamente ha voluto andare da sola, fuori dal centro sinistra, è stata accompagnata dagli elettori al capolinea per l’ultimo triste viaggio senza ritorno, cancellata per la seconda volta dalle aule parlamentari. Infine, l’unica consolazione che ci rimane, è la cancellazione di Fini e Casini, il pesante ridimensionamento delle ambizioni politiche elettorali di Monti e la insignificanza politica di tutto il resto delle forze politiche, vecchie e nuove. (continua…)

Share on Facebook

Perchè bisogna dire NO al cacciabombardiere F-35 Joint Strike Fighter

Nei mesi scorsi si è sviluppata una grande mobilitazione che ha coinvolto molti cittadini, 650 associazioni, ha trovato sostegno in oltre 50 Enti Locali (tra Regioni, Province e Comuni). Questi sono stati i protagonisti anche di una giornata d mobilitazione per la campagna “Taglia le ali alle armi” (promossa da Rete Italiana per il Disarmo, Sbilanciamoci! e Tavola della Pace). Negli ultimi mesi l’attenzione sul tema delle spese militari e del particolare spreco costituito dai caccia Joint Strike Fighter è cresciuta moltissimo anche grazie a tutte le informazioni diffuse dalle associazioni e dai gruppi che hanno sostenuto “Taglia le ali alle armi”. Dai problemi tecnici ai costi sempre in aumento, dai dubbi di tutti gli altri paesi partner alla ostinata decisione di continuare l’acquisto da parte del nostro Ministero della Difesa, alle inesistenti “penali” sulla cancellazione dell’acquisto, l’opinione pubblica ha avuto modo in questi ultimi mesi di capire meglio cosa sta dietro al progetto del caccia F-35. E comprendere come si tratti dell’ennesimo e gigantesco spreco di denaro pubblico a sostegno delle spese militari distolto invece da usi socialmente ed ambientalmente più utili e necessari.
(continua…)

Share on Facebook

Viva il 1° Maggio

Un anno fa il Primo maggio fu preceduto dalla polemica sulla deroga per l’apertura dei negozi. Si disse: da festa del lavoro a festa dello shopping. Quest’anno i negozi potranno rimanere aperti senza bisogno di deroghe, in virtù di una legge del governo tecnico, lo stesso governo che ha proposto nuove regole del mercato del lavoro per mostrare all’Europa lo scalpo dell’art.18. C’é un’idea di fondo che unisce le due scelte: ormai la competizione globale non riconoscere valore al lavoro perché è il consumo che va reso libero, è al consumo che va dato valore. E allora, ancora di più noi diciamo: viva il Primo maggio, festa del lavoro

Share on Facebook

Mai più complici

Cinquantaquattro. L’Italia rincorre primati: sono cinquantaquattro, dall’inizio di questo 2012, le donne morte per mano di uomo. L’ultima vittima si chiama Vanessa, 20 anni, siciliana, strangolata e ritrovata sotto il ponte di una strada statale. I nomi, l’età, le città cambiano, le storie invece si ripetono: sono gli uomini più vicini alle donne a ucciderle. Le notizie li segnalano come omicidi passionali, storie di raptus, amori sbagliati, gelosia. (continua…)

Share on Facebook

Qualità dell’abitare ed ecoefficienza nell’edilizia residenziale pubblica

Di seguito la mia relazione al Convegno internazionale organizzato dall’ UNIVERSITA’ FEDERICO II DI NAPOLI

Friday 28th October 2011
Palazzo Reale di Napoli, Sala dell’Accoglienza

THE RETROFIT CHALLENGE: LEARNING FROM EUROPE
Planning, design and management of retrofitting
International Conference

di Eugenio Baronti 

Vorrei iniziare il mio contributo, a questa conferenza internazionale, con una affermazione in premessa:  le case servono per accogliere gli uomini, le donne e i bambini, perchè la casa, è un diritto primario, è lo spazio fisico e simbolico che definisce l’identità’ e sancisce l’appartenenza ad una comunità sociale. Una casa è vita, sicurezza, intimità, è contenitore di affetti. Abitare è prerequisito di ogni altro diritto di cittadinanza, è il fondamento sul quale edificare una  politica di integrazione e coesione sociale.
Lo so, che questa premessa, suona come una retorica affermazione di principio in stridente contrasto  con la realtà dei nostri tempi. Basta uscire fuori e guardarci attorno attraversando una qualsiasi “moderna” periferia, in qualsiasi parte d’Italia. Questo paese ha lasciato il campo libero alla speculazione dei grandi e piccoli palazzinari, che come nuovi barbari, hanno spadroneggiato in lungo e in largo per tutto il paese, violentando e snaturando le nostre città, costruendo periferie disumane e disumanizzanti, facendo strage di paesaggio e suolo agricolo. Il risultato è che oggi, ci ritroviamo con centinaia di migliaia di case vuote senza famiglie e nel contempo cresce la disperazione di centinaia di migliaia di famiglie senza casa che vivono in drammatiche situazioni di disagio. Siamo precipitati   nel bel mezzo di un’emergenza abitativa alimentata e resa esplosiva dalla crescita esponenziale del precariato, da una grave crisi economica ed occupazionale,  e per di più, ci troviamo tra le mani  un patrimonio edilizio esistente che è tra i più inefficienti del continente. (continua…)

Share on Facebook

Fuori l’Italia e la Nato dalla Libia e dall’Afganistan. Non esistono guerre giuste.

Documento approvato al congresso provinciale della federazione di Lucca

Il sentimento che proviamo  per le guerre in corso in Libia ed Afghanistan e per la situazione internazionale è di estremo disagio.
Il mondo occidentale continua a perseverare nella tentazione del colonialismo, nel tentativo di imporre, con violenza mascherata da solidarietà, il proprio potere economico e politico.
 
La Libia è un caso esemplare, sia come dimostrazione di questo imperante atteggiamento delle potenze occidentali, sia della gregarietà e dell’impotenza in campo di diplomazia internazionale dell’Italia.
Siamo di fronte ad una guerra che ha come unico scopo quello di mischiare le carte dei rapporti internazionali della Libia per cercare di trarne il maggior profitto; l’imbarazzante corsa dei politici europei e americani ad ingraziarsi, a pistole ancora fumanti, i nuovi potenti per ottenere contratti miliardari è forse la migliore dimostrazione di questo fatto.
L’enorme ricchezza della Libia fa gola a molti. (continua…)

Share on Facebook

La strage in Norvegia e l’islamofobia dei giornali

Oggi il quotidiano Libero spiega con questo titolo l’atto terroristico avvenuto ieri in Norvegia: “Con l’islam il buonismo non paga. Norvegia sotto attacco: una strage”. Qualcuno dirà che non hanno fatto in tempo a cambiare il titolo. In fondo, la polizia norvegese ha diffuso l’identikit del terrorista molto tardi. Può darsi. Ma errore o no, il titolo trasuda razzismo. E in questa sistematica e costante propaganda razzista contro le popolazioni arabo-musulmane Libero non è affatto solo.

I mass-media europei ed italiani sono da molto tempo protagonisti della criminalizzazione dell’immigrazione di origine arabo-musulmana e dell’islam in generale, ma in questa fase storica si stanno trasformando, ogni giorno di più, in soggetti attivi dell’incitamento all’odio. Sono loro, infatti, che ridefiniscono la struttura dello stereotipo dell’ “islamico”, associandolo al “terrorismo” e al “fondamentalismo”.

Come ci riescono? Utilizzando la routine dell’emergenza e della sicurezza, spettacolarizzando e distorcendo tutto ciò che in qualche modo ha a che fare con esso. Così facendo incoraggiano l’esclusione degli immigrati musulmani dalla vita sociale del paese, invocando nei loro confronti speciali e urgenti politiche di controllo. Il risultato è la costruzione di una categoria astorica e dai tratti caricaturali del “musulmano”. Il tutto finisce, ovviamente, per legittimare la razzizzazione dell’appartenenza religiosa mediante la sovrapposizione di religione, razza e cultura (esattamente come accadde nei confronti della popolazione ebraica durante la seconda guerra mondiale).

Anche nel mercato editoriale vengono immesse numerose pubblicazioni di autori italiani e stranieri che sostengono una simile impostazione. In questa produzione, generalmente e sistematicamente volta alla bestializzazione delle popolazioni e delle società arabo-musulmane (salvo poi sorprendersi della loro capacità di fare le rivoluzioni e di rivendicare diritti), si possono individuare due filoni principali: uno di carattere popolare-viscerale, che parla alla pancia, con Oriana Fallaci come “massima” espressione di esso, e uno di carattere più “scientifico”, che parla alla testa, per così dire, rappresentato oggi da un H.M. Enzesberger (Il perdente radicale, Einaudi, Torino, 2007).

Ma vi un altro filone da considerare e che, a parere di chi scrive, è ancor più pericolosamente razzista, in quanto tende a celare nel suo discorso, fatto di frasi apparentemente neutre e considerazioni di finto “buon senso”, il razzismo strutturale su cui si fonda. Un esempio eclatante, in questo senso, è l’articolo pubblicato oggi su La Stampa da Lucia Annunziata, dal titolo: “Addio al mito del paese perfetto”. Ebbene, nonostante la giornalista fosse perfettamente a conoscenza del fatto che il maggior indiziato della strage in Norvegia fosse un uomo bianco, dai capelli biondi e dagli occhi azzurri, cristiano, giovane, e con la mascella à la Ridge, lei prova ugualmente a distribuire un po’ di colpe sui 150mila “islamici” che vivono in Norvegia:

«Ma questo violento risveglio è davvero una sorpresa? Nulla avviene in realtà mai all’improvviso, e neanche questo attacco del terrorismo all’estremo nord d’Europa, arriva di punto in bianco. La Islamofobia è stata in permanente crescita negli ultimi anni sotto la pelle del quietissimo paese, in cui circa 150mila islamici su una popolazione di cinque milioni di abitanti, hanno finito con il costituire un permanente elemento di frizione culturale, un esempio tangibilissimo di come l’Islam in un paese pure laicissimo non sia facilmente assorbibile. E dentro questa tensione, dentro lo sfaldarsi di un sistema, negli ultimi anni si è manifestato in questo come in altri paesi del Nord il formarsi di una reazione di destra, l’affermarsi , soprattutto via internet, di gruppi razzisti, violenti. Nutriti da una nostalgia del passato, che in questi paesi del nord, come sta succedendo anche in Svezia, ha il volto delle forti correnti di simpatia che ci furono prima della Guerra mondiale per il Nazismo».

Il suo ragionamento sembra essere il seguente: ok, l’autore dell’atto terroristico è islamofobo e razzista, ma lo è diventato a causa della presenza di 150mila immigrati “islamici” che vivono in Norvegia e la strage compiuta dal bianco e cristiano norvegese è, di per sé, «un esempio tangibilissimo di come l’Islam […] non sia facilmente assorbibile».

Più che un esempio tangibilissimo del carattere inassorbibile dell’islam, questo è un esempio tangibilissimo della manipolazione razzista dell’informazione in Italia.

Share on Facebook

Democrazia irriconoscibile

un intervento di Fausto Bertinotti, Sergio Cofferati, Gianni Ferrara
 
Allarma la falla che si è aperta nella società italiana e che incrina alcuni dei principi economico-sociali della nostra democrazia. A provocarla è l’intesa intervenuta tra Confindustria, da una parte e CGIL, CISL e UIL dall’altra. Le maggiori organizzazioni sindacali italiane intenderebbero riavviare così un processo unitario sulla contrattazione, auspicato ed auspicabile. Ma la partenza è preoccupante, la direzione sbagliata. L’intesa sancisce una compressione intollerabile dei diritti dei lavoratori e uno snaturamento della natura stessa del sindacato. Il diritto dei lavoratori di decidere con il proprio voto sugli esiti della contrattazione risulta precluso. Dalla fase iniziale del procedimento di formazione delle piattaforme fino alla loro conclusione, qualsiasi intervento delle lavoratrici e dei lavoratori è precluso. Scompare il diritto di pronunziarsi sui contenuti delle piattaforme e a indicare i margini del mandato. Nessuna direttiva può essere espressa, nessuna influenza esercitata, nessun orientamento suggerito sull’andamento della trattativa nelle fasi successive. La definizione dell´accordo e la sua sottoscrizione escludono qualsiasi pronuncia dei destinatari delle clausole contenute, siano o non iscritti ai sindacati. Il contratto collettivo nazionale viene in tal modo a configurarsi come atto normativo avente ad oggetto prestazioni e controprestazioni, il cui contenuto, la cui determinazione concreta (entità del salario, orari, tempi, modalità delle prestazioni e della vita in fabbrica) saranno decise, per le lavoratrici e i lavoratori, dai sindacati senza nessun intervento previsto dei lavoratori. (continua…)

Share on Facebook

Rifugiati: le nuove declinazioni dei diritti

Stefano Rodotà 21.6.’11 da “Il Manifesto”
Un intervento alla Giornata per i 60 anni della Convenzione dei rifugiati.

Rifugio è parola antica, nella quale si rispecchiano una esigenza individuale e una responsabilità collettiva. E proprio il difficile intreccio tra questi due piani ha sempre reso arduo il riconoscimento del rifugiato, con la mai vinta prepotenza dell’esclusione contro l’accoglienza. Rifugio è il luogo dove si trova riparo da avversità, violenza, ingiustizia, persecuzione. Risponde a un bisogno profondo dell’uomo, e tutto può essere rifugio in un mondo senza cuore (queste sono parole di Cristopher Lasch, che così definisce la famiglia).
Prima ancora d’essere affidato alla norma giuridica, il tema del rifugio attraversa le culture, riguarda l’ineludibile confronto con l’altro, trova eco nelle religioni, che ne catturano le virtù. Asilo, per i romani, era un Dio. E leggiamo il Levitico: «lo straniero che vive tra voi lo tratterete come chi è nato tra voi». Un’accoglienza senza condizioni, che si fa offerta generosa quando tra gli attributi della Vergine compare il «refugium peccatorum». Si giunge così alla radice della condizione umana, alla libertà e alla dignità della persona.
Questo ha portato ad uno statuto dei luoghi di culto come luogo di rifugio, di cui abbiamo avuto una rinnovata testimonianza dai sans-papiers francesi, “rifugiati” appunto nella chiesa di Saint Eustache. Entrando in quei luoghi si era al riparo della persecuzione, si diventava immuni. Ed era così anche per luoghi dell’organizzazione civile, come accadeva, per consuetudine non scritta, alle università, che ora hanno perduto il privilegio d’essere spazi nei quali non penetrava la polizia. (continua…)

Share on Facebook

Un travolgente successo che ci carica di grandi responsabilità politiche

di seguito un articolo di Rodotà

Tutto è cominciato poco più di un anno fa, quando la raccolta delle sottoscrizioni per i referendum sull´acqua come bene comune s´impennò fino a raggiungere il picco di un milione e quattrocentomila firme, record nella storia referendaria. Pochi si accorsero di quel che stava accadendo. Molti liquidarono quel fatto come una bizzarria di qualche professore e di uno di quei gruppi di “agitatori” che periodicamente compaiono sulla scena pubblica. O lo considerarono come un inciampo, un fastidio di cui bisognava liberarsi. Basta dare un´occhiata ai giornali di quei mesi.
E invece stava succedendo qualcosa di nuovo. Il travolgente successo nella raccolta delle firme era certamente il frutto di un lavoro da tempo cominciato da alcuni gruppi. In quel momento, però, incontrava una società che cambiava nel profondo, dove l´antipolitica cominciava a rovesciarsi in una rinnovata attenzione per la politica, per un´altra politica. Ai referendum sull´acqua si affiancarono quelli sul nucleare e sul legittimo impedimento. Nasceva così un´altra agenda politica, alla quale, di nuovo, non veniva riservata l´attenzione necessaria. (continua…)

Share on Facebook

In ricordo di Vittorio Arrigoni ucciso da un’odio cieco

Un ricordo del Presidente di Pax Christi Italia e nell’interno brani earticoli di Vittorio.

“Non ce ne andiamo, perché riteniamo essenziale la nostra presenza di testimoni oculari dei crimini contro l’inerme popolazione civile ora per ora, minuto per minuto”.

Così ripetevi durante Piombo fuso, unico italiano rimasto lì, tra la tua gente, tra i volti straziati dei bambini ridotti a target di guerra. Così mi hai ripetuto pochi mesi fa prima di abbracciarmi: io obbedivo all’ultimatum dei militari al valico di Heretz che mi ordinavano di uscire dalla Striscia, ma tu restavi. Questa era la tua vita: rimanere.
Sei rimasto con gli ultimi, caro Vittorio, e i tuoi occhi sono stati chiusi da un odio assurdo, così in contrasto, così lontano dall’affetto e dalla solidarietà della gente di Gaza, da tutta la gente di Gaza che non è “un posto scomodo dove si odia l’occidente”, come affermano ora i commentatori televisivi, ma un pezzo di Palestina tenuta sotto embargo e martoriata all’inverosimile.

Immaginiamo i tuoi amici e compagni palestinesi ancora una volta inermi, ancora una volta senza una voce che porti fuori da quella grande prigione la loro disperazione, testimonianza della loro umanità ferita e umiliata.
Non spendiamo parole per quelli che non hanno saputo essere, e per questo non sono restati, umani.
La tua gente di Palestina non dimenticherà il tuo amore per lei. Hai speso la tua vita per una pace giusta, disarmata, umana fino in fondo.

Anche a noi di Pax Christi mancherà la tua “bocca-scucita” che irrompeva in sala, al telefono, quando, durante qualche incontro qui in Italia, nelle città e nelle parrocchie dove si ha ancora il coraggio di raccontare l’occupazione della Palestina e l’inferno di Gaza, denunciavi e ripetevi: “restiamo umani!” Tu quell’inferno lo raccontavi con la tua vita. 24 ore su 24. Perché eri lì. E vedevi, sentivi, vivevi con loro. Vedevi crimini che a noi nessuno raccontava. E restavi con loro.

Abbracciamo Maria Elena, la tua famiglia e vorremmo sussurrare loro che la tua è stata una vita piena perché donata ai fratelli e che tutto l’amore che hai saputo testimoniare rimarrà saldo e forte come la voglia di vivere dei bambini di Gaza.

Ci inchiniamo a te, Vittorio. Ora sappiamo che i martiri sono purtroppo e semplicemente quelli che non smettono di amare mai, costi quel che costi.

Don Nandino Capovilla
coordinatore nazionale di Pax Christi Italia

continua…… (continua…)

Share on Facebook

« Previous Entries