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SIAMO INDIGNATI E ARRABBIATI

Con un colpo di mano, la maggioranza dei sindaci dell’ATO2, si sono arrogati il diritto di cancellare l’esito di un voto popolare

L’assemblea dei sindaci dell’ATO 2 ha approvato oggi il prolungamento delle concessioni per la gestione del servizio idrico integrato ad Acque Spa. Un colpo di mano, compiuto nonostante la netta contrarietà espressa da un vasto schieramento di forze politiche, movimenti, cittadini, un colpo di mano che tradisce l’esito referendario e la volontà di 1.700.000 elettori toscani.

I cittadini toscani, così come i cittadini italiani, si sono espressi a grande maggioranza, per la ripubblicizzazione del servizio idrico, opponendosi alla sua mercificazione e chiedendo con forza che l’acqua tornasse ad essere considerata un bene comune prezioso e un diritto universale inalienabile.
Era già un imperdonabile ritardo non aver ancora individuato e definito il percorso per una graduale ripubblicizzazione del servizio ma, con il voto di oggi, si è fatto addirittura peggio: si è andati nella direzione opposta votando il prolungamento di cinque anni delle concessioni in essere ad una società con il socio privato dentro. INACCETTABILE e VERGOGNOSO, uno sfregio per la democrazia.

Ci sono  forti perplessità sulla legittimità di quanto deciso oggi dall’assemblea dei sindaci dell’ATO 2 perché in questo modo si prolunga anche la remunerazione obbligatoria del capitale investito che è stata cancellata dal referendum e, inoltre, il prolungamento della concessione è stato votato dai sindaci dell’ATO senza il pronunciamento dei consigli comunali, che sono i depositari di questa scelta che avevano a suo tempo approvato decidendo la natura e la durata della concessione. Tra l’altro questo voto è stato espresso da un organismo prossimo allo scioglimento (31 dicembre prossimo) e senza nessuna urgenza.

Credo che sia necessario chiamare alla mobilitazione tutto il popolo “dell’acqua” per una nuova mobilitazione straordinaria perché questo attacco alla democrazia non venga replicato in nessuna altra parte della Toscana.
Intanto iniziamo a far conoscere a tutti i cittadini elettori lucchesi i nomi e cognomi dei sindaci che, votando per la proroga, hanno tradito la volontà popolare.

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L’acqua ferma l’onda liberista

Un articolo di Emilio Molinari pubblicato sul  Corriere della Sera Giovedì 16/6
Il referendum sul nucleare ha tirato la volata, ma quello sull’acqua ci ha messo l’anima profonda del cambiamento.
Ha interrotto una lunga fase, non solo quella di Berlusconi, ma quella del liberismo senza limiti di Regan, del ritiro della politica da ogni idea pubblica che ha contaminato tutti.
Viene da lontano, è figlia dei Forum Sociali Mondiali e di un lungo lavoro culturale  di 11 anni e di lotte, che hanno scavato nelle coscienze dei cittadini, di dialogo con la chiesa e di confronto-scontro coi partiti.
Le privatizzazioni caratterizzeranno il dopo referendum e il dopo Berlusconi. Ma non si potrà ignorare che i cittadini hanno detto: che il servizio idrico va gestito pubblicamente e che vogliono partecipare alla definizione delle scelte che si faranno, sapendo che si scontreranno con destra e sinistra, ma sopratutto con Confindustria, Federutilty, multinazionali che hanno ripetutamente detto che le privatizzazioni devono stare al centro dell’iniziativa di qualsiasi governo.
C’è in giro il timore di un nuovo “fantasma che si aggira per il mondo”…Ed è il fantasma della partecipazione che si fa soggetto organizzato in reti nazionali ed internazionali, capace di darsi obbiettivi a tutti i livelli: dal fermare la mercificazione dell’acqua potabile, all’affermazione del diritto umano nelle istituzioni internazionali. Che ha rivitalizzato come in Uruguay e Berlino il referendum strumento della sovranità popolare. Ha introdotto il linguaggio dei beni comuni di cui oggi tutti parlano. Che non divide i popoli, non demonizza i partiti per trovare un proprio consenso, ma cerca consenso tra la gente per cambiare la cultura dei partiti e portarli a battersi con noi come è avvenuto in parte nei referendum.
Non ha chiesto: stai con Berlusconi o contro? Ha detto a tutti: guardate al mondo e ai suoi terribili problemi, sono anche nostri. Ban Ky-Moon nel 2008 ebbe a dire che siamo di fronte a una grande crisi idrica mondiale ed a una grande crisi energetica che si alimentano e provocano altre crisi, compresa quella alimentare.
Volevamo parlare di questo. Chiedere: perché l’accesso ai beni comuni indispensabili alla vita e che scarseggiano, deve essere regolato dal mercato?
Esiste ancora un interesse pubblico e una fiscalità generale? L’acqua potabile è un bene comune oppure per il fatto che occorrono interventi industriali, la sua natura diventa economica, il suo accesso diventa individuale, regolato dal mercato?
L’acqua è un diritto umano o è solo un bisogno individuale che si compera come sostengono le multinazionali e i Forum Mondiali dell’acqua partecipati da 160 governi?
Noi non abbiamo parlato di gratuità. Avremmo voluto spiegare che vogliamo garantire il diritto a tutti, a carico della fiscalità, 50 litri al giorno per persona come sostiene l’OMS e dopo tale consumo una tariffa progressiva sempre più cara per garantire il risparmio.
Per paura ci hanno resi muti. Ha parlato la politica, che trasversalmente volle le privatizzazioni, e rancorosi economisti senza anima che hanno ridotto tutto ad una questione di fredda contabilità.
Il soggetto della partecipazione esiste. Ora i partiti non sono i soli soggetti della politica, ma anche i movimenti. Un protagonista in più, che vuole incontrare con pari dignità i partiti e le istituzioni, riproporre la propria legge di iniziativa popolare che il governo non volle discutere e aprire il grande tema della costituzionalizzazione dei beni comuni.
I referendum sull’acqua ci segnala un cambiamento epocale il cui motore è stata l’acqua. Prendetene atto e non parlate sempre da contabili.
Emilio Molinari
15.6.2011

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VOTA SI’ AI REFERENDUM PER L’ACQUA BENE COMUNE; SI PER FERMARE IL NUCLEARE, PER LA DIFESA DEI DIRITTI E DELLA DEMOCRAZIA

Domenica 12 e lunedì 13 giugno ci sono i Referendum per l’acqua pubblica, contro il nucleare e contrro il legittimo impedimento. E’ un appuntamento da non perdere assolutamente, una opportunità per riportare al centro della politica contenuti e idee progettuali per ridare un futuro a questo nostro paese.  Il declino e la dissoluzione della democrazia la possiamo ancora contrastare con un’iniezione di democrazia e di fiducia. Se 25 milioni di italiani si recheranno alle urne e il referendum sarà valido e vinceranno i SI , potremmo iniziare a costruire un’altra Italia. Tre SI’ per l’acqua bene comune, SI’ per fermare il nucleare, per la difesa dei beni comuni, dei diritti e della democrazia.

Questi referendum sono fondamentali per tutte le donne e uomini che guardano ad un altro modello di società, di sviluppo e al futuro del pianeta. E’ da anni che i movimenti in difesa dell’acqua bene comune si battono per il suo riconoscimento quale diritto umano universale, diritto calpestato da diverse norme che vogliamo abrogare con i referendum.
A questa battaglia contro la mercificazione dell’acqua si unisce la battaglia contro il ritorno al nucleare in Italia.

Il tremendo terremoto che ha colpito recentemente il Giappone e la drammatica situazione venutasi a creare nella centrale nucleare di Fukushima, con il disastro nucleare tuttora in corso e con conseguenze ancora imprevedibili ma in ogni caso tragiche per la popolazione coinvolta e per l’ambiente dell’intero pianeta, rendono l’appuntamento del 12 e 13 giugno ancora più importante e urgente.

Per questo chiediamo a tutte le donne e gli uomini di questo Paese, che in queste ore guardano a quegli avvenimenti con crescente angoscia e con altrettanta indignazione, di dimostrare il proprio rifiuto a scelte dettate da interessi economici e di potere che disprezzano e distruggono il diritto alla vita, all’acqua, alla salute e ai beni comuni delle popolazioni e del pianeta.

Mobilitiamoci tutte e tutti da ogni parte d’Italia, abbiamo ancora due mesi per conquistare il quorum per coinvolgere, spiegare, informare, convincere gli elettori italiani. Lasciamo da parte le nostre divisioni ritroviamoci tutti insieme in questa grande battaglia in difesa dei beni comuni e per la democrazia.

Perché solo la partecipazione è libertà, solo la condivisione è speranza di futuro.

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Servizio idrico integrato:in Toscana bisogna cambiare rotta

Un documento politico di SINISTRA ECOLOGIA LIBERTÀ sull’ACQUA
 
Il modello toscano di gestione del servizio idrico integrato con aziende miste pubblico-privato ha bisogno di una completa e radicale verifica. In coerenza con le battaglie di questi anni e con l’impegno per la raccolta delle firme per i referendum, Sinistra Ecologia Libertà propone l’avvio di una fase diversa, nella quale l’acqua – bene comune svincolato da logiche di mercato, da tutelare e consegnare alle future generazioni – abbia una gestione pubblica con al centro la partecipazione consapevole delle comunità locali e degli utenti.
 
1. Il teorema su cui si sono realizzate le aziende di gestione miste dell’acqua era: serve il capitale privato per apportare know out, efficienza e risorse finanziarie per gli investimenti, in cambio riceverà un giusto utile; il pubblico – in maggioranza nelle società – governerà i processi di modernizzazione, forte anche del ruolo di programmazione e controllo rappresentato dagli Ato. Dopo diversi anni tutti possono rendersi conto che la realtà è ben diversa: le tariffe sono aumentate molto, gli investimenti per gli impianti (potabilizzatori, depuratori, ecc.) e sulla rete (per ridurre le ingenti perdite) sono ben al di sotto delle necessità e tendono a ridursi a meno del 50% di quelli programmati; viceversa i profitti sono assicurati e altri se ne cercano in modo non corretto. Gli Ato, anziché determinare scelte nell’interesse pubblico, subiscono quelle imposte dalla logica privatistica delle Spa  (dove al capitale privato è stata affidata anche la determinazione del management). (continua…)

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Il Report della riunione del Coordinamento Nazionale Forum Italiano dei movimenti per l’acqua

Roma, 17 Ottobre 2010 

Presenti: Comitato Cittadino Difesa Acqua Pubblica di Aprilia, Ass. LibLab, Coordinamento Provinciale Acqua Pubblica Frosinone, Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica “Bruno Arcuri”, del Forum siciliano dei Movimenti per l’acqua: Forum acqua pubblica Catania e Moviment@acqua Sicilia con Libera Palermo, Associazioni, Nomi e Numeri contro le mafie, Ass. Antimafie “Rita Atria”, Cittadini Invisibili? No, Grazie! ed il Comitato giù le mani dall’acqua Termini Imerese, Comitato Italiano Contratto Mondiale sull’Acqua, Comitato Lavoratori AQP, Forum Acqua Pisa, Confederazione Cobas, Attac Italia, Arci, Attac Torino, Comitato Acqua Pubblica Torino, Comitato Acqua Pubblica Piemonte, Laboratorio Corsaro, Comitato Acqua VI Municipio-Roma, Coordinamento Romano Acqua Pubblica, Comitato Acqua Bene Comune Verona, Comitato Pugliese Acqua Bene Comune, Coordinamento Regionale Acqua Campania, Forum Bergamasco dei Movimenti per l’Acqua, Amici di Beppe Grillo Roma, Forum Toscano dei Movimenti per l’Acqua, Ass. Yaku, Ass. Ya Basta, Action, Abruzzo Sociale Forum, LOA Acrobax, USB, Segreteria Operativa.
La riunione, molto partecipata, è stata convocata con l’obiettivo di condividere un orientamento in merito all’organizzazione e avvio della campagna referendaria oltre ad approfondire la discussione sulle modalità di funzionamento del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua.

Per quanto concerne la campagna referendaria e le relative mobilitazioni si è deciso di fare due brevi relazioni, una sulla campagna per la moratoria e la seconda sulla campagna comunicativa: (continua…)

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Giù le mani dall’acqua. In duecentomila a Roma

Capannori ha dato il suo contributo con una partecipazione giovane, creativa e molto visibile. Qualche centinaio di palloncini azzurri che tenevano in alto cartelli con gli slogan della nostra campagna per l’acqua bene comune.
Dopo la controcopertina del quotidiano “il Manifesto” tutta dedicata alle buone pratiche di Capannori, questa volta ci ritroviamo in prima pagina di Liberazione.

Duecentomila a Roma, centocinquantamila a Milano. Sono quelli
(sindaci compresi) che vogliono l’acqua pubblica; e sono quelli che,
con Libera da 15 anni, non dimenticano le 900 vittime della mafia.
Non fanno rumore, non ottengono dirette tv, non campeggiano dalle
prime pagine. Eppure la politica, quella vera, la fanno loro,
proponendo ogni giorno piccole, grandi riforme sociali e culturali:
per i diritti, per i beni comuni, per la legalità, per la giustizia.
Un corteo festoso attraversa la Capitale contro il decreto Ronchi e la privatizzazione di un bene fondamentale (continua…)

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La Regione Toscana ha impugnato presso la Corte Costituzionale l’art.15 della Legge 166 sulla privatizzazione dell’acqua

Il 19 Novembre scorso  la Camera dei Deputati ha convertito in Legge il DL n. 135/09. Con l’approvazione  dell’art. 15 di questa nuova legge, la 166/09, il Governo ha sottratto l’acqua potabile ai cittadini per consegnarla, a partire dal 2011, agli interessi delle grandi multinazionali. Si tratta della definitiva mercificazione di un bene essenziale alla vita. Con questo atto si consegna definitivamente al mercato un diritto umano universale. Personalmente ritengo questo provvedimento profondamente sbagliato e inaccettabile, una sconfitta della politica a vantaggio esclusivo di potentati economici. Vincono gli affari e il business, a farne le spese è l’acqua, il bene più prezioso per l’umanità che (continua…)

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L’acqua è la vita, un bene comune primario

 Quello he segue è un articolo vecchio di più di un anno pubblicato su Arcipelago il periodico dell’ARCI.

Ho deciso di pubblicarlo anche sul mio Blog perchè lo ritengo ancora attuale. Buona lettura.

L’acqua come bene comune inalienabile è stata  una rivendicazione  che nella seconda metà degli anni ‘90 ci è sembrata un grido lanciato nel deserto, una battaglia persa, senza speranza, oggi comincia ad apparire come una prospettiva possibile a portata di mano. Non passa giorno che non registriamo una qualche vittoria, in qualche parte d’Italia,  vediamo crescere il consenso intorno al movimento, e non siamo più in solitudine in questa battaglia primaria per la difesa e la riconquista della gestione pubblica di un  bene comune di vitale importanza.

Ma oggi gli anni ’90 ci lasciano a livello locale una eredità pesante e di difficile gestione,  dalle conseguenze estremamente negative.

La prima pesante eredità è quella che  nasce dalla divisione della Piana in due diversi e distinti  ATO (Ambito Territoriale Ottimale): Lucca insieme con la Media Valle, Garfagnana, versilia si ritrova con la Toscana Nord, Capannori e gli altri comuni della Piana, con il Basso Valdarno.Una divisione artificiosa e sbagliata, passata nell’indifferenza generale, senza alcuna discussione con la sola opposizione di Rifondazione nei consigli comunali e regionale. La destra ha iniziato a denunciare strumentalmente la divisione dopo averla approvata dappertutto a livello locale. Sotto di noi un’unica grande falda, sopra un territorio, che ha diverse infrastrutture in comune, che si è sviluppato unitariamente nel corso degli anni. Quali sono le conseguenze di questa divisione? Prendiamo per esempio l’acquedotto intercomunale Lucca Capannori, pronto da anni, già collaudato e in funzione per quanto riguarda la parte lucchese, basterebbe girare un rubinetto e l’acqua alimenterebbe anche le case di Marlia, ma questo rubinetto non può essere aperto perché l’acqua viene prelevata da un pozzo che per pochi metri si trova sul territorio del Comune di Lucca ed allora non si può, ci vuole l’autorizzazione dell’ATO1 (Toscana Nord) per trasferire la risorsa nel comune di Capannori, quello è il  confine tra  due  ATO  e due Gestori diversi (Acque SpA e GEAL con il gestore unico GAIA che per il momento è stato estromesso dalla gestione nel comune di Lucca. Il sottoscritto sta impazzendo da quasi due anni per cercare di far partire l’acquedotto. Insieme al Comune di Lucca, lo abbiamo sistemato e adeguato da un punto di vista tecnologico, abbiamo contribuito finanziariamente per la nostra quota parte al collaudo, poi bastava una firma, una semplice firma che  da cinque mesi richiedo, sollecito, scalpitando, scrivendo lettere a ripetizione ma che ancora non è stata posta in calce ad un accordo di programma condiviso e approvato da tutti. Qualcuno evidentemente bara e non ha il coraggio di dire in maniera chiara che da un punto di vista aziendale per qualcuno  l’operazione non è conveniente e poco importa se l’entrata in funzione permetterebbe una immediata  riduzione del 20% degli emungimenti dal campo pozzi di Paganico.

Nella Piana l’emergenza oggi  ha due nomi: crepacciamenti e subsidenza, la causa è accertata, studiata, analizzata, tenuta sotto continua e costante osservazione, la terapia è altrettanto risaputa bisogna ridurre in maniera consistente i prelievi di acqua per uso idropotabile  e agroindustriale dalla falda per permettergli di ricaricarsi e di risalire a livelli di sicurezza. Negli anni ’90 fu pensato e realizzato un sistema per ridurre i prelievi attraverso la messa in funzione del famoso “tubone” che doveva prelevare 450 litri al secondo di acqua dal canale nuovo alimentato dal Fiume Serchio per  trasportarla al raffinatore, dove miscelata con le acque reflue del depuratore di “Casa del Lupo,” avrebbe dovuto alimentare l’acquedotto industriale per rifornire le cartiere che sono quelle che hanno i prelievi più consistenti. Il condizionale è d’obbligo perché il sistema non ha mai funzionato secondo le previsioni. Solo nel gennaio di quest’anno gli interventi straordinari di manutenzione finanziati dalla provincia, ha permesso al sistema di iniziare parzialmente a funzionare anche se  ancora il cosiddetto raffinatore non è in funzione e quindi non c’è nessun riuso delle acque reflue miscelate. Anche qui come  sopra, l’acqua del Canale nuovo viene dal Serchio quindi da un altro ATO e i lettori si ricorderanno delle infinite polemiche, sulle pagine dei giornali, da parte del Comune di Lucca, che si oppose fermamente  al prelievo di 450 l/sec dal Serchio  e soprattutto, all’ipotesi di un potenziamento del sistema  che prevedeva una nuova condotta e un potabilizzatore modulare per permettere una riduzione consistente dei prelievi per uso idropotabile nei campi pozzi del Pollino a Porcari e delle Cerbaie nel Bientinese. Lucca si è presentata nell’estate scorsa, come la  paladina della difesa dell’acqua dei lucchesi contro i pisani che avrebbero voluto rubarcela. Ha utilizzato a supporto  di questa opposizione intransigente, una bufala grande come una montagna: la difesa del minimo flusso vitale del Fiume Serchio messo, secondo loro, in serio pericolo dai prelievi di 800 litri/s, come previsto nella prima ipotesi di  accordo, ma anche dal  prelievo dei 450l/s già previsti per far funzionare il sistema dell’acquedotto industriale pensato e finanziato nei primi anni ’90. Nell’accordo di programma i prelievi sono previsti, per otto mesi all’anno con l’esclusione dei quattro mesi estivi, I  450l/sec vengono prelevati dal fiume nel periodo in cui la sua  portata media è superiore ai 120.000 l/sec, una massa enorme di acqua destinata tra l’altro a disperdersi in mare  dopo qualche decina di kilometri . Anche qui la  verità è sconveniente da dire,  e cioè, l’acquedotto sussidiario di Lucca fornisce a Pisa e Livorno milioni di metri cubi di acqua che comportano un utile annuo di 600/700 mila euro che potrebbero venir meno se Acque Spa si aprisse la possibilità di prelevare acque superficiali dal Serchio per potabilizzarle e distribuirle nell’ATO2 dove Pisa è il Comune capofila e Acque spa il gestore unico del servizio idrico integrato. Non c’è che dire, alla luce di tutto questo è innegabile che l’acqua è già diventata un merce.

 

La privatizzazione negata; una parte di quella sinistra moderata, che è stata l’artefice di questo modello toscano, continua a negare che l’ingresso in ACQUE SpA, di una cordata di privati guidata dai soliti noti, rappresenti una privatizzazione vera e propria perché la maggioranza comunque è rimasta  pubblica per il 51% e questo di per se ne garantisce il controllo.

Da una parte un 49% in mano a delle potenti multinazionali con grandi esperienze e competenze nel settore, dall’altra una proprietà pubblica spezzettata in micro quote disperse tra 57 Comuni con un’Assemblea dell’ATO che sembra un porto di mare, perché ogni volta un comune viene rappresentato da un rappresentante diverso, spesso all’oscuro di tutto, presente solo per ratificare le decisioni già prese da Acque Spa. Esattamente l’opposto di come dovrebbe essere, esattamente come era prevedibile e come avviene dappertutto, dove si sono costituite le cosiddette società miste. La logica che prevale è quella aziendale, i comuni parlano di sviluppo e di qualità del servizio, dei diritti degli utenti, dall’altra parte si risponde con il linguaggio  della  redditività degli investimenti, di remunerazione dei capitali  ecc. ecc. Gli investimenti a Capannori nel primo piano triennale hanno raggiunto il 50% delle previsioni ma gli aumenti delle tariffe sono avvenuti come se i lavori fossero stati completati al 100%, i costi degli allacciamenti sono triplicati, la qualità dei lavori, peggiorata, i materiali usati sono scadenti, diversi  centri tecnici per l’assistenza sono stati chiusi e delocalizzati nelle aree più forti, le perdite endemiche delle reti in certi casi arrivano a superare il 50%. Ci sarebbe bisogno di investimenti giganteschi per sostituire centinaia e centinaia di kilometri di vecchie acquedotti ridotti ad un  colabrodo ma se questi, come previsto dalla legge, dovessero essere coperti esclusivamente dalle tariffe, queste schizzerebbero alle stelle.  Un paradosso a testimonianza dell’ inciviltà dei nostri tempi:  per strade e autostrade sono previsti finanziamenti pubblici prelevati dalla fiscalità generale, per le “strade” dell’acqua, cioè per quelle condutture che dovrebbero portare acqua di qualità nelle case per le famiglie, i finanziamenti pubblici non sono previsti, tutto deve essere pagato dalla tariffa. O si superano le logiche aziendaliste,  e si cambia strada  recuperando il reale controllo pubblico sulla gestione del sistema idrico integrato o i cittadini e gli Enti Locali saranno costretti all’impotenza  di fronte a continui e consistenti aumenti delle tariffe a fronte di un servizio  destinato inevitabilmente a perdere in qualità. L’unica strada possibile è quella indicata dai 43.000 cittadini toscani che hanno sottoscritto la legge di iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dei servizi idrici.

 

Eugenio Baronti

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Regione Toscana: Proposta di Legge sui servizi pubblici locali. Gli Assessori della sinistra Arcobaleno si astengono

Firenze 31 marzo 2008

Nella Giunta di oggi 31 marzo 2008 è stata approvata la proposta di Legge sui servizi pubblici Locali presentata dall’Assessore fragai.
Gli Assessori Giuseppe Bertolucci, Eugenio Baronti e Marco Betti della Sinistra Arcobaleno si sono astenuti non approvando l’irrigidimento del PD che ha voluto portare in approvazione un testo non ancora condiviso sul quale necessitava invece un ulteriore sforzo di sintesi che a nostro giudizio era possibile con un maggiore volontà politica.
Questa astensione non rappresenta comunque la chiusura del confronto che dovrà continuare per trovare tra le forze politiche della maggioranza la necessaria mediazione e condivisione per la sua approvazione in Consiglio Regionale.

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Una risposta ad una provocazione inaccettabile e lesiva della mia dignità politica

Mi auguro che le dichiarazioni di Luciano Fanucchi, coordinatore della commissione subsidenza del Comune di Capannori, oggi pubblicate dalla stampa, rappresentino solo una sua personale opinione. Non è nuovo a simili atteggiamenti polemici e provocatori nei miei confronti a prescindere dalla sostanza e dalla qualità delle iniziative che posso avere intrapreso in questi anni. Quello che mi auguro è, che queste opinioni, non rappresentino assolutamente quelle del Sindaco di Capannori, perché questo rappresenterebbe per me uno strappo nel rapporto di stima, fiducia e di collaborazione, probabilmente insanabile, quindi resto in fiduciosa attesa di una dissociazione pubblica da parte dell’Amministrazione comunale di Capannori.
La Regione Toscana non ha promesso di svincolare e rendere disponibili i 15 milioni previsti nell’accordo di programma per la tutela della risorsa idrica nella Piana, la Regione Toscana ha emanato una delibera la N° 189 del 17/03/2008 per dare impulso all’attuazione degli accordi di programma attivando le risorse regionali che sono disponibili per iniziare quegli interventi già previsti nell’accordo.
Un fatto concreto non promesse elettorali, inoltre, è completamente falso che non esiste niente e non ci sono progetti, il !8 marzo presso l’Acquapur si è tenuto un incontro con i tecnici della Regione per verificare il progetto già esistente di adeguamento tecnologico e potenziamento del depuratore, così come è già stata fatta una riunione con Acque Spa per quanto riguarda il potenziamento dell’uso dei pozzi di S. Pietro a Vico attraverso interventi strutturali sull’acquedotto Lucca Capannori. Io e l’Assessore Betti abbiamo semplicemente rispettato gli impegni presi, in sette mesi siamo riusciti a sbloccare e a riattivare il processo di attuazione dell’accordo fermo da due anni. Non pretendiamo che nessuno ci dica grazie perché abbiamo fatto semplicemente il nostro dovere ma non accettiamo lezioni di coerenza da nessuno tanto meno provocazioni e insinuazioni lesive della nostra dignità politica.
Devo supporre che rispettare gli impegni presi per il Fanucchi sia cosa disdicevole o forse dovrei più malignamente pensare che iniziare a risolvere un problema può significare per taluni personaggi perdere l’oggetto del contendere e della polemica e dunque della loro visibilità politica? Credo che questi atteggiamenti non solo non favoriscono la risoluzione dei problemi ma il modo di agire del coordinatore della Commissione sta diventando un vero e proprio ostacolo ad un confronto collaborativo serio e responsabile tra istituzioni ed Enti.
La scelta della Provincia, come luogo dove tenere la conferenza stampa, è una scelta logica e istituzionalmente corretta quando in gioco ci sono questioni che riguardano non solo un Comune ma diversi Enti e questo non vuole assolutamente significare ignorare e non valorizzare l’azione forte, decisa e determinata dell’Amministrazione comunale di Capannori per cercare di risolvere l’annosa questione della subsidenza
Questa constatazione mi sembrerebbe del tutto superflua se non altro perché il sottoscritto ha seguito fin dall’inizio, come assessore all’ambiente e all’assetto idrogeologico del Comune di Capannori, l’intero percorso di formulazione e di sottoscrizione dell’Accordo di programma in questione.Eugenio Baronti Assessore Regionale

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SUBSIDENZA: La Regione sblocca i finanziamenti per l’Accordo di programma per la tutela delle risorse idriche della Piana lucchese

Firenze 15 milioni di euro in totale. 5 milioni per l’entroterra versiliese e il lago di Massaciuccoli, 10 milioni per la piana di Lucca. L’impegno finanziario è assunto interamente dalla Regione Toscana con il proprio bilancio 2008 e la relativa delibera, già approvata dalla giunta, è in grado di sbloccare una prima consistente tranche di opere attese da tempo. L’intervento è stato presentato oggi durante una conferenza stampa tenuta presso la provincia di Lucca, alla quale hanno preso parte due assessori regionali, rispettivamente MARCO BETTI alle risorse idriche e EUGENIO BARONTI Assessore alla Casa, Ricerca e Università, Capannorese ed ex Assessore all’Ambiente del Comune di Capannori che segue da anni la questione della subsidenza, erano presenti oltre al Presidente della Provincia Stefano Baccelli, l’Assessore alla tutela delle risorse idriche Simonetti e al Sindaco di Porcari Baccini.  Finalmente si parte, dopo anni di immobilismo, con queste risorse stanziate si potranno finanziare interventi strutturali che vanno nella direzione della tutela sia della qualità (depurazione) sia della quantità ( Riduzione emungimenti). Obiettivo prioritario resta quello della riduzione degli emungimenti industriali ai quali andranno garantite risorse idriche superficiali provenienti dal Fiume Serchio è assicurate con continuità attraverso un collegamento protetto proposto dalla Provincia è già valutato dalla conferenza dei servizi. In questo modo si potrà realisticamente arginare il fenomeno della subsidenza. L’accordo di programma  era stato formalizzato da tempo. Già nel 2004 e nel 2005 il consiglio regionale della Toscana aveva approvato l’elenco degli interventi urgenti, necessari a dare attuazione alle specifiche previsioni della legge 58 del 2003, che stanziava in proposito 90 milioni di euro. Ne erano seguiti ben 3 accordi di programma: uno per l’entroterra versiliese e la costa, l’altro per il completamento delle risorse idriche del lago di Massaciuccoli, il terzo per la tutela delle risorse idriche del Serchio e degli acquiferi della piana lucchese di Capannori e Porcari e del padule di Bientina. Tutte le opere avrebbero dovuto essere realizzate grazie ad un cofinanziamento, che prevedeva una quota prevalente a carico del Ministero dell’ambiente e l’apporto proporzionale della Regione e degli enti locali interessati. Il 6 febbraio 2006 dal Ministero dell’Ambiente fu annunciato ufficialmente l’avvenuto impegno delle risorse economiche e l’attivazione delle procedure.
Ma da allora, dopo oltre due anni, la quota di finanziamento a carico del Ministero dell’ambiente non può ancora essere attivata. Gli assessori regionali Betti e Baronti hanno sottolineato come la situazione di criticità della zona rendesse indispensabile un intervento immediato. Di qui la decisione assunta dalla giunta regionale di mettere a disposizione subito 15 milioni di euro. Le risorse stanziate varrranno come anticipazioni, nell’ambito degli accordi di programma stipulati, e le opere saranno realizzate come lotti funzionali. In misura proporzionale alle risorse messe in campo dalla Regione, nell’ambito di quanto previsto sempre dai relativi accordi di programma, saranno garantiti anche gli interventi degli altri enti locali e dei soggetti interessati. Tutto ciò in attesa del compimento delle procedure che dovranno rendere disponibili i finanziamenti ministeriali, già ufficialmente dati per disponibili dal Ministro dell’ambiente in carica nel febbraio 2006.
In particolare per quanto riguarda gli interventi destinati alla Piana di Lucca saranno realizzati interventi per 3 milioni per potenziare l’utilizzo dei pozzi  lungo il Serchio a S. Pietro a Vico attraverso il potenziamento dell’acquedoto intercomunale Lucca Capannori con la conseguente riduzione dei prelievi in falda nel campo pozzi di Paganico, I  7 milioni andranno per adeguare tecnologicamente e potenziare il depuratore di Casa del Lupo, I 7 milioni messi a disposizione dalla regione si  aggiungono ad altri 7 milioni messi a disposizione dall’associazione industriali, in questo modo sarà possibile realizzare un  primo lotto di lavori in attesa che si aggiangan anche le altre risorse ministeriali previste.

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IL TESTO dell’Accordo Integrativo per la tutela delle risorse idriche del Serchio e degli acquiferi della Piana Lucchese di Capannori e Porcari e del Padule di Bientina

ACCORDO DI PROGRAMMA QUADRO

TUTELA DELLE ACQUE E GESTIONE INTEGRATA DELLE RISORSE IDRICHE

Accordo Integrativo per la tutela delle risorse idriche del Serchio e degli acquiferi della Piana Lucchese di Capannori e Porcari e del Padule di Bientina

28 Gennaio 2006


IL MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO
LA REGIONE TOSCANA
L’AUTORITA’ DI BACINO DEL FIUME ARNO
L’AUTORITA’ DI BACINO DEL FIUME SERCHIO
LA PROVINCIA DI LUCCA
LA PROVINCIA DI PISA
L’AUTORITÀ DI AMBITO TERRITORIALE OTTIMALE N. 1 TOSCANA NORD
L’AUTORITÀ DI AMBITO TERRITORIALE OTTIMALE N. 2 BASSO VALDARNO
COMUNE DI LUCCA
COMUNE DI BIENTINA
COMUNE DI CAPANNORI
COMUNE DI PORCARI

COMUNE DI PESCAGLIA
COMUNE DI ALTOPASCIO

COMUNE DI MONTECARLO
COMUNE DI BORGO A MOZZANO

L’ARPAT
IL CONSORZIO DI BONIFICA DEL BIENTINA
L’ASSOCIAZIONE INDUSTRIALI DELLA PROVINCIA DI LUCCA
AQUAPUR MULTISERVIZI S.p.A.

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VISTO l’art. 2, comma 203 della Legge 23.12.1996, n. 662, recante “Misure di razionalizzazione della finanza pubblica” e s.m.i., contenente la disciplina degli strumenti di programmazione negoziata;

VISTA in particolare la lettera c) del suddetto comma, che definisce l’Accordo di programma quadro, quale strumento di programmazione negoziata, promosso dalle amministrazioni in attuazione di un’intesa istituzionale di programma per la definizione di un programma esecutivo di interventi di interesse comune o funzionalmente collegati;

VISTA, a tal riguardo, l’intesa istituzionale di programma tra il Governo e la Regione Toscana, approvata dal CIPE in data 19.02.1999 e sottoscritta il 3.03.1999, che individua i programmi di intervento nei settori di interesse comune, tra cui quello della difesa del suolo e della tutela delle risorse idriche, da attuarsi prioritariamente attraverso la stipula di Accordi di programma quadro e fissa criteri, tempi e modalità per la sottoscrizione dei medesimi;

VISTO l’Accordo di programma quadro (in seguito APQ) per il settore della difesa del suolo e della tutela delle risorse idriche, stipulato in data 18.05.1999 fra il Ministero dell’Ambiente, il Ministero dei Lavori Pubblici, il Ministero del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione Economica, il Ministero dell’Interno e la Regione Toscana, finalizzato, fra l’altro, al progressivo recupero quali-quantitativo delle risorse idriche, nonché alla loro valorizzazione e tutela;

VISTO l’Accordo di programma integrativo al succitato APQ, stipulato in data 12.12.2000 tra il Ministero dell’Ambiente, il Ministero del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione Economica e la Regione Toscana, in cui, tra l’altro, sono state individuate le opere considerate prioritarie per la realizzazione del sistema di depurazione del comprensorio fiorentino;

VISTO l’ulteriore Accordo di programma integrativo al succitato APQ, stipulato in data 19.12.2002 tra i Ministeri dell’Economia e delle Finanze, il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali e la Regione Toscana, finalizzato, in particolare:

- a tutelare i corpi idrici superficiali e sotterranei, perseguendo gli obiettivi di qualità indicati nella direttiva 2000/60/CE;

- a ripristinare la qualità delle acque superficiali e sotterranee;

- a incentivare la riduzione dei consumi idrici e il riutilizzo delle acque reflue depurate;

CONSIDERATO che l’Accordo di programma integrativo del 19.12.2002, relativo alla “Tutela delle acque e gestione integrata delle risorse idriche” costituisce l’ultimo riferimento tecnico-programmatico tra il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e la Regione Toscana ai fini dell’attuazione coordinata di un sistema integrato di interventi funzionalmente collegati per la tutela ambientale e aventi rilevanza regionale;

CONSIDERATO, altresì, che per le finalità del suddetto Accordo è stata prevista la possibilità di stipulare accordi integrativi al medesimo;

RICHIAMATE le principali normative vigenti in materia:

· la Direttiva Quadro 2000/60/CE, che istituisce un quadro per l’azione comunitaria in materia di acque, ed in particolare l’art.1 in cui sono dettagliati gli scopi della Direttiva, l’art.4 in materia di obiettivi ambientali, l’art.8 sui programmi di monitoraggio dello stato delle acque ed infine l’art.11 in cui si prevede che gli Stati Membri predispongano programmi di misure allo scopo di perseguire gli obiettivi di cui all’art.4. Tale Direttiva mira, altresì, alla progressiva riduzione dell’inquinamento nonché all’arresto e all’eliminazione graduale delle emissioni, scarichi e perdite di sostanze pericolose prioritarie nell’ambiente;

· il R.D. 11 dicembre 1933, n.1775 recante “Testo Unico delle disposizioni di legge sulle acque e impianti elettrici”, come modificato dal D. Lgs. 12 luglio 1993, n. 275, recante “Riordino in materia di concessioni di acque pubbliche”;

· la Legge 183/1989, recante “Norme per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo”, che all’art.1 individua tra le proprie finalità “quella di garantire il risanamento delle acque, la fruizione e la gestione del patrimonio idrico per gli usi di razionale sviluppo economico e sociale” e all’art.3 comma 1 lett. f) h) e i) stabilisce che le attività di programmazione, di pianificazione e di attuazione degli interventi destinati a realizzare tali finalità curino in particolare “f) il contenimento dei fenomeni di subsidenza dei suoli (…) anche mediante operazioni di ristabilimento delle preesistenti condizioni di equilibrio delle falde sotterranee; h) il risanamento delle acque superficiali e sotterranee allo scopo di fermarne il degrado e, rendendole conformi alle normative comunitarie e nazionali, assicurarne la razionale utilizzazione per le esigenze della alimentazione, degli usi produttivi, del tempo libero, della ricreazione e del turismo, mediante opere di depurazione degli effluenti urbani, industriali ed agricoli, e la definizione di provvedimenti per la trasformazione dei cicli produttivi industriali ed il razionale impiego di concimi e pesticidi in agricoltura; i) la razionale utilizzazione delle risorse idriche superficiali e profonde, con una efficiente rete idraulica, irrigua ed idrica, garantendo, comunque, che l’insieme delle derivazioni non pregiudichi il minimo deflusso costante vitale negli alvei sottesi nonché la polizia delle acque;

· la Legge 36/1994, recante “Disposizioni in materia di risorse idriche”, che stabilisce che “tutte le acque superficiali e sotterranee sono pubbliche e costituiscono una risorsa che è salvaguardata ed utilizzata secondo criteri di solidarietà” (Art.1); “L’uso dell’acqua per il consumo umano è prioritario rispetto agli altri usi del medesimo corpo idrico superficiale o sotterraneo. Gli altri usi sono ammessi quando la risorsa è sufficiente e a condizione che non ledano la qualità dell’acqua per il consumo umano” (Art.2); l’Autorità di bacino competente definisce ed aggiorna periodicamente il bilancio idrico diretto ad assicurare l’equilibrio fra le disponibilità di risorse reperibili o attivabili nell’area di riferimento ed i fabbisogni per i diversi usi, nel rispetto dei criteri e degli obiettivi di cui agli articoli 1 e 2 (…); nei bacini idrografici caratterizzati da consistenti prelievi o da trasferimenti, sia a valle che oltre la linea di displuvio, le derivazioni sono regolate in modo da garantire il livello di deflusso necessario alla vita negli alvei sottesi e tale da non danneggiare gli equilibri degli ecosistemi interessati” (Art.3); in materia di modalità per il riutilizzo delle acque reflue, prevede che le regioni adottino “norme e misure volte a favorire il riciclo dell’acque e il riutilizzo delle acque reflue depurate” (Art.6); infine, in materia di usi agricoli delle acque “Nei periodi di siccità e comunque nei casi di scarsità di risorse idriche, durante i quali si procede alla regolazione delle derivazioni in atto, deve essere assicurata, dopo il consumo umano, la priorità dell’uso agricolo” (Art.28);

· Il Decreto del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio n.185 del 12.06.2003 che, in attuazione dell’art 26 del D.Lgs n.152/1999, definisce le norme tecniche per il riutilizzo delle acque reflue recuperate per usi civili, industriali ed agricoli;

· Il Decreto del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio n.367 del 6.11.2003 che, in attuazione dell’art. 3 comma 4 del D.Lgs. n.152/1999, definisce il quadro normativo e regolamentare per la tutela delle acque dall’inquinamento provocato dalle sostanze pericolose immesse nell’ambiente idrico da fonti puntuali e diffuse e, a tal fine, individua specifici standard di qualità;

· il decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22 recante: ”Attuazione delle direttive 92/156/CEE sui rifiuti, 91/689/CEE sui rifiuti pericolosi e 94/62/CE sugli imballaggi” e successive modifiche ed integrazioni” ed in particolare l’art. 17 del decreto legislativo 5 febbraio 1997 n. 22 che disciplina le attività di bonifica e ripristino ambientale dei siti inquinati;

· il decreto ministeriale 25 ottobre 1999, n. 471 recante “Regolamento recante criteri, procedure e modalità per la messa in sicurezza, la bonifica e il ripristino ambientale dei siti inquinati, ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22” e successive modificazioni ed integrazioni;

VISTA la Legge Regionale n. 25 del 18/05/1998 concernente ”Norme per la gestione dei rifiuti e la bonifica delle aree inquinate” come modificata ed integrata dalla L.R. n. 29 del 26/07/2002;

VISTO il regolamento di attuazione della L.R. di cui sopra approvato con DPGRT n. 14/r del 25/02/2004;

CONSIDERATO che la Regione, in attuazione del Decreto del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio n.185 del 12.06.2003 dell’Accordo di Programma Integrativo del 19.12.2002, sta provvedendo alla predisposizione di un programma regionale per il riutilizzo delle acque reflue depurate;

CONSIDERATO, altresì, che, in attuazione dell’art. 7 del medesimo Accordo, la Regione si è impegnata con il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio a concordare e sviluppare specifiche azioni miranti a ridurre lo scarico nelle acque delle sostanze pericolose di cui al D.M. n.367/2003;

RICHIAMATE, inoltre, le comuni finalità dello Stato e della Regione Toscana poste a base dell’Accordo di programma integrativo del 19.12.2002, con particolare riferimento alla tutela e salvaguardia dei corpi idrici significativi, tra cui il fiume Serchio;

CONSIDERATO, INOLTRE, CHE:

· che nella porzione sud orientale della Piana di Lucca si sono verificati nel corso degli anni e risultano attualmente in atto fenomeni di subsidenza, in particolare nella zona del Pollino nel Comune di Porcari e delle Cerbaie nel Comune di Bientina;

· che nella zona di Paganico, nel Comune di Capannori, risultano in atto fenomeni di crepacciamento del suolo;

· al riguardo, sono stati svolti vari studi sulla potenzialità della falda idrica sotterranea nella Piana di Lucca ed è stato riscontrato che gli emungimenti in atto, specialmente laddove concentrati, sono in grado di provocare depressioni sensibili della falda;

· la Piana di Lucca è sede di numerosi insediamenti civili e produttivi fortemente idroesigenti, il cui approvvigionamento avviene quasi totalmente da acque sotterranee;

· i fenomeni di subsidenza e crepacciamento sopra richiamati possono essere correlati allo sfruttamento della falda, per uso idropotabile ed industriale, in atto nella Piana lucchese e nel Padule di Bientina e che una soluzione delle problematiche sopra ricordate può essenzialmente essere ricercata, in una strategia di medio e lungo periodo, nel riequilibrio dei livelli piezometrici dell’acquifero e nel ripristino di regimi di flusso fino ai valori propri dello stato precedente all’insorgere dei fenomeni di dissesto e che tale obiettivo può essere conseguito

- attraverso il progressivo trasferimento dell’approvvigionamento industriale dalla risorsa sotterranea a quella superficiale e a quella derivante dal riuso delle acque reflue;

- con la realizzazione di un’idonea rete di distribuzione dell’acqua potabile per usi civili mediante la valorizzazione e lo sviluppo dell’acquedotto intercomunale Lucca-Capannori e, più in generale, attraverso la riqualificazione delle reti e la riduzione delle perdite;

- per mezzo di tecnologie di ricarica artificiale della falda o, qualora non sufficiente, prevedendo la realizzazione di eventuali opere di adduzione dal fiume Serchio, finalizzate al progressivo trasferimento dell’approvvigionamento idropotabile dalla fonte sotterranea a quella superficiale;

· tra gli usi della risorsa addotta dal Canale Nuovo è da tenere in particolare considerazione, nel periodo estivo, l’approvvigionamento ad uso irriguo per le colture agricole;

· la tutela e la salvaguardia della qualità delle acque del Fiume Serchio è obiettivo prioritario ed inderogabile, anche in considerazione dell’importanza strategica che rivestono le sua acque ai fini dell’approvvigionamento idropotabile;

· per la tutela della qualità delle acque del fiume Serchio si rende necessario il riassetto della depurazione civile e del sistema fognario a monte delle più significative derivazioni ad uso idropotabile, nonché la rimozione di ex discariche localizzate nelle aree golenali del fiume Serchio e la conseguente bonifica e ripristino ambientale dei siti restituiti così alla loro funzione originaria di contenimento dei fenomeni di piena;

VISTA la delibera di Consiglio regionale n.384 del 21/12/99 “ L.R. 25/98 art. 9 comma 2 “Piano regionale di gestione dei rifiuti – terzo stralcio relativo alla bonifica delle aree inquinate”;

CONSIDERATO che nel Piano regionale di cui sopra risulta censita, con il codice LU060 e con indicazione di necessità di bonifica a “medio termine”, l’ex discarica di RSU in località Diecimo ubicata nel Comune di Borgo a Mozzano nell’area golenale del fiume Serchio;

VISTA la procedura di infrazione 2004/2034 ex art.226 del trattato CE: cattiva applicazione artt. 3 e 4 della direttiva 91/271/CE: trattamento delle acque reflue urbane trasmessa con nota n. 8992 del 15 luglio 2004 dalla rappresentanza permanente d’Italia presso l’Unione Europea;

DATO ATTO che i Comitati Tecnici delle Autorità di bacino del fiume Serchio e del fiume Arno, rispettivamente nelle sedute del 19 dicembre 2003 e del 26 gennaio 2004, hanno individuato, anche alla luce delle risultanze degli studi sopra richiamati, i livelli obiettivo da raggiungere nelle aree di crisi in località Paganico, Pollino e Cerbaie rispettivamente nei Comuni di Capannori, Porcari e Bientina al fine di ridurre nel tempo i fenomeni di subsidenza e crepacciamento più sopra ricordati, nel rispetto degli obiettivi indicati dal D Lgs. 152/99 e che, in piena conformità, hanno successivamente deliberato i rispettivi Comitati Istituzionali in data 3 marzo 2004;

DATO, ALTRESÌ, ATTO che nelle medesime sedute è stato conformemente deciso che per il raggiungimento dei livelli obiettivo individuati fosse necessaria l’azione congiunta e concordata degli Enti e soggetti privati coinvolti e interessati e che ciò potesse avvenire tramite la stipula di uno specifico Accordo tra tutti i soggetti interessati, al fine di individuare un percorso di azioni ed interventi per la progressiva soluzione delle problematiche connesse ai fenomeni di subsidenza nella Piana di Lucca e nel Padule di Bientina;

PRESO ATTO dei seguenti strumenti di pianificazione e programmazione:

- Piano di Bacino del fiume Arno, stralcio relativo alla “Qualità delle acque” approvato con D.P.C.M. 31.03.1999;

- Piano di Bacino del fiume Arno, stralcio relativo alla Riduzione del Rischio Idraulico approvato con D.P.C.M. 5.11.1999;

- Piano di Bacino del fiume Serchio, stralcio Assetto Idrogeologico, approvato con Delibera di Consiglio Regionale del 1 febbraio 2005 pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Toscana n. 10 del 9 marzo 2005;

- Piano di Bacino del fiume Arno, stralcio Assetto Idrogeologico approvato con D.P.C.M. 6.05.2005 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 230 del 3 ottobre 2005;

- Piano Regionale di Azione Ambientale 2004-2006, approvato con delibera di Consiglio regionale n. 29 del 2.3.2004, che individua, tra le zone di criticità ambientale la zona del distretto Cartario della Piana Lucchese;

- Piano di Tutela delle acque del fiume Arno e del fiume Serchio approvato ex art. 44 comma 2 del D.Lgs. 152/1999, con Delibera di Consiglio Regionale n. 6 del 25 gennaio 2005 ed in particolare:

  • il Capitolo 7 relativo ai “Programmi degli interventi e misure” nel quale, con riferimento al distretto cartario di Capannori-Porcari in Provincia di Lucca, è previsto di portare a completamento le azioni già avviate per la riduzione dei prelievi da falda col riutilizzo delle acque reflue depurate e/o mediante approvvigionamento di acque superficiali e di pervenire a strumenti integrati di riorganizzazione dell’intero ciclo idrico, secondo criteri di sostenibilità orizzontale e di rigoroso impiego delle risorse industriali;
  • il Capitolo 7.2 contenente le misure (norme di piano), ed in particolare:

- l’art. 5 (Misure generali per il raggiungimento degli obiettivi di qualità ambientale, il raggiungimento degli obiettivi di qualità per le acque a specifica destinazione e per le aree a specifica tutela) in cui è disposto che:

q Per il raggiungimento degli obiettivi di qualità ambientale, il raggiungimento degli obiettivi di qualità per le acque a specifica destinazione e per le aree a specifica tutela si applicano le seguenti misure:

Ø (…). 3. La Regione provvede a (…) lett. d) emanare direttive, entro 12 mesi dall’approvazione del Piano di Tutela, per la revisione dei canoni di concessioni delle derivazioni al fine di ridurre lo spreco della risorsa e di incentivare l’installazione e la corretta tenuta degli strumenti di misurazione delle portate emunte. Le direttive dovranno attenersi ai seguenti indirizzi:

v canone per usi irrigui: differenziare per scaglioni sotto/sopra gli standard di coltura;

v canone per usi irrigui ed industriali: canone doppio/triplo in caso di mancata utilizzazione di acque reflue disponibili;

v revoca della concessione di derivazione in caso di mancanza o grave manomissione degli strumenti di misurazione delle portate emunte.

Ø 4. Le Province provvedono a:

v lett. a) effettuare, in conformità alle direttive di cui alla lett. d) del terzo comma dell’art. 5, la revisione della gestione del demanio idrico con modifica del canone in funzione dei consumi effettivi, degli usi e della disponibilità di acque reflue da utilizzare;

v lett. b) completare il censimento e la caratterizzazione delle derivazioni in atto dei corpi idrici superficiali a portata critica e dei corpi idrici sotterranei a grave deficit di bilancio idrico entro il 31 Dicembre 2005 per quelli già individuati ed entro 12 mesi dall’individuazione per gli altri corpi idrici imponendo l’installazione, a cura e spese del concessionario, di strumenti di misurazione di portata sulle derivazioni esistenti più significative;

v lett. c) ridurre la captazione assentita alle concessioni di derivazione del 20%, sui corpi idrici superficiali a portata critica e sui corpi idrici sotterranei a grave deficit di bilancio idrico entro il 31 Dicembre 2005 per quelli già individuati ed entro 12 mesi dall’individuazione per gli altri corpi idrici; tale limite è ridotto al 10% in caso che siano impiegate acque reflue per una pari quantità. Le predette riduzioni saranno applicate salvo diverse prescrizioni già dettate dalle Autorità di Bacino territorialmente competenti. Per i corpi idrici superficiali a portata critica la situazione di crisi deve essere superata entro 5 anni dalla loro individuazione;

v lett. d) rilasciare nuove concessioni di derivazione e/o accordare rinnovi di quelle esistenti a condizione che vengano installati, a cura e spese del concessionario, gli strumenti di misurazione della portata derivata”

Ø 5. Nei corpi idrici superficiali a portata critica, nei corpi idrici sotterranei a grave deficit di bilancio idrico ed in quelli interessati da fenomeni di ingressione di acque marine, non possono essere rilasciate nuove concessioni di derivazione, ad eccezione delle concessioni ad uso idropotabile. Qualora siano rilasciate le predette concessioni la Provincia deve ridurre di una pari quantità le concessioni esistenti ad uso non idropotabile”.

- l’art. 9 “Misure generali per il raggiungimento della tutela quantitativa della risorsa idrica” in cui è disposto che:

Ø (…). 3. Le Autorità di Bacino provvedono a:

v lett. a) definire il Deflusso Minimo Vitale nonché il bilancio idrico del bacino, con particolare riferimento ai corpi idrici sotterranei;

v lett. c) individuare i corpi idrici sotterranei, o loro porzioni, che presentano grave deficit di bilancio idrico e che necessitano di un programma straordinario per la riduzione della crisi (tra i quali, in via esemplificativa, rimpinguamento artificiale delle falde; sospensione/riduzione degli emungimenti, fino a quelli idropotabili, sostituzione delle risorse captate con acque reflue) nonché definire gli indirizzi per ridurre il deficit. L’individuazione di cui al presente comma dovrà effettuarsi in via prioritaria sui corpi significativi per i quali risulti una evidente alterazione dell’equilibrio tra l’estrazione di acqua e la velocità di naturale ravvenamento non sostenibile sul lungo periodo. La revisione delle prima individuazione viene effettuata con cadenza massimo triennale.

- l’art. 13 “Corpi idrici a portata critica, a grave deficit di bilancio idrico e soggetti ad ingressione di acqua marina”, in cui è disposto che:

Ø (…) 2. In attuazione dell’art. 9, comma 3, lettera c, le Autorità di Bacino nazionali ed interregionali e la Regione con proprio atto e previo parere del Comitato tecnico di bacino, provvederanno ad individuare i corpi idrici sotterranei, o loro porzioni, a grave deficit di bilancio idrico, con particolare attenzione a:

a) per il bacino idrografico del fiume Arno, l’acquifero della pianura di Lucca (zona Capannori);

b) per il bacino idrografico del Serchio, l’ acquifero della pianura di Lucca (zona Capannori);

- il Piano d’Ambito dell’ATO 1 e il Piano di Ambito dell’ATO 2 che prevedono l’adeguamento e il completamento delle reti acquedottistiche, fognarie e depurative nonché una gestione integrata del servizio idrico al fine di risolvere le criticità determinate dai deficit nella fornitura e nella prestazione del servizio per carenze infrastrutturali;

VISTE le deliberazioni dell’Assemblea Consortile dell’Autorità di ambito n.2 “Basso Valdarno” n. 43 del 23 dicembre 1999, con cui è stato approvato il Piano di ambito ex art.11 comma 3 della L. 36/1994, e n.21 del 21 dicembre 2001, con cui è stata affidata la gestione del servizio idrico integrato dell’ambito n.2 alla società Acque S.p.A.;

VISTE le deliberazioni dell’Assemblea Consortile dell’Autorità di ambito n.1 “Toscana Nord” n. 25 del 27 novembre 2001, con cui è stato approvato il Piano di ambito ex art.11 comma 3 della L. 36/1994, e n. 9 del 25 giugno 2002 con cui sono state approvate integrazioni al suddetto Piano ai sensi dell’art. 8 comma 3 della L. R. n. 81/1995;

VISTA, altresì, la delibera di Comitato Istituzionale dell’Autorità di bacino del fiume Arno n.177 del 31 luglio 2003, con cui sono stati adottati criteri e metodi per la redazione del Piano stralcio relativo al “Bilancio Idrico” e il “Documento propedeutico per la redazione del Piano stralcio Bilancio Idrico” predisposto, al riguardo, dalla segreteria tecnico-operativa dell’Autorità;

VISTA la delibere di Comitato Istituzionale dell’Autorità di bacino pilota del fiume Serchio n. 49 del 31 ottobre 1995 recante l’adozione del progetto di piano di bacino relativo al settore funzionale “Qualità delle acque” e n. 121 del 1 agosto 2002 relativa alla fissazione di “Criteri per la definizione del Deflusso Minimo Vitale nel bacino del fiume Serchio”;

VISTA, infine, la delibera di Comitato Istituzionale dell’Autorità di bacino pilota del fiume Serchio n.132 del 5.10.2004, con la quale è stato adottato il Piano stralcio per l’Assetto Idrogeologico e le relative misure di salvaguardia;

TENUTO CONTO che il bacino del fiume Serchio, in virtù dell’evoluzione paleogeografica dello stesso fiume (che in tempi passati confluiva nel fiume Arno) presenta, nella pianura lucchese, sovrapposizioni e connessioni con il bacino dell’Arno e che tale situazione è stata riconosciuta dal Comitato Istituzionale dell’Autorità di bacino pilota del fiume Serchio nella seduta del 17 febbraio 1998 con propria deliberazione n. 72, nella quale, tra l’altro, si stabiliva che, per le tematiche citate nella suddetta delibera, la pianificazione e la programmazione nel bacino del fiume Serchio avrebbero dovuto essere sviluppate in stretto coordinamento con l’Autorità di bacino del fiume Arno;

VISTA la relazione dell’ARPAT sullo stato di qualità delle risorse idriche dell’area, che costituisce il quadro di riferimento sullo stato ambientale dell’area in questione;

VISTO il BREF di settore dell’industria cartaria il quale prende in considerazione i processi produttivi di tale comparto a seconda della qualità di carta prodotta, elenca le attuali tecniche e i livelli di emissione e consumo connessi e individua le migliori tecniche disponibili (BAT);

VISTA la delibera CIPE 2.8.2002 n. 57, con la quale è stato adottato il Piano di Azione Strategica per lo Sviluppo Sostenibile in Italia che individua nella definizione di intese ed Accordi tra tutti i soggetti coinvolti nelle medesime problematiche ambientali, il percorso strategico e prioritario per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile in un inderogabile contesto di equità di ripartizione dei costi e di responsabilità;

VISTO l’Accordo di programma per la tutela delle falde di Sant’Alessio, stipulato in data 23.4.2002, con il quale sono state attivate le misure urgenti ed indifferibili per la tutela delle falde idriche del campo pozzi di sant’Alessio, da cui sono captate le risorse addotte alle città di Lucca, Pisa e Livorno;

VISTO, inoltre, l’Accordo Volontario finalizzato all’individuazione e realizzazione di interventi ed azioni per la progressiva soluzione delle problematiche connesse ai fenomeni di subsidenza
nella Piana di Lucca e nel Padule di Bientina, promosso dalle Autorità di bacino del fiume Arno e del fiume Serchio e sottoscritto in data 7 maggio 2004, in attuazione delle deliberazioni dei Comitati Istituzionali delle due Autorità;

CONSIDERATO CHE nell’Accordo Volontario sopra detto sono state individuate le azioni da intraprendere nell’immediato ed è stato, altresì, formalizzato l’impegno degli enti a stipulare un accordo di programma per la definizione, in una prospettiva di progressiva soluzione delle problematiche connesse ai fenomeni di subsidenza nella Piana di Lucca e nel Padule di Bientina, degli interventi da realizzare necessari, tra l’altro, ai fini dell’utilizzo, sia a scopo idropotabile che a scopo industriale, dell’acqua superficiale del fiume Serchio;

PRESO ATTO che per la predisposizione del presente Accordo di Programma sono state compiute le verifiche necessarie e sono stati individuati gli ulteriori interventi finalizzati alla tutela integrata dell’ambiente e del territorio che consistono:

- nella massimizzazione del riutilizzo delle acque reflue effluenti dall’impianto di depurazione industriale di Casa del Lupo;

- nella tutela della risorsa idrica primaria sotterranea dell’acquifero della Piana di Lucca e del Bientina, soggetta ad intenso sfruttamento, anche attraverso l’utilizzo di risorsa alternativa derivante da una diversa distribuzione dei prelievi sul territorio, nel rispetto del deflusso minimo vitale e della qualità dei corpi idrici;

- nella tutela della qualità delle acque del fiume Serchio attraverso la riduzione delle sostanze pericolose nel rispetto dei limiti fissati e l’adeguamento delle reti fognarie e dei sistemi depurativi nei settori civile ed industriale e la bonifica e il ripristino ambientale e funzionale di aree golenali impiegate in passato come discariche, attesa la strategicità delle sue acque per l’approvvigionamento idropotabile di una vasta popolazione del comprensorio territoriale limitrofo;

che, alla luce di quanto sopra esposto, debbono ritenersi non più rinviabili;

VISTE le ipotesi progettuali elaborate per il miglioramento della depurazione industriale dei reflui prodotti dal distretto Cartario della Piana Lucchese ed il loro riutilizzo nelle industrie del distretto cartario e nel settore agricolo, indicate nell’Allegato n. 1;

VISTA l’ipotesi progettuale per l’adeguamento ed il miglioramento dei sistemi di collettamento e raccolta dei reflui civili dei comuni di Lucca, Pescaglia e Montecarlo, strategici per il miglioramento della qualità delle acque del fiume Serchio a monte delle captazioni ad uso idropotabile e per la tutela delle acque della piana di Lucca, indicate nell’Allegato n. 2;

VISTA l’attività di sperimentazione relativa all’ipotesi di ricarica indotta dell’acquifero della piana di Lucca da realizzarsi in località Casa del Lupo che sarà svolta dall’Autorità di bacino del fiume Arno a seguito del mandato ricevuto nell’incontro del 5 settembre 2005 presso la Prefettura di Lucca e del parere espresso dalla Segreteria Tecnica nella seduta del 12 settembre 2005 presso il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio;

VISTO il Programma Nazionale degli interventi nel settore idrico, di cui all’art.4 comma 35 della Legge 350/2003, approvato dal CIPE 27 maggio 2005;

CONSIDERATO che le proposte di intervento sopra indicate agli effetti del presente accordo costituiscono un indispensabile elemento di completamento che contribuisce alla tutela della risorsa sotterranea, determinando nel contempo un notevole miglioramento quali-quantitativo dei corpi idrici ed assicurando una portata minima di rispetto eventualmente utilizzabile a diversi fini, anche a supporto dei processi di riutilizzo della risorsa;

CONSIDERATO che le ipotesi progettuali di cui sopra prevedono nel complesso:

a) ricerche finalizzate a sviluppare modifiche o innovazioni sul ciclo delle acque impiegate nella produzione della carta, per ridurre il contenuto inquinante dei reflui a monte e a valle dei processi medesimi;

b) il miglioramento della qualità delle acque del Fiume Serchio a monte delle numerose captazioni esistenti;

c) il miglioramento funzionale del ciclo impiantistico e di processo del depuratore di Casa del Lupo, preposto al trattamento dei reflui industriali del distretto Cartario della Piana Lucchese;

d) la riduzione dello scarico nei corpi idrici superficiali delle sostanze pericolose, anticipandone i tempi di raggiungimento stabiliti in applicazione del D. Lgs. n.367/2003;

e) la riduzione degli emungimenti da falda per scopi industriali mediante l’utilizzo delle acque di superficie e/o delle acque reflue effluenti dall’impianto di Casa del Lupo nel settore industriale cartario;

f) la riduzione degli emungimenti da falda per fini idropotabili nella zona del Pollino e del Padule del Bientina, e la loro parziale sostituzione con l’utilizzo di risorse idriche superficiali derivate dal fiume Serchio compatibilmente con il minimo deflusso vitale del fiume Serchio e con le verifiche di bilancio idrico in corso da parte dell’Autorità di Bacino del fiume Serchio;

g) l’aumento di acque reflue recuperate disponibili per lo sviluppo delle attività produttive dell’area;

h) bonifica ai sensi del D.M. 471/99 della ex discarica di RSU di Borgo a Mozzano in località Diecimo;

RITENUTO che lo strumento dell’Accordo di programma, creando un contesto condiviso di impegni reciproci delle parti firmatarie, costituisca un valido strumento per il conseguimento degli obiettivi di qualità ambientale, favorendo lo sviluppo sostenibile delle attività produttive, anche in attuazione della Delibera CIPE 57/2002;

RILEVATA, altresì, la necessità di mettere in atto una strategia di lungo periodo che, impegnando gli enti ed i soggetti firmatari del presente Accordo ad intraprendere, nel rispetto delle reciproche competenze e responsabilità, azioni incisive per il risparmio idrico ed il riutilizzo delle acque reflue depurate, sia finalizzata alla riduzione dell’inquinamento, alla prevenzione attraverso la progressiva riduzione delle sostanze pericolose impiegate nei cicli produttivi di cui al DM367/2003 fino alla loro totale eliminazione, al monitoraggio e al controllo costante delle emissioni degli impianti medesimi, nonché alla tutela integrata dei corpi idrici ricettori degli scarichi depurati;

RITENUTO, pertanto, opportuno e necessario procedere all’integrazione dell’Accordo di Programma Integrativo sottoscritto in data 19.12.2002, individuando nuovi interventi che risultino immediatamente attuabili in materia di acquedotto, fognatura e depurazione, al fine di completare il quadro degli interventi previsti nel settore “Tutela delle acque e gestione integrata delle risorse idriche” per quanto riguarda l’area del Basso Valdarno, specificatamente nell’Area della Piana Lucchese, della Regione Toscana;

RITENUTO, altresì, necessario dare attuazione agli impegni assunti con l’Accordo Volontario del 7.05.2004, attraverso la stipula di apposito accordo di programma;

VISTA la Decisione n. 2455/2001/CE;

STIPULANO IL SEGUENTE ACCORDO DI PROGRAMMA INTEGRATIVO

dell’ACCORDO relativo alla “Tutela delle Acque e Gestione Integrata delle Risorse Idriche” sottoscritto in data 19.12.2002 e in attuazione dell’ACCORDO VOLONTARIO stipulato in data 7 maggio 2004

Articolo 1 – Premesse

1. Le premesse costituiscono parte integrante del presente atto integrativo e costituiscono i presupposti su cui si fonda il consenso delle parti.

2. Le parti contraenti, per quanto di competenza, con la stipula del presente accordo si impegnano:

a) a porre in essere ogni iniziativa finalizzata al raggiungimento delle finalità e degli obiettivi di cui al successivo art. 2;

b) a provvedere a tutti gli atti di competenza e a tutti i conseguenti adempimenti finalizzati al loro raggiungimento nei tempi indicati al successivo art. 12.

Articolo 2 – Finalità e obiettivi generali

1. Il presente accordo integra l’Accordo di programma integrativo per la “Tutela delle acque e gestione integrata delle risorse idriche” del 19.12.2002, ed è finalizzato alla realizzazione delle condizioni per:

a) il miglioramento della qualità delle acque del fiume Serchio a monte delle derivazioni ad uso idropotabile esistenti o previste della Piana di Lucca, attraverso il completamento delle reti fognarie e dei sistemi depurativi a servizio del settore civile ed industriale e la bonifica e il ripristino ambientale della ex discarica di RSU di Borgo a Mozzano in località Diecimo all’interno dell’area golenale;

b) la tutela quantitativa delle acque del Fiume Serchio, finalizzata ad un uso sostenibile della risorsa idrica e compatibile con l’obiettivo del mantenimento del Minimo Deflusso Vitale definito dall’Autorità di bacino del Fiume Serchio e degli obiettivi di qualità ambientale fissati dal Piano di Tutela della Regione Toscana;

c) il riequilibrio del Bilancio Idrico dell’acquifero della Piana di Lucca e del Padule di Bientina e il progressivo raggiungimento, nelle aree di crisi in località Paganico, Pollino e Cerbaie, rispettivamente nei Comuni di Capannori, Porcari e Bientina, dei livelli obiettivo individuati dalle Autorità di Bacino del fiume Arno e del fiume Serchio con le delibere di Comitato Istituzionale del 3 marzo 2004 per la progressiva soluzione delle problematiche connesse ai fenomeni di subsidenza nella Piana di Lucca e nel Padule di Bientina;

d) il miglioramento della qualità delle acque del Canale Rogio, ricettore finale degli scarichi del depuratore di Casa del Lupo per il raggiungimento degli obiettivi di qualità fissati dal Piano di Tutela per il bacino del fiume Arno ;

e) il ripristino idraulico ed ambientale e la tutela del reticolo idraulico minore della Piana di Lucca al fine di garantirne gli originali regimi idrici, la disponibilità di acque per le attività agricole e per favorire la ricarica della falda. Gli interventi di ripristino dovranno privilegiare criteri di ingegneria naturalistica per assicurare adeguati livelli autodepurativi;

2. Le finalità di cui al precedente comma sono perseguite attraverso:

a) La valorizzazione delle infrastrutture e degli impianti già realizzati sul territorio per l’utilizzo nelle industrie cartarie delle acque prelevate dal fiume Serchio;

b) L’ottimizzazione dei cicli produttivi attraverso l’utilizzo delle migliori tecnologie al fine di ridurre le sostanze pericolose

c) modifiche o innovazioni sul ciclo delle acque utilizzate nella produzione delle industrie cartarie, al fine di ridurre nelle zone critiche i quantitativi di acque di falda impegnati per i processi produttivi

d) il miglioramento funzionale dei cicli impiantistici e di processo dei depuratori a piè di fabbrica delle aziende della Media Valle del Serchio e del depuratore centralizzato di Casa del Lupo, preposto al trattamento anche dei reflui industriali del distretto cartario della Piana Lucchese, per la riduzione delle sostanze pericolose dall’effluente depurato prima del riutilizzo o del suo scarico, anticipando i tempi di raggiungimento dei limiti previsti dal D.M. n.367/2003;

e) adeguamento delle reti fognarie, dei collettori e dei sistemi di trattamento dei reflui civili nei comuni di Lucca Pescaglia e Montecarlo, i cui reflui impattano sulla qualità delle acque del Serchio e della piana di Lucca e dei suoi principali tributari;

f) bonifica, ripristino ambientale e funzionale dell’area golenale sita in località Diecimo nel comune di Borgo a Mozzano occupata da una ex discarica di RSU dimessa negli anni 80;

g) azioni di ripristino idraulico e di tutela finalizzata al mantenimento dei livelli di qualità e di biodiversità presenti nel reticolo idrografico minore della Piana di Lucca e del Padule di Bientina;

h) la riduzione degli emungimenti da falda per usi industriali mediante approvvigionamento di acque di superficie e/o riutilizzo delle acque reflue effluenti dall’impianto di Casa del Lupo nel settore industriale, assicurando le caratteristiche qualitative richieste dagli utilizzatori;

i) la riduzione degli emungimenti ad uso idropotabile dai campi pozzi di Paganico derivanti da una diversa distribuzione dei prelievi da falda sul territorio;

j) l’ottimale utilizzazione delle risorse idriche del territorio in un inderogabile contesto di risanamento, tutela e valorizzazione delle risorse medesime nel quadro programmatico definito con la Strategia di Azione Ambientale di cui alla delibera CIPE 2 Agosto 2002 n. 53.

Dal punto di vista qualitativo gli obiettivi di qualità ambientale, il cui presente accordo contribuirà a perseguire, sono gli stessi individuati nel Piano di Tutela delle acque secondo le scadenze temporali previste dalla Direttiva 2000/60/CE.

Art. 3 – Livelli obiettivo individuati dalle Autorità di Bacino

1. Gli Enti e i soggetti firmatari del presente accordo prendono atto dei livelli obiettivo individuati dai competenti Comitati Istituzionali delle competenti Autorità di Bacino così come riportati, con riferimento alle singole aree di crisi, nella tabella che segue:

Aree di Emungimento

Livelli piezometrici

[metri misurati dal p. c.]

- Campo pozzi dell’acquedotto di Paganico, nel comune di Capannori (piezometro di controllo in continuo all’interno della centrale;
coordinate Gauss Boaga E 1.627.124; N 4.854.875

-2,8

- Campo pozzi dell’acquedotto del Pollino nel comune di Porcari (pozzo idrometrografo in loc. Corte Spagni;

coordinate Gauss Boaga E 1.630.680 ; N 4.851.000

-6,0

- Campo pozzi dell’acquedotto delle Cerbaie nel comune di Bientina (centrale n. 2, pozzo di controllo n. 14;
coordinate Gauss Boaga E 1.633.549; N 4.842.493)

-12,0

2. Tali livelli sono finalizzati al conseguimento dell’obiettivo primario di mitigare i fenomeni di subsidenza e crepacciamento in atto.

3. Per il controllo dei livelli di falda sono inoltre fissati dodici punti di misura sui quali sono già disponibili serie storiche di misura e su cui si effettueranno rilievi sistematici con diverse tecnologie atte a verificare l’efficacia delle azioni intraprese. Le coordinate di detti punti sono riportate nell’allegato 3.

Articolo 4 – Quadro conoscitivo ambientale

1. Costituiscono parte del quadro conoscitivo di riferimento lo stato qualitativo delle acque del fiume Serchio e lo stato quali-quantitativo degli acquiferi della piana di Lucca e Bientina, così come risultanti dal Piano di Tutela delle Acque.

2. Costituiscono altresì parte del quadro conoscitivo i Piani di ambito delle AATO 1 e 2 in materia di organizzazione del s.i.i..

3. Le parti assumono come quadro conoscitivo ambientale di riferimento per quanto concerne gli aspetti quantitativi dei prelievi idrici e degli scarichi effluenti dai depuratori del distretto Cartario della Piana Lucchese, nonché per gli aspetti attinenti la qualità dei corpi idrici sottesi a tali scarichi, il documento “Quadro conoscitivo delle pressioni sulla risorsa idrica del distretto cartario e della qualità ambientale dei corpi idrici superficiali e sotterrane sottesi agli scarichi del comprensorio stesso”, predisposto dall’ARPAT (allegato n. 6).

4. Il quantitativo di acque reflue urbane ed industriali del distretto cartario e collettato all’impianto di depurazione di Casa del Lupo è stimato in circa 10,5 milioni di mc/anno, di cui 5,0 provenienti dagli scarichi industriali.

Art. 5 – Interventi realizzati in attuazione dell’Accordo Volontario

1. Le parti sottoscrittici, richiamati i contenuti dell’Accordo Volontario del 7 maggio 2004, prendono atto che gli interventi a breve termine di cui all’art. 4 lettera a) del suddetto accordo sono in fase di completamento e che i benefici attesi rispondono agli obiettivi prefissati.

Art.6 – Qualità dei reflui sversati nella Piana lucchese e nella Valle del Serchio.

1. L’Associazione degli Industriali di Lucca si impegna a:

a) attivare, di concerto con l’ARPAT, una campagna di indagini conoscitive per individuare l’impiego, nelle industrie del distretto cartario, di sostanze classificate pericolose di cui agli allegati al D.M. n.367/2003, da completarsi entro 6 mesi dalla stipula del presente accordo;

b) promuovere, in seguito ad una campagna conoscitiva, specifici programmi economicamente sostenibili di modifiche e miglioramenti dei cicli delle acque impiegate nella produzione della carta per la riduzione del carico inquinante sversato dalle singole aziende, anche per settori specifici, con particolare riferimento all’eliminazione dell’impiego di sostanze pericolose in accordo con il BREF di settore per l’industria cartaria, con specifico impegno per le aziende cartarie della Valle del Serchio;

c) ad effettuare una specifica campagna conoscitiva per l’individuazione delle cosiddette Migliori Tecniche Disponibili (BAT) per le industrie cartarie finalizzata all’ottimizzazione dell’uso di risorse idriche nei cicli produttivi e a promuoverne l’impiego nelle industrie del territorio.

Art. 7 – Miglioramento degli impianti di depurazione industriali e adeguamento dei sistemi di raccolta e trattamento dei reflui civili

1. Aquapur Multiservizi S.p.A. si impegna ad attuare il progetto di miglioramento del sistema depurativo di Casa del Lupo (Allegato n. 1) e di affinamento dei reflui finalizzato alla rimozione delle sostanze pericolose, così da consentire il riutilizzo delle portate effluenti dall’impianto medesimo e garantire la tutela del corpo idrico ricettore, secondo quanto disposto ai successivi articoli.

2. Le Autorità di Ambito Territoriale Ottimale n. 1 e n. 2 si impegnano, per quanto di rispettiva competenza, per il tramite dei gestori dei servizi idrici, ad effettuare entro 60 giorni dalla data di sottoscrizione del presente Accordo una campagna di ricognizione per individuare lo stato funzionale delle rete fognarie collegate all’impianto di depurazione di Casa del Lupo, per l’individuazione di eventuali infiltrazioni e sfiori, e ad aggiornare di conseguenza le previsioni programmatiche dei Programmi degli Interventi nonché prevedere la loro copertura finanziaria e la loro realizzazione per quanto di loro competenza.

Art. 8 – Riequilibrio del bilancio idrico, riduzione dei prelievi da falda e riutilizzo delle acque reflue

1. Le Autorità di Bacino del Fiume Arno e del Fiume Serchio, nell’ambito dei propri rispettivi strumenti di pianificazione e gestione della risorsa idrica, si impegnano a definire, con specifico riferimento al territorio interessato, il bilancio idrico e, d’intesa con la Regione Toscana e con le province territorialmente competenti, i fabbisogni per i diversi usi, valutando per ciascuno il grado di sostenibilità o di criticità ambientale, con particolare riferimento al Minimo Deflusso Vitale in coerenza con le Linee Guida emanate al riguardo dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio.

2. L’Autorità di Bacino del Fiume Arno si impegna a proseguire l’esercizio e lo sviluppo della metodologia di rilevamento attraverso interferometria SAR da piattaforma satellitare al fine di monitorare il comprensorio territoriale della Piana di Lucca e del Padule di Bientina interessato dai fenomeni di subsidenza nelle varie fasi di attuazione dell’accordo.

3. L’Autorità di Bacino del Fiume Serchio conferma la sostenibilità di un prelievo dal canale Nuovo per assicurare alla testa della tubazione DN 630 esistente tra Camigliano e Porcari sud, nel seguito denominata tubone, una portata pari a 450 l/s; l’effettiva portata da derivare, nel rispetto del mantenimento del Minimo Deflusso Vitale nel fiume Serchio a valle del prelievo, sarà comunque determinata in modo da garantire il raggiungimento dei livelli obiettivo definiti dalle Autorità di bacino del Fiume Arno e del fiume Serchio attraverso la parziale sostituzione dei prelievi da falda con l’utilizzo di tali risorse.

4. I soggetti sottoscrittori convengono di perseguire la riduzione fino a 35 l/s dei prelievi dal campo pozzi di Paganico e comunque calibrata nel rispetto del raggiungimento del livello piezometrico obiettivo previsto nel presente Accordo, massimizzando l’impiego dell’acquedotto Lucca-Capannori mediante nuovi pozzi da realizzarsi in aree non interessate da fenomeni di subsidenza. Con specifico atto i soggetti coinvolti provvederanno alla regolamentazione della gestione del suddetto acquedotto.

5. La Regione Toscana si impegna ad assicurare l’inserimento del depuratore di Casa del Lupo nello specifico programma regionale in attuazione dell’art. 26 del D. Lgs. 152/1999 per l’utilizzo di acque reflue depurate.

6. L’Amministrazione provinciale di Lucca si impegna ad assicurare la manutenzione ordinaria e straordinaria del Canale Nuovo ai fini di garantire, la portata di piena alimentazione al tubone nella sezione di imbocco di Camigliano

7. L’Associazione degli Industriali di Lucca si impegna :

a) ad attivarsi presso le industrie cartarie del distretto di Lucca per la sostituzione programmata, nei limiti tecnologicamente disponibili, delle acque dolci di falda utilizzate nei processi produttivi con acque reflue recuperate provenienti dall’impianto di depurazione di Casa del Lupo, e/o con acque superficiali, di caratteristiche qualitative idonee, perseguendo l’obiettivo di ricondurre l’emungimento da falda ai livelli necessari a garantire l’equilibrio del bilancio idrico ed il raggiungimento degli obiettivi specifici di cui al precedente art. 3, pur riconoscendo che la totale sostituzione non risulta attualmente possibile.

b) a perseguire ed incentivare la razionalizzazione dell’uso dell’acqua nei cicli industriali, anche attraverso il ricorso alle Migliori Tecniche Disponibili (BAT);

8. Gli interventi di cui ai precedenti commi, quale azione di contrasto a breve termine del problema della subsidenza nella Piana di Lucca e nel padule di Bientina, sono affiancati dalla verifica di fattibilità della ricarica artificiale della falda presso Casa del Lupo da compiersi entro 90 giorni dalla disponibilità di risorsa, nella quantità necessaria per la sperimentazione secondo quanto contenuto nell’Allegato 5. La Provincia di Lucca si impegna ad assicurare entro 60 giorni dalla stipula del presente accordo la quantità idrica necessaria per condurre la sperimentazione. Qualora la verifica fornisca esito favorevole, si potrà procedere alla tempestiva realizzazione dell’intervento tramite pretrattamento delle acque provenienti dal tubone e successiva iniezione attraverso una batteria di pozzi disperdenti. Tale azione va considerata in un ottica di sussidiarietà, a supporto e integrazione di ulteriori interventi che il tavolo tecnico vorr

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Subsidenza: dalle parole ai fatti

In questi giorni si è parlato molto di subsidenza, spesso a sproposito, facendo confusione e disinformazione. Un po’ di storia per rinfrescare la memoria. L’accordo di programma fu firmato, con tanto di cerimonia in pompa magna, di fronte al Ministro Matteoli il 28 gennaio 2006, fu firmato insieme ad altri 7accordi che riguardavano, ovviamente solo per puro caso, tutte zone inserite nel collegio elettorale dell’ex Ministro. Quando tutti si sono resi conto che purtroppo si trattava di un bluff elettorale, nonostante tante sollecitazioni da parte del Comune di Capannori, l’accordo è finito sulla scrivania del ministero come una delle tante questioni in sospeso. Sicuramente la Regione ha le sue responsabilità perché proprio il sottoscritto in qualità di Assessore all’Ambiente del Comune di Capannori ha scritto diverse lettere e ha incontrato per ben quattro volte l’ex Assessore Regionale Artusa sollecitandolo a fare le dovute pressioni sul Ministero per riattivare l’accordo. Poi sono stato chiamato alla carica di Assessore Regionale con tutt’altre deleghe ma insieme all’Assessore Betti abbiamo ripreso in mano immediatamente la questione e la stiamo gestendo insieme, faccio questo, anche se non spetterebbe a me, perché mi sta a cuore il problema, conosco tutti i protagonisti e i risvolti della storia avendoci dedicato più di tre anni della mia vita come amministratore e come capannorese. Dire che ci sono stati ritardi è una ovvietà che nessuno nega, non riconoscere che in questi primi mesi la nuova Giunta Regionale con il sottoscritto e l’Assessore Marco Betti ha ripreso in mano tutta la partita con determinazione producendo una serie di fatti concreti si fa semplicemente un cattivo servizio alla causa, si fa finta di non vedere e di non capire.

Vorrei dire all’amico Luciano Fanucchi , Presidente della Commissione subsidenza di Capannori, che la sua indignazione è fuori luogo perché non c’è stato alcun atto di arroganza da parte nostra e nessun summit a cui è stato escluso il Comune di Capannori, stiamo semplicemente procedendo a degli incontri diretti tra Regione e tecnici di Enti che, secondo quanto sottoscritto nell’accordo di programma, spetta il compito di realizzare alcuni interventi strutturali per la salvaguardia della quantità e della qualità della risorsa acqua che è sotto di noi. Con Aque SpA, ATO2 e Provincia abbiamo affrontato tempi, modalità e risorse disponibili per partire subito, a breve incontreremo industriali e Acquapur per dirgli semplicemente: queste sono le risorse della Regione mettete la vostra parte e iniziamo subito con un primo lotto di lavori per adeguare e mettere in sicurezza il depuratore in modo che non sversi più liquami nel fosso recettore e finisca una volta per tutte di puzzare. Anche qui chiederemo il progetto, pretendendo le migliori soluzioni tecnologiche oggi disponibili, impegni precisi e tempi di realizzazione.

Abbiamo deciso di procedere in questo modo perché i cittadini della Piana non ne possono più di discorsi, vogliono giustamente fatti e oggi fare assemblee plenarie con i 25 sottoscrittori dove si parla di tutto e di più non porta a niente. Noi non vogliamo escludere nessuno ne vogliamo assolutamente stracciare l’accordo di programma vogliamo semplicemente rispettarlo e iniziare a fare ciò che è scritto e sottoscritto nell’Accordo partendo da alcuni interventi prioritari per cui già sono disponibili le risorse.

Siamo finalmente sulla strada giusta e alla vigilia dell’inizio della risoluzione del problema e, incredibilmente, la destra ci salta addosso, forse hanno paura che gli si sottragga il cavallo di battaglia per la prossima campagna elettorale.

EUGENIO BARONTI
ASSESSORE REGIONALE

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