Primo piano

IO POSSO FARE A MENO DI 131 CACCIABOMBARDIERI F-35 JSF!

COME CITTADINO HO DIRITTO ALL’ISTRUZIONE, AL LAVORO, ALLA PENSIONE ED ALLA SANITA’… Mentre con le due manovre economiche estive, per pareggiare i conti dello Stato, si chiedono forti sacrifici agli italiani con tagli agli enti locali, alla sanità, alle pensioni, all’istruzione, il Governo mantiene l’intenzione di procedere all’acquisto di 131 cacciabombardieri d’attacco F35 “Joint Strike Fighter” al costo di circa 20 miliardi di euro (15 per il solo acquisto e altri 5 in parte già spesi per lo... continua

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Il governo vuole acquistare 131 caccaiabombardieri F35 che potrebbero impegnare il nostro paese fino al 2026, con una spesa di 15 miliardi di euro .

Mobilitiamoci per impedirlo chiedendo di destinare le risorse alla società, all’ambiente, al lavoro, alla solidaroetà internazionale,.

FIRMIAMO LA PETIZIONE SU  www.disarmo.org/nof35

Interventi e Comunicati

Un cittadino in fuga dal Viale Europa a Lammari

Per 50 anni ho vissuto sul Viale Europa e con rassegnazione e senso di impotenza ho visto il progressivo degrado della qualità della vita di noi tutti residenti costretti sul fronte dell’asse viario a più alto volume di traffico della provincia di Lucca. Ho anche assistito a trenta anni di completo immobilismo nella attesa messianica  della risoluzione totale del problema attraverso la realizzazione di nuovi assi viari mai finanziati in tempi normali, figuriamoci adesso in tempi di grave crisi economica. Contro il mio interesse di residente ho sempre sostenuto che non si risolve il problema semplicemente spostandolo di qualche centinaio di metri. Ho viaggiato un po’ in Europa per vedere e capire che il 21° secolo ha bisogno di una nuova cultura e di un nuovo sistema di mobilità che non può essere quello novecentesco, e sottolineo mobilità che non va assolutamente ridotta alla sola viabilità. Creare una nuova cultura imparando anche da quello che stanno facendo in altri paesi europei moderni e industrializzati quanto noi e anche più di noi. Provate a percorrere  le autostrade in Austria, in Danimarca, in Belgio, in Svezia e poi fate ritorno dall’autosole soprattutto nel tratto appenninico e vedrete in quale crisi di civiltà siamo precipitati.
Il Sindaco Del Ghingaro ha lanciato una bella provocazione che può essere utile perché non è un ennesimo appello generico ma è un atto concreto che costringe tutti a ricercare soluzioni praticabili anche nel breve periodo  che possano dare un minimo di sicurezza in più e alleviare i disagi dei frontisti. Questo semplice atto amministrativo ricorda a tutti gli smemorati che abitano la piana, che non ci sono solo i supremi interessi delle attività economiche, le ragione della produttività con i suoi ritmi imposti sempre più disumani e disumanizzanti. C’è anche un semplice basilare e naturale diritto a respirare, a vivere, a muoversi senza rischiare di essere spazzati via. Le nostre piazze, le nostre città, i nostri paesi,  non possono essere progettati ed organizzati  solo per far muovere e per parcheggiare un enorme e sproporzionato parco auto privato troppo grande per un paese piccolo affollato e super urbanizzato in cui, nonostante gli ultra liberisti e super produttivisti, anche gli uomini vorrebbero continuare a poter vivere. continua…



Diritti sociali Diritti civili

Qualità dell’abitare ed ecoefficienza nell’edilizia residenziale pubblica

Di seguito la mia relazione al Convegno internazionale organizzato dall’ UNIVERSITA’ FEDERICO II DI NAPOLI

Friday 28th October 2011
Palazzo Reale di Napoli, Sala dell’Accoglienza

THE RETROFIT CHALLENGE: LEARNING FROM EUROPE
Planning, design and management of retrofitting
International Conference

di Eugenio Baronti 

Vorrei iniziare il mio contributo, a questa conferenza internazionale, con una affermazione in premessa:  le case servono per accogliere gli uomini, le donne e i bambini, perchè la casa, è un diritto primario, è lo spazio fisico e simbolico che definisce l’identità’ e sancisce l’appartenenza ad una comunità sociale. Una casa è vita, sicurezza, intimità, è contenitore di affetti. Abitare è prerequisito di ogni altro diritto di cittadinanza, è il fondamento sul quale edificare una  politica di integrazione e coesione sociale.
Lo so, che questa premessa, suona come una retorica affermazione di principio in stridente contrasto  con la realtà dei nostri tempi. Basta uscire fuori e guardarci attorno attraversando una qualsiasi “moderna” periferia, in qualsiasi parte d’Italia. Questo paese ha lasciato il campo libero alla speculazione dei grandi e piccoli palazzinari, che come nuovi barbari, hanno spadroneggiato in lungo e in largo per tutto il paese, violentando e snaturando le nostre città, costruendo periferie disumane e disumanizzanti, facendo strage di paesaggio e suolo agricolo. Il risultato è che oggi, ci ritroviamo con centinaia di migliaia di case vuote senza famiglie e nel contempo cresce la disperazione di centinaia di migliaia di famiglie senza casa che vivono in drammatiche situazioni di disagio. Siamo precipitati   nel bel mezzo di un’emergenza abitativa alimentata e resa esplosiva dalla crescita esponenziale del precariato, da una grave crisi economica ed occupazionale,  e per di più, ci troviamo tra le mani  un patrimonio edilizio esistente che è tra i più inefficienti del continente. continua…



Il cantiere delle idee

PROPOSTA PER UNA POLITICA INNOVATIVA SUI RIFIUTI

(ottobre 2011) di seguito il documento approvato dal Forum SelBeta

Sinistra Ecologia Libertà (SEL) propone un approccio moderno ed innovativo alla questione della produzione e gestione dei rifiuti urbani e speciali, una impostazione e una visione ampia capace  di interagire con il complesso rapporto lavoro-produzione-consumo, che condiziona l’insieme dei comportamenti individuali e sociali.

La politica ambientale non può essere spacchetta in tanti specifici settori di intervento: l’ambiente è per sua natura questione complessa e trasversale, coinvolge e interseca tutti gli ambiti della vita dell’uomo, si inserisce in tutti i diversi settori della politica amministrativa. L’enorme montagna dei rifiuti prodotti dalle innumerevoli attività umane dice tutto sul nostro modello di sviluppo e di consumi, sul nostro sistema di progettare, produrre distribuire e commercializzare i beni, sui comportamenti individuali e sociali consolidati, sui nostri stili di vita. Il settorialismo rende sterile ogni politica di sostenibilità. Noi proponiamo di adottare pratiche politiche capaci di coinvolgere e valorizzare al massimo le competenze specialistiche e  le diverse professionalità settoriali dentro un’impostazione unitaria. Dopo una fase istruttoria interna, il Forum nazionale SEL  “beni comuni e territorio” (Forum Sel Beta) avvia una consultazione per una politica innovativa nella gestione del ciclo integrato dei rifiuti volta a raccogliere e precisare i dati conoscitivi, a coinvolgere esperienze e competenze delle diverse realtà territoriali.
1 – La questione dei rifiuti non può essere assolutamente affrontata solo concentrandoci sulla ricerca della migliore soluzione  tecnico organizzativa di raccolta e della migliore tecnologia di trattamento e smaltimento disponibile. Questo è un approccio vecchio che noi riteniamo sbagliato. continua…




Ecosostenibilità

MOBILITA’ NON VIABILITA’

di Eugenio Baronti 

È veramente sconfortante, constatare che nel dibattito di questi ultimi mesi sulla mobilità, sia completamente sparita la  consapevolezza del passaggio delicato ed epocale in cui si trova oggi l’umanità. In questi anni ci giochiamo il nostro futuro, la qualità della nostra vita. Quello che dovremmo fare, in tempi ragionevolmente brevi, è costruire gradualmente un nuovo sistema di mobilità che sappia sostituire quello che abbiamo che è del tutto insostenibile e non solo per la scarsità e i costi crescenti della fonte energetica primaria, ma soprattutto per la saturazione degli spazi disponibili nelle nostre città sfigurate e congestionate, rese invivibili, assoggettate  completamente alla dittatura dei bisogni dell’auto che ha progressivamente marginalizzato e poi espulso dalla progettazione degli spazi delle nostre città, i bisogni e le esigenze degli uomini, delle donne e soprattutto dei bambini.

In tutta Europa si discute di questo, e soprattutto, si producono fatti concreti. Si realizzano tranvie elettriche, metropolitane, piste ciclabili, ovunque si sperimentano soluzioni alternative di mobilità, ci si prepara e si costruisce gradualmente l’alternativa. I pessimisti dicono che abbiamo a disposizione pochissimo tempo, 5 anni, i più ottimisti 10, massimo 15 anni. Diversi paesi europei hanno annunciato che ogni risorsa finanziaria disponibile andrà a coprire l’enorme spesa necessaria per realizzare questo passaggio epocale ad un nuovo sistema di mobilità delle merci e delle persone del futuro. La competitività del paese dipenderà tutta dagli esiti di questa sfida giocata in campo europeo e, chi arriverà con ritardo, sarà condannato ad un inevitabile declino. continua…



la società della conoscenza

ORA E SEMPRE RESISTENZA

La fine del 2011 è stato segnato, nella  città di Firenze, da un avvenimento luttuoso di gravità incalcolabile. Il feroce assassinio dei due fratelli senegalesi Samb Modou e Diop Mor: una ferita profonda nel tessuto fitto delle relazioni sociali e comunitarie, uno schiaffo bruciante alla nostra umanità. Quell’umanità che credevamo essere impiantata nel terreno, fertile e ricco, delle regole della nostra convivenza civile, che mai avremmo supposto potesse essere scosso dalle sue fondamenta più profonde.
Questo è stata la barbara uccisione di due creature che, fiduciose, avevano posto le proprie vite al riparo di quelle stesse fondamenta da noi tutti considerate intangibili da mani razziste. Ci siamo sbagliati: tutti! Non esistono isole felici, al riparo dalla barbarie incivile e dalla crudeltà più banale.
 
Inutile far finta di nulla: questo non è (stato) un Natale come tutti gli altri! La tristezza abituale si è rivestita di una occasione speciale, quest’anno.
E’ la paura che il sentimento di ribellione profonda suscitato dalla brutalità del massacro si possa esaurire rapidamente.  Che possa presto ripiegarsi e svanire, magari, nel doppiopetto di un sindaco che si è rifiutato di celebrare nella sua veste ufficiale più solenne e rappresentativa il momento di fraterna solidarietà rappresentato dalla straordinaria manifestazione fiorentina seguita al massacro. 
 
Per questo, non vanno risparmiati forze ed energie nel mantenere viva la memoria: Dio benedica le mani pietose di chi ha già dato il proprio contributo a farlo! E ripromettiamoci – tutt*! – di contribuire a nostra volta in ogni modo possibile.

L’educazione e la cultura, viva e palpitante, che riusciremo ad instillare nei giovani e giovanissimi farà il resto: ci aspetta un lavoro molto faticoso ma  anche pregevolissimo. Non ci risparmieremo nel porlo in essere, nel rifondare cioè quegli stessi valori che ormai da generazioni sono affermati dalle Costituzioni repubblicane, e da quella italiana in modo particolare.
Del resto, si sa, se nessuno la fa vivere, la legge -anche quella suprema- diventa solo un pezzo di carta.
 
Forse, non tutto è perduto! Siamo ancora in tempo ad onorare ed inverare, da quì ai prossimi decenni, le magnifiche parole di Calamandrei. Queste, le parole pronunciate da Piero Calamandrei all’Assemblea Costituente, nella seduta del 4 marzo 1947:

“Io mi domando, onorevoli colleghi, come i nostri posteri
 tra cento anni
giudicheranno questa nostra Assemblea Costituente:
 se la sentiranno alta e solenne…
Io credo di sì:
credo che i nostri posteri sentiranno più di noi, tra un secolo,
 che da questa nostra Assemblea Costituente
è nata veramente una nuova storia…
e si immagineranno…
che in questa nostra Assemblea,
mentre si discuteva della nuova Costituzione repubblicana,
 seduti su questi scranni non siamo stati noi,
uomini effimeri di cui i nomi saranno cancellati e dimenticati,
 ma sia stato tutto un popolo di morti,
di quei morti,
che noi conosciamo a uno a uno,
caduti nelle nostre file,
nelle prigioni e sui patiboli, sui monti e nelle pianure,
nelle steppe russe e nelle sabbie africane, nei mari e nei deserti,
da Matteotti a Rosselli, da Amendola a Gramsci,
 fino ai giovinetti partigiani…”
 
Certo non avrebbe mai potuto immaginare, Piero Calamandrei, che a quella lista infinita di nomi sarebbero stati aggiunti, un giorno, anche quelli di Samb Modou e Diop Mor. Eppure, idealmente, di quella lista essi ne fanno parte da sempre… Coi loro nomi confusi e sovrapposti con tutti quelli degli italiani morti dovunque:
 
“per riscattare la libertà e la dignità”
 
Forse siamo ancora in tempo. Noi, non cancelleremo e non dimenticheremo Calamandrei, nè tutti gli altri apostoli di giustizia che hanno illuminato il nostro tempo più buio. Ma  faremo di più:
 
in questo mare nostro
 divenuto la tomba di così tanti innocenti,
 come in quell’angolo dolente in Piazza Dalmazia,
 erigeremo altrettanti templi della nostra…
 
RESISTENZA!
 

 



Dibattito politico

Far saltare il recinto autoritario. La rivolta come opportunità

l’editoriale di Fausto Bertinotti pubblicato sulla rivista “Alternative per il socialismo”

Rossana Rossanda ha aperto una discussione che si rivela di giorno in giorno di più stringente necessità a sinistra. Sono venute interlocuzioni assai interessanti sia sul terreno delle cause che hanno aggravato la crisi dell’Europa che dell’esplorazione di interventi programmatici per affrontarla fuori dalla disastrosa moneta corrente. In qualche caso, secondo me utilmente, si è sfidata la nuova ortodossia della parità di bilancio fino a prospettare uscite radicali. Tuttavia a me pare che la discussione dovrebbe prendere anche un’altra piega. Possiamo ancora affrontare il tema come se vivessimo in un’epoca democratica, con in campo una politica dotata di una qualche autonomia e una sinistra capace di influenzare le scelte di fondo? Temo di no. In questo caso si potrebbe forse seguire questo filo di ragionamento.
Ciò che la rivolta ha intuito dovrebbe costituire la base anche della rinascita di una politica e di un agire politico autonomi dal sistema economico-sociale e dal sistema di potere politico che in esso si è venuto costituendo. La rivolta ha intuito che, per riaprire la partita, bisogna far saltare il banco, cioè mettere in discussione radicalmente le decisioni politiche che vengono assunte dal potere costituito e contestare i luoghi e le forme con cui esse vengono assunte.

La crisi è un’occasione. Ma bisogna capire anche per chi. L’occasione è sfruttata fino in fondo dalle classi dirigenti per fare tabula rasa dell’Europa del compromesso sociale e democratico. Un panorama sociale tutt’affatto diverso ne sta prendendo il posto. E’ come se tutto ciò che si era venuto accumulando negli anni della restaurazione modernizzatrice, e accelerato negli ultimi mesi, fosse fatto precipitare in quest’agosto devastante. continua…



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